Ritorno con lo sguardo sazio.
La valle, con i suoi colori, i profumi e le persone con i loro racconti, mi ha riportata a me stessa. Ho trascorso la giornata nella Valle di Viù, una delle tre Valli dette di Lanzo, a una sessantina di chilometri da Torino. Esattamente sono stata a Usseglio, Ussèj in piemontese, Usoei in francoprovenzale, Ussel in francese. È un piccolo borgo di meno di duecento residenti che si anima soprattutto d’estate con le escursioni e in inverno con la stazione sciistica di Pian Benot. C’è poi un turismo lento al quale sento di appartenere, che incontro tutto l’anno, fatto di piccole attenzioni al territorio.Una pausa me la guadagno nel giardino di Maria e Silvio,
ristoratori a cui mi sono affezionata. Siedo all’ombra di un pero corvino, o Amelanchier ovalis, arbustivo rustico i
cui frutti sono ancora acerbi. Mi arrivano sentori di muschio, di caprifoglio,
che rintraccio nelle vicinanze, e di roccia scaldata dal sole. Anche visitare con
l’olfatto rigenera.
La coccola del pranzo non tarda ad arrivare, con piatti semplici, gustosi, con quel tocco personale dello chef, sempre digeribili. Vivo la montagna anche così, nel rispetto della tradizione del nostro Piemonte.
Prima di salutare m’intrattengo con Marilena, la mamma di Silvio, sempre vigile al banco del bar, alla quale domando delle origini del locale: “Quest’anno a luglio (nel 2026) sono 28 anni – mi dice -. In precedenza c’era un deposito di pullman. Abbiamo iniziato io e mio marito, con il figlio, che già lavorava”.
Nel pomeriggio, dopo aver goduto ancora della compagnia del pero corvino, con lo sguardo scruto la montagna che si staglia nel cielo azzurro. Ispira una saggezza che anela al sacro. È l’immenso massiccio descritto da Giovanni e Pasquale Milone: “S’estolle – s’innalza - ertissima la massa imponente della Torre d’Ovarda.”
Poco a valle,
all’interno del complesso parrocchiale di epoca medievale, trova sede il Museo civico
alpino “Arnaldo Tazzetti”, dirimpettaio della chiesa dell’Assunta. Definirlo
museo mi risuona obsoleto. Non è soltanto una raccolta. Mi accompagna una
musica leggera ed è un susseguirsi di arte, storia e cultura alpina che affascina.
Mi ritorna il pensiero affisso all’ingresso: “Il futuro consiste nel recuperare
una parte del passato senza per questo volervi tornare."
La direttrice Emanuela dice che il complesso museale nasce nel 2004: “Arnaldo Tazzetti è stato l’imprenditore che ne ha sostenuto il progetto di realizzazione. Oggi il figlio Alberto è il presidente dell’Associazione “Amici del museo”, di cui facciamo parte tutti noi nel ruolo di volontari. Lo stabile è della curia, mentre la maggior parte degli oggetti esposti sono frutto di donazione dalle famiglie del luogo."
Al piano terreno è in corso la mostra di Cesare Ferro Milone (1880–1934), pittore e docente dell'Accademia Albertina di Torino, originario di Quagliera di Usseglio. Al secondo livello è presente una collezione di animali imbalsamati, che pur riconoscendone la valenza conservativa, a me personalmente impressiona e l’attraverso velocemente, cercando di non incrociare alcun sguardo. Al piano ancora superiore m’intrattengo a lungo, fra i ricordi della cultura agreste, le storie di villeggiature e di alpinismo. Una sezione è dedicata ai minerali estratti dalle miniere.
In una immagine in bianco e nero, riconosco il ponte in pietra di località Forno di Lemie, i cui costruttori furono i fratelli Goffi nel 1100, come mi spiega ancora la direttrice. La famiglia è originaria della Bergamasca, venne in valle per lavorare nelle miniere di ferro di Usseglio e di Lemie. Tant’è che i residenti della frazione parlavano con accento di Bergamo, non il patois locale. Sempre i Goffi edificarono la cappella di San Giulio, non distante dal ponte, visitabile tramite applicazione multimediale.
Chiedo lumi sulla lingua minoritaria, il francoprovenzale, che risulta utilizzata anche dai giovani, ben conservata, parlata soprattutto nelle famiglie.
La nuova chiesa dedicata alla “Maria Vergine Assunta” non dista dal museo che pochi passi, ma la sento meno nella mia vibrazione, forse per il suo aspetto solenne. Non manco però di entrarci.
Una visita più sentita spetta al cimitero, alle spalle della chiesetta antica, per arrivare al quale costeggio un prato con l’erba alta, in fiore, profumatissimo. A fermare il cancello d’ingresso è un chiavistello che si sgancia facilmente. Un grande silenzio mi avvolge e quasi mi toglie il respiro. La vista del piccolo cimitero, sovrastato dalla montagna alle spalle, mi porta a pensare che sia un sollievo per i corpi che vi trovano riposo. A catturare l’attenzione poi, è un grande cespuglio di rose gialle, che libera Luce. Mi avvicino e sulla tomba leggo: Valeria, volata in cielo a 21 anni. La sua gioia risplende nei fiori.
Lascio la Valle, con il desiderio di tornarci. L’avevo vissuta appena tre mesi prima, all’inizio della primavera, e nevicava fitto. Oggi la medesima stagione sta per cedere il passo all’estate. Due giorni ravvicinati eppure così diversi. Così colorati. Così pregni di emozioni.
Anna Arietti
Testo e fotografie, giugno2026
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I diritti relativi ai testi, alle fotografie e ai video presenti in questo portale, ove non diversamente indicato, sono di proprietà di chi collabora con noi e degli autori stessi.
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Per informazioni o segnalazioni potete scrivere ad anna.arietti@gmail.com
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