giovedì 29 settembre 2016

Il vento e l'oro



Gobi, Mongolia
  Qualche volta mi domando
quale forma assuma il vento
quando smette di soffiare
e se all'ora di dormire
si riposi tra l'oro
che scintilla sulla sabbia
dei deserti della terra.

(Enea Grosso)



martedì 27 settembre 2016

"Una nicchia ma di valore", intervista ad Alessandro Ciccioni

Alessandro Ciccioni
fotoservizio di Andrea Battagin
Lo sviluppo vitivinicolo biellese, pur se parzialmente compromesso dall’eccessiva cementificazione del territorio, non rallenta, anzi, fra i vignaioli si diffonde la consapevolezza che occorre consolidare la qualità del prodotto, di nicchia. Ma in un contesto globale, dove la grande distribuzione e le grandi cantine la fanno da padrone, la sfida per le aziende agricole locali di crescere, farsi impresa, di creare posti di lavoro, è sostanziale. Quanto allora l’imprenditoria del vino può crederci? Risponde all’interrogativo Alessandro Ciccioni, conoscitore in prima persona del settore, titolare dell’azienda agricola Centovigne di Castellengo, a Cossato, nonché presidente della Camera di Commercio di Biella e Vercelli e vicepresidente del Gruppo giovani imprenditori dell’Unione industriale biellese.

Sharaby, il dj della voce

"Non mi sento migliore di altri. Non voglio sfidare nessuno per diventare qualcuno. Credo nelle formazioni che fanno musica insieme. Diventeremo le popstar della beatbox, che all’estero già funzionano. Si fanno spettacoli brevi in locali diversi"

Roberto Bianchetto, in arte “Sharaby”

Non ama le competizioni musicali. Gli piace “suonare” in gruppo e quello che fa con la voce ha del sorprendente. In arte “Sharaby”, Roberto Bianchetto, 25 anni, di Lessona, è un “human beatbox”, riproduce i suoni di una batteria, di un basso o di entrambi contemporaneamente, utilizzando la bocca.

“Tutto nasce un po’ per caso - racconta -. Nel 2011, dopo essere tornato dall’Australia, dove sono stato per togliermi dal mondo biellese, per lavorare e dove è accaduto di tutto, ho incontrato un ragazzo che riproduceva suoni. Non sapevo si chiamasse beatbox. Erano versi semplici, beat di base, come quelli che insegno ai ragazzi fin ai primi step. Ho provato a imitarlo e mi riusciva bene. Erano soltanto delle pernacchie e in tanti mi dicevano di smetterla, ma non ho mollato. Mi esercitavo quattro, cinque ore al giorno e adesso ottengo dei suoni veri, che funzionano. E’ stata una rivincita. E dire che di musica non ne sapevo quasi nulla”.

Dunque, Roberto non ha inghiottito aggeggi strani. Il suo è un talento che trova forza in una straordinaria determinazione, come ripete spesso: “ci lavoro sempre; mi viene spontaneo”.

Ho iniziato da solo; non volevo mostrarmi in pubblico. Sono timido, ma nel 2014 mi son deciso; ho partecipato ad un laboratorio artistico a Biella. E’ stato lì che Riccardo Ruggeri di Scuola Sonoria di Cossato mi ha notato e da allora studio la teoria. Le tonalità che emettevo in precedenza erano corrette, ma non lo sapevo; andavo a orecchio. Ancora adesso ascolto una canzone e la imito. Improvviso anche durante le esibizioni. Per aggiungere musicalità ai suoni, di recente ho iniziato a suonare il piano, di nuovo a orecchio. Ho chiesto dove si trovano le note sulla tastiera e via”.

Roberto “suona” con Riccardo Ruggeri; il duetto si presenta come “The Fiyah bun”, in giamaicano “fuoco che brucia”, mentre con Fiorenza Tumiatti, studentessa al Conservatorio di Alessandria, sale sul palco come “Sharaby & Florie”. La trasmissione televisiva “Italia’s got talent”, invece, non fa per lui, come pure le competizioni che si organizzano in giro per l’Italia e all’estero: “Quel genere di tivù rovina un po’ la musica - spiega -. Ti apre le porte e poi facilmente te le richiude e non voglio infilarmi in quella spirale. E poi non amo gareggiare, come si fa spesso in questo genere musicale; non mi sento migliore di altri. Non voglio sfidare nessuno per diventare qualcuno. Credo nelle formazioni che fanno musica insieme. Diventeremo le popstar della beatbox, che all’estero già funzionano. Si fanno spettacoli brevi in locali diversi. Nel Biellese sono restii a pagarti la serata, figurati dieci minuti”.

La tecnica del beatboxing è diffusa in America, in Italia invece è considerata una forma d’arte recente. I precursori sembra siano stati gli afroamericani dei ghetti, che la utilizzavano come accompagnamento nei canti a cappella, come basi rap. Il beat è l’unità di misura del tempo musicale e “box” è una drum machine elettronica, utilizzata per creare sessioni ritmiche; da qui, essendo suoni prodotti dall’uomo, si dice “human beatbox”.

“Da qualche mese ho preso una loop station; registro i suoni della mia voce e li utilizzo come base a ripetizione, mentre dal vivo ne aggiungo altri. Lo strumento mi permette di proporre più tonalità, un po’ come fanno i dj quando mixano le musica. Posso creare una linea melodica e dare vita a generi diversi, rock, techno, dubstep, hip hop, blues e rock’n’roll. Su un canale registro un beat, un suono, e su un altro uno snare, un rullio di tamburo, sempre prodotti da me. Da un anno insegno la mia ‘arte vocale’ a Scuola Sonoria; credo di essere l’unico nel Nord Italia. E’ un nuovo linguaggio. Ti togli dalla testa l’italiano e pensi a beat. Ascolto i suoni, li trasformo in parole, per somiglianza, e le pressurizzo. Le basi corrispondono alla ‘P’ e alla ‘C’ che associo alle parole ‘pizza’ e ‘cozze’. A dire il vero faccio riferimento anche ad altri termini, ma questi funzionano benissimo”. Detto fuori dalle righe, la “P” sta per “puzza” e “C” sta per un’altra paroletta intuibile. Basta provare a dire velocemente “cicabucabum” per sorprendersi a fare beatboxing. “I suoni che riproduco simultaneamente sono tre, con la lingua, con la bocca e con le labbra - gli esempi di Roberto sono immediati, ma a volerli trascrivere mette in crisi -. Mi esercito anche facendo la doccia, l’acustica è perfetta, il suono rimbomba bene. Certe volte gli amici sbottano e dicono che dei miei versi ne hanno due palle”. 

Ciò nonostante Roberto guarda avanti. In cantiere c’è “Sharaby, the vocal dj”, uno show che comporta lavoro di programmazione. “Proporrò la mia personale visione della musica, l’evoluzione dagli anni Sessanta ad oggi - conclude -. Vorrei farmi conoscere con l’arte di strada. Sono convinto però che dovrò uscire di nuovo dal Biellese per trovare la prospettiva. L’arte vocale è una delle evoluzioni della musica”.

Anna Arietti
(testo e immagini)

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lunedì 26 settembre 2016

Nell'ora impazzita -


  Nell'ora impazzita
rallento il mio passo
Ricerco nell'aria
la luce leggera
dell'alba 
dorata.


E poiché  le mie poesie non sono  frammenti di Divina Commedia, mi permetto di  giocare con le rime e il ricordo dell'oro del mattino:


Nell'ora impazzita
rallento il mio passo.
Ricerco nell'aria
la luce leggera
dorata
dell'alba.
 (Enea Grosso)








mercoledì 14 settembre 2016

Luci, colori e musica a Villa Berlanghino



Quando la cultura si accende può soltanto accadere qualcosa di audace. E così è stato. All’open-day di quest'anno delle scuole di musica di Cossato sono saliti sul palco tutti gli effetti del delirio, quello buono che scuote l’anima. Luci, colori, voci, sguardi e davvero tanta musica hanno inondato il parco di Villa Berlanghino, restituendo al pubblico, e al giardino stesso, una vitalità “da urlo”.

Toni Wolff, una junghiana dimenticata (di Anna Arietti)


Mossa da sempre da un grande interesse per le figure femminili e per i movimenti che le vedono protagoniste, Piera Vaglio Giors, insegnante di Filosofia e Storia al Liceo Scientifico di Cossato, l’IIS del Cossatese e Valle Strona, si ripropone al pubblico con una ricerca su Toni Wolff, la psicoanalista svizzera di impronta junghiana.

mercoledì 7 settembre 2016

Glaswen - (Sorriso blu)

Glaswen, parola gallese citata ed illustrata da E. F. Sanders in "Lost in translation", Ed.Marcos y Marcos, traduzione di I. Piperno


 Come ridono, i demoni,
danzando sullo sterno
dell'anima accasciata
ignorante d'Amore.

(Enea Grosso)

***
Da sempre associo il blu ad immagini belle al cielo, al mare, alle sfumature dei ghiacci, agli abiti eleganti ma certo non è un colore che ben si addica ad un sorriso.  
Glaswen ("sorriso blu", dal gallese) rende bene quello che dev'essere il ghigno beffardo dei pensieri di tristezza, rabbia, sconforto - i nostri démoni più o meno fedeli - che immagino con forme umane e con forza direttamente proporzionale alla nostra debolezza.






giovedì 1 settembre 2016

Le taccole, maestre di vita


Se vogliamo sapere dove si mangia bene, chiediamolo alle taccole. Sembra un'esagerazione, ma un giorno potrebbe accadere davvero. Le creature, infatti, fanno scelte di vita molto simili alle nostre. Sono uccelli, se non fosse chiaro, e sono più saggi di quanto si possa immaginare, peccato che di loro si sappia poco. Forse si ignora pure che ne esiste una colonia sul campanile della chiesa di Santa Maria Assunta a Cossato, tanto sono educati. Discreti un po' meno, perché sono pennuti che vociferano volentieri.

Una finestra di poesia a Cossato.



"...il vero tesoro non è necessariamente nascosto in posti lontani, ma in luoghi che gli altri non hanno notato".
(Claudio Lamparelli, Le piccole illuminazioni, Oscar Mondadori, p.135)

Cascata di fiori a Cossato (Biella)
 

 Se fossi una farfalla in viaggio e mi ritrovassi a volare dalle parti di Cossato, prima di  passare oltre verso mete più allettanti di un'anonima cittadina di provincia,  farei senz'altro una pausa  ad una finetra  a due passi dai giardini e da una vecchia discoteca; e se fossi  originaria del luogo, mi tufferei ogni mattina a fare colazione  in questa cascata floreale tra   l'azzurro intenso e il il viola chiaro, per poi riposare tra i petali larghi e comodi dell'ibisco rosa che ondeggia di lato solitario ed elegante.

 Plotino diceva: "mai occhio vedrà il sole senza essere diventato simile al sole, né un'anima contemplerà la bellezza senza essere diventata bella". 

Mi piace pensare che coloro che passano di lì con la mente in tempesta, incrociando per un attimo anche solo per caso  il proprio sguardo con quello dei fiori, proseguano il cammino portando con sé qualcosa della loro leggiadria.