lunedì 25 maggio 2026

Tutto perfetto

 

Non posso limitarmi ai ringraziamenti sentitamente necessari. Voglio raccontarla la mia partecipazione alla terza edizione di “Strona & arte”, manifestazione dedicata alla creatività nelle sue diverse forme, che ospita otto artisti provenienti da tutto il mondo, promossa dalla Pro loco, con l’Amministrazione comunale, e si svolge a fine maggio nel piccolo paese di Strona appunto, circa mille abitanti, sulle colline del Biellese Orientale.

Vi arrivo nel primo pomeriggio sotto a un sole cocente, almeno per me. Nella piazzetta adiacente al Comune di borgata Fontanella Ozino sono disposti i gazebo che ospitano gli artisti alle prese con loro creazioni lignee. Partecipano al Concorso di scultura e intaglio del legno a tema “Strona, ieri e oggi”. Alle spalle del municipio incontro alcuni dei volontari della Pro loco al punto di ristoro indaffarati ancora a servire piatti.

La mia presenza in paese si lega all’invito della Biblioteca comunale “Federico Garlanda” per presentare il tè letterario a cui partecipano due autori.

Guido, il poeta, scrive da quando è in pensione. L’idea è nata in modo del tutto casuale, anche se io credo che di casuale non ci sia nulla. Era certamente una dote latente, emersa avendo più tempo libero. I temi a cui Guido si rivolge sono il vissuto quotidiano, la famiglia, i passatempi, la Corale di Casapinta, di cui fa parte, l’orto e i fatti di attualità. Si diletta nella creazione di sonetti in romanesco, pur non conoscendolo: «Mi è rimasto nelle orecchie, avendo fatto il militare a Roma» mi dice. Il suo è “il romanesco della Crosa”, paese di cui è originario. Sono poesie in rima, che lui definisce “tradizionali”, addirittura “stagionate”: «Non mi ritrovo nelle liriche altrui. Sono troppo moderne». Guido non si considera un poeta, si diletta, avendo ottenuto il consenso di chi lo ha già ascoltato. La poesia, per lui: «È una bella scoperta gratificante.»

Guido mi rimane nel cuore con le sue letture sentite, quasi cantate, al punto da emozionarsi, facendole vivere in modo a volte romantico, a volte pungente, sempre giusto.

Nicoletta, la scrittrice amante della botanica, è accompagnata dal marito Gianluca, “Giànlu”, che manda avanti le immagini con qualche imprevisto. Lei mostra toni determinati, di chi la cura del verde la vive da tempo. Regala all’auditorium la storia della rosa, con approfondimento storico, e ne fa sentire il profumo, donando segnalibri aromatizzati. Per realizzare il volume impiega due anni di studio, affianca un grande “naso”, un maestro creatore di fragranze, e comprende come la botanica si leghi al profumo. Si forma così in Nicoletta il desiderio di ampliare la tematica e di pubblicare quanto elaborato. Il volume nasce con una grafica accattivante e raccoglie consensi al punto di andare in ristampa in un anno.

Riprende poi la parola Guido, con l’ultima parte di liriche, scelta dettata dagli organizzatori per alternare il momento poetico al contributo saggistico. Nella frazione di un secondo che intercorre fra i due, si materializza Simona, anche lei volontaria della biblioteca, e amica, che mi saluta con un forte abbraccio.

La degustazione di tè con dolcetti lascia il segno negli intrepidi che osano l’assaggio dell’aroma al peperoncino, va meglio a chi sceglie la rosa, o il carcadè.

Il cambiamento di sinfonia, con un ulteriore sussulto al cuore, ancora il mio, avviene dopo aver saputo di dover condurre la premiazione degli artisti iscritti al concorso.

In sala si genera un parapiglia fra il pubblico, gli artisti e le opere, mentre la giuria, composta da docenti e artisti dell’Accademia di Belle arti di Casablanca, definisce i vincitori.

I membri della Pro loco s’affaccendano per capirci qualcosa, per gestire ancora, sempre, tutto, affinché la manifestazione fili liscia e di fronte a me compaiono i visi familiari di Maura, Cristina e Simone, che mi danno in simultanea istruzioni diverse. Accanto, l’operatore video Corrado, anche parrucchiere del paese, m’impartisce la direttiva che migliora la ripresa. L’artista Rachid mi richiama sulla corretta pronuncia araba dei nomi. Alle mie spalle la giura confabula ancora.

Nell’atmosfera rilassata, ricevo il microfono, con il tono perentorio di Maura: «Comincia». Il pubblico è
numeroso e attento. Soltanto io, a quanto pare, sono un po’ confusa. Presento il concorso, la giuria e finalmente nomino i primi tre classificati, Fabio, Daniel e Marzio, artisti che più entusiasti non possono essere.

Sono felice di condividere il racconto con chi ha avuto la pazienza di leggermi sino a qui. Grazie.

Anna Arietti, testo

Immagine di Simona

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