domenica 12 aprile 2026

Sul campanile di Masserano #luoghichesonopoesia #innamoratidelbiellese #masserano #territorio

 


"Di impronta romanica (poteva essere datato XI o XII secolo, nella sua struttura più antica) secondo gli esperti della Scuola Superiore d'Arte Cristiana "Beato Angelico" di Milano, che fecero un sopralluogo negli anni 1929-30, è il campanile, situato a destra dell'edificio: ha il suo ingresso nella navata di destra, possedeva l'orologio e 4 campane già nel 1573. Nel 1770 invece è citato perché le campane erano diventate cinque". 

(Tratto da "Chiesa Parrocchiale Collegiata della Santissima Annunziata di Masserano" di Grazia Achino)




Questo "biglietto da visita" introduttivo ci invita a conoscere meglio il campanile di Masserano e le sue campane: inerpichiamoci insieme al suo interno in una visita guidata da Giacomo Baltera...


... Dopo pochi "tornanti" dell'antica scala a chiocciola illuminata dalla luce del cellulare, si è già piacevolmente premiati dal colpo d'occhio sul tetto della chiesa e la piazza antistante. Di curva in curva il panorama si allarga e ci sorprende. 







Sul retro dell'orologio (fotografia di Giacomo Baltera)


Dedichiamo la prima sosta allo stanzino dietro al grande orologio della Collegiata e poi proseguiamo fino alla fine dei gradini in pietra. 

La stanza dell'orologio

Dalla scala a chiocciola in pietra ... 

... alle scale a pioli, fino alle prime due campane.

La salita prosegue lungo  scale a pioli in legno e in metallo...

In primo piano: la campana del Principe. A sinistra: la "Campana dei Bambini"


Superata la prima scala a pioli, ci troviamo al cospetto delle due campane più piccole e più antiche: una è quella  di  Carlo Besso Ferrero Fieschi (1721, suonata ormai solo a martello ), mentre l'altra è la cosiddetta "Campana dei Bambini", la più antica ((del 1500) e più piccola di tutte, così chiamata perché i suoi rintocchi annunciavano la scomparsa di bambini non battezzati. Oggi suona anch'essa a martello insieme alla sorella più grande in occasione delle "baudette" e "ducali" delle grandi feste, nonché durante la cosiddetta Agonia. Si distingue dalle altre per la sua forma più conica e stretta, tipica del Rinascimento. 





Procediamo la prudente ascesa verso il piano successivo, suscitando sorpresa tra i pennuti poco avvezzi ad avere ospiti... 


... e infilando lo sguardo nei pertugi  che regalano incantevoli scorci sui tetti sempre più lontani. 

"Bisogna chiudere bene le aperture, o colonizzano il campanile!" borbotta  Giacomo mentre  sistema con cura la zanzariera ad una finestra,  ben intenzionato ad ignorare le proteste dei piccioni abusivi e a lasciarli fuori a cercarsi un altro hotel.  Risolta la questione, ci accostiamo alla successiva coppia di campane: quella dell'Angelus o "Ave Maria" e quella del Requiem. 


A sinistra: la campana dell'Ave Maria. A destra: quella del Requiem. 


"La campana dell'Ave Maria (realizzata da Roberto Mazzola nel 1911) riporta un'immagine della Vergine Maria e la citazione "Angelus Domini nuntiavit Mariae" - mi spiega Giacomo. 
"Rifusa in occasione dell'Incoronazione della Salus Infirmorum, è colei il cui rintocco da più di 100 anni saluta l'ultimo sole alle 19 e invita i masseranesi ad un momento di raccoglimento in preghiera. In passato avvertiva acne  i lavoratori nelle campagne che era ora di tornare a casa, fungendo quindi da coprifuoco. Ha un bel suono argentino che echeggia tra le chiome degli alberi  fino a Rongio e a Brusnengo d'estate, e fende il freddo vento che soffia sui tetti  e le strade d'inverno".


L'Ave Maria dal suono delicato e argentino

"Questa a fianco invece è la campana da Requiem, realizzata da Achille Mazzola nel 1991", prosegue Giacomo. "I suoi rintocchi, suonati a martello velocemente. annunciano a Masserano che uno dei suoi abitanti è tornato alla casa del Padre, nella sequenza di scampanate chiamata ancora oggi "Agonia". Chiude la frase musicale il campanone in cima, che incontreremo tra poco". 



Sono quasi le 19. Ci soffermiamo in attesa che partano i rintocchi soavi  dell'"Ave Maria" ... Invece, inaspettatamente, il saluto della sera è scandito dal suono grave della campana del Requiem! Aspettiamo pazienti in un angolo che il concerto abbia il suo corso. Questo d'altronde era il motivo della non prevista salita alla torre della chiesa: Giacomo aveva notato qualcosa che non quadrava nella centralina di comando in sacrestia. Mentre noi siamo quassù, c'è Martina che tiene d'occhio la "scatola dei comandi" al piano terra. 





Parte il concerto della sera...ma con la campana del Requiem!



Terminato il concerto dal suono severo, riprendiamo a salire lungo l'ultima scala a pioli, in metallo. "Finché ondeggia, vuol dire che va tutto bene, mi diceva mio nonno Francesco"
Dando fiducia alla mia guida e a suo nonno, m'arrampico anch'io lungo la scala ondeggiante che conduce al campanone (realizzato da Achille Mazzola nel 1983), alloggiato nella lanterna del campanile.  

""
"Finché ondeggia, va tutto bene"

"Dedicato ai Santi Teodulo e Vitale, oltre che a San Carlo Borromeo, il grande "Campanun" ha sempre l'onore dell'ultima parola nelle frasi musicali. Campana civica per eccellenza, sveglia i masseranesi alle 7 e annuncia loro il mezzogiorno, oltre a scandire le ore. La domenica è accompagnato dalle altre due sorelle oggi motorizzate - quella dell'Angelus e quella del Requiem".


Il "Campanun" (Achille Mazzola, 1983)

La mia guida aggiunge qualche dato molto tecnico sul gruppo di campane.
"È un concerto di 5 campane in Mib3, con scala di Salve Regina con rinforzo di II", mi spiegherà nei giorni successivi, rispondendo alle mie tante domande seguite alla visita. 
"Il sistema si compone di 3 maggiori (sistema ambrosiano) e 2 minori (con ceppo ligneo, mezzoambrosiano).
"Ambrosiano" significa che la campana è dotata di ruota che le permette di girarsi "a bicchiere", per pause durante i concerti. Il "mezzoambrosiano"  è un sistema di suonata a corda che prevedela trave di legno cui è attaccata la corda. Questo permette alla campana di ruotare fino a 180 gradi sul telaio. Nell'ambrosiano può invece girare di 360 gradi, alla spagnola". 

Sopra alle nostre teste rimane la cima vera e propria, non visibile e non raggiungibile dalle scale,  che ospita il "fungone" con la croce e la cupoletta ornata di maioliche tirolesi gialle e verdi, come la facciata.  



Prima di ritornare sui nostri passi e prepararci alla discesa, ecco la parte più bella e panoramica di questa visita improvvisata: la balconata attorno al campanone. 


La luce che annuncia il tramonto definisce e dà risalto ai dettagli delle case, delle chiese e delle colline tutt'intorno, sotto allo sguardo maestoso del Monte Barone. 







Sulla destra: Il Palazzo dei Principi Ferrero Fieschi




San Teonesto (a sinistra) e Santo Spirito (il campanile a destra, nei pressi di Palazzo Corrado Novaro )



Il Monte Barone di Coggiola  svetta nel cielo  di Pasquetta.

La villa arcivescovile - detta "Belvedere" dai masseranesi -  con il Monte Barone sullo sfondo




Testo e immagini di Enea Grosso e Giacomo Baltera.
Ringrazio Giacomo per il dettagliato racconto, per l'attenta rilettura della bozza  e per le informazioni tratte dal libro di Grazia Achino.



























giovedì 9 aprile 2026

Anna Raviglione presenta "La ragazza del '99" a Camburzano


 

Leggende Valsesiane inviate da Mauro B.



Riceviamo e pubblichiamo le "Leggende valsesiane" inviate da Mauro B.

Una delle leggende della Valsesia è quella della "Roccia del Diavolo" a Cravagliana. Si dice che, di notte, si vedano luci prima rosse, poi verdi, uscire da una roccia e che il diavolo stesso vi abbia sepolto un tesoro. È una storia che affascina molti escursionisti, soprattutto di sera, quando il paesaggio è avvolto nel mistero.

Un’altra leggenda molto bella è quella della "Madonna del Sasso" sopra Varallo. Si dice che, in quel punto panoramico, nel XVI secolo, apparve la Madonna a un contadino, guidandolo verso un luogo sacro. Da lì nacque il famoso Sacro Monte di Varallo, un insieme di cappelle e affreschi che riproducono i misteri della vita di Cristo. È davvero un posto magico!

Una delle leggende più affascinanti della Valsesia è quella del "Sacro Monte di Varallo". Si dice che vi abitino anime in pena, e che le statue del Monte, con i loro dettagli realistici, siano custodi di antiche storie di miracoli e guarigioni.

Un’altra leggenda molto affascinante è quella della "Dama Bianca di Boccioleto". Si racconta che, nelle notti di nebbia, una figura eterea e luminosa appaia vicino al ponte sul fiume Mastallone. Pare che questa dama cerchi il suo amato perduto e chi la vede, avvolto da un mistero, riceva un segno di protezione.

La leggenda della Madonna Bianca è molto affascinante. Si dice che un tempo, nelle valli del Monte Rosa, una misteriosa figura di donna in abiti bianchi apparisse al tramonto vicino ai sentieri di montagna. Gli abitanti dicevano che fosse la protettrice dei viandanti, che li guidava al sicuro si dice che chi la incontrava veniva protetto dalle intemperie e da ogni pericolo. Ancora oggi, alcuni escursionisti raccontano di averla vista, come un segno di pace e guida nei boschi della Valsesia.

Un’altra leggenda affascinante dell’Alta Valsesia è quella della "Dama del Lago di Balmuccia". Si dice che, in una notte di nebbia, nelle acque del lago apparisse una donna vestita di blu, che intonava un canto dolcissimo. Si narra che fosse lo spirito di una nobildonna scomparsa, che ancora oggi attende di essere ritrovata. È una storia che ha sempre incantato chi si avventura tra quelle acque tranquille.

La leggenda (di Cervarolo) del Cavallun da Crota fosse lo spirito di un cavallo perduto, che ogni estate, nelle notti di plenilunio, galoppava tra i boschi e i sentieri più scuri. Molti dicono che fosse un presagio di sventura, e per questo le famiglie, proprio come facevano i nostri nonni, evitavano di uscire per paura di incontrarlo.

Un altro mistero molto affascinante è quello del "Fantasma di Rima". Si racconta che nel piccolo borgo di Rima, avvolto dalle nebbie, si odono spesso passi invisibili e ombre che si muovono tra le case abbandonate. La gente del posto dice che siano le anime dei minatori, scomparsi secoli fa, che ogni tanto tornano a cercare la loro casa.

Una delle più famose è quella della "Dama Bianca di Scopello". Si racconta che, nei boschi intorno al piccolo paese di Scopello, di notte si veda una figura bianca che appare e scompare tra gli alberi. Si dice che sia lo spirito di una giovane donna, scomparsa secoli fa, che ancora oggi vaga in cerca di pace. È una leggenda che ha sempre affascinato gli abitanti del luogo.

La leggenda della "Fontana di Sassello". Si narra che, nelle notti di luna piena, una figura femminile avvolta da un mantello azzurro appaia vicino alla fonte del sassello, tra i boschi. Chi la vede racconta di sentire una dolce melodia e, chi è abbastanza coraggioso da seguirla, viene condotto verso un tesoro nascosto, o a volte verso un destino imprevedibile.

Un'altra leggenda autentica della Valsesia: quella del "Capriolo di Alagna". Si dice che tra i boschi di Alagna, di notte, appaia un capriolo bianco e luminoso. Chi riesce a scorgerlo, avrà un anno di fortuna e un legame speciale con la natura di quei monti.

Si narra che verso l’anno mille la principessa di Crevacuore che viveva in un castello situato su di un promontorio avendo perso il compagno e successivamente il figlio morto nel lago sottostante fosse morta di crepacuore per il forte dolore …da lì il paese prese in nome di Crevacuore.

Il Tesoro del Castello di Gavala Sui resti del Castello di Gavala, che domina Foresto, aleggia la leggenda di un tesoro sepolto dai signori locali prima di fuggire durante una rivolta popolare. Si dice che il tesoro sia protetto da un incantesimo delle Masche e che appaia solo nelle notti di tempesta, ma chiunque abbia provato a scavare è stato messo in fuga da rumori di catene e urla agghiaccianti provenienti dal sottosuolo.

La Danza delle Acque nell'Orrido Nell'orrido di Foresto, dove il torrente scava la roccia, gli anziani raccontano di aver visto le "Lavandaie della Notte". Creature magiche che lavano panni bianchissimi nelle acque gelide. Se un viandante accetta di aiutarle, riceve monete d'oro; se le offende o le spia di nascosto, i panni diventano pesanti come pietre e lo trascinano sul fondo del torrente.

La leggenda del Naruaga è una storia antica dell'Alta Valsesia. Si narra di un giovane pastore, Naruaga, che un giorno, mentre conduceva il suo gregge, si addentrò in un bosco fitto e nebbioso, vicino al torrente Sorba. Dopo aver perso l’orientamento, scoprì un sentiero segreto che conduceva a un regno nascosto, pieno di creature magiche e suoni incantati. Si dice che Naruaga sia scomparso lì, e ancora oggi, i pastori parlano di sue apparizioni misteriose vicino ai torrenti della zona.

La leggenda del "Bosco delle Streghe" in Valsesia. Si narra che, tra le nebbie del Rio Rossa, esista un antico bosco dove, nelle notti di luna piena, si possono udire sussurri e passi leggeri. Si dice che qui le streghe si riunissero secoli fa per praticare rituali di protezione. Ancora oggi, chi passeggia in quel bosco avverte un fascino misterioso e una sensazione di sospensione nel tempo.

Il "Mun d'Or" è una figura misteriosa, un vecchio signore che, si dice, appaia nei boschi della Val Vigezzo al tramonto. Chi lo incontra, dice la leggenda, riceve in dono un segreto, un piccolo aiuto per cambiare il proprio destino. È una figura molto evocativa, legata al mondo magico dei boschi.

La leggenda della Dama del Lago d’Orta. Si dice che, nelle acque del lago, appaia una bellissima donna vestita di bianco, legata a un antico amore perduto. Chi la vede, racconta, rimane stregato dal suo sguardo e sente un richiamo verso le profondità del lago. È una storia molto suggestiva, che parla di amore e nostalgia.

La leggenda della Fata del Monte Rosa racconta che, nelle notti di plenilunio, sulla cima del Monte Rosa, appare una fata luminosa. Con il suo bagliore, lei guida i viandanti persi nella neve, protegge i viaggiatori e, secondo la tradizione, porta fortuna a chi riesce a scorgere il suo sguardo. È un racconto che unisce il fascino delle cime alpine a un profondo senso di speranza.

A Foglò, che è un piccolo borgo della Valsesia, c'è la leggenda della "Bela Zoca". Si narra che, in un’antica casa del paese, appaia una giovane donna in abito bianco, che si dice sia l’anima di una ragazza innamorata e rimasta intrappolata nel tempo. Chi la vede, racconta, avverte un brivido e una dolce tristezza, come se sentisse il peso di un amore perduto.

Nella Val Mastallone, c'è una suggestiva leggenda legata al Ponte della Gula. Secondo il racconto, il diavolo avrebbe promesso la costruzione del ponte in cambio dell’anima della prima persona che lo attraversava. Un eremita, però, anticipò l’inganno facendo passare un cane, e da allora il demonio infesterebbe quel luogo con i suoi lamenti nell’aria.

A Cravagliana, in Val Mastallone, c’è una leggenda della "Strega del Mulìnet". Si racconta che, vicino al piccolo mulino, una giovane coppia, colpita da una perdita, generò la figura di una strega. Di notte, il suo richiamo disperato si sente tra i castagni e il torrente, e chi lo ascolta prova un brivido al cuore.

Una vecchia leggenda di Rimella, un piccolo paese in Val Mastallone. Si narra che, nelle notti di luna piena, dal torrente " Landwasser" che scorre tra le montagne, emergesse una figura luminosa, la Dama d’Acqua. Si dice che chi la vedeva, veniva guidato in sogno verso un tesoro nascosto nei boschi, un dono della natura e degli spiriti del fiume.

Una delle leggende più affascinanti della Valsesia è quella del "Mago di Boccioleto". Si narra che, nelle notti di luna piena, un antico mago apparisse vicino al lago di Boccioleto, donando poteri magici a chi sapeva ascoltarlo e risolvere i suoi enigmi. È una storia che affascina ancora oggi chi visita quei luoghi.

La leggenda del Sass da Mor, il "Sasso del Moro". Si narra che, in un tempo antico, un giovane moro innamorato di una fanciulla della Valsesia venne trasformato in un masso come punizione degli dèi, e ancora oggi il suo cuore di pietra si dice che batta sotto la superficie. ( È un masso davvero particolare, con una forma che, da lontano, sembra quasi un volto. La gente del posto spesso dice di percepire un senso di malinconia, come se quel giovane fosse ancora lì, in attesa di un amore perduto).

La leggenda del Bosco della Gula. Si dice che, nascosto tra i faggi secolari, ci sia un sentiero magico. Ogni tanto, chi lo percorre sente il profumo di fiori mai visti, mentre una voce gentile sembra chiamarlo per nome, conducendolo verso un luogo di pace.

Un’altra affascinante leggenda della Valsesia è quella del Re di Bosco, una figura misteriosa che, si dice, abiti nei boschi della zona, proteggendo i viandanti e custodendo i segreti della natura. "la leggenda del Re di Bosco racconta che, nelle fitte foreste della Valsesia, vive questo enigmatico sovrano, avvolto da un mantello verde come il muschio. Si dice che appaia solo nelle notti di luna piena, guidando chi si perde lungo i sentieri. Alcuni dicono che sia l’anima antica del bosco, altri pensano sia un guardiano che veglia sulle tradizioni della montagna".

La leggenda del Re di Biss nella Valsesia parla di un mitico serpente, chiamato basilisco, che si dice viva nelle zone alpine. È noto per il suo sguardo letale e si dice che abiti in luoghi isolati, come massi o strutture abbandonate. Questa figura fa parte del folklore locale del Piemonte.

La leggenda del "Monte Savoia". Si dice che, nelle notti d’inverno, quando la neve ricopre tutto, si possa ancora sentire il suono di campane lontane, che guidano le anime dei pastori che un tempo attraversavano quei pascoli. È una storia che porta ancora un po’ di magia tra le vette. "Il Monte Savoia si trova in Valsesia, nella zona del comune di Alagna. È una vetta simbolica, molto amata, soprattutto dagli escursionisti e dagli appassionati di tradizioni locali."

Si dice che nei boschi (dell'alpe piane di Cervarolo) avvolti dalla nebbia, di notte, si possano vedere piccoli gnometti vestiti di muschio, che danzano intorno ai ruscello e custodiscono i segreti della natura. È un mondo magico, quasi invisibile, ma chi ha il cuore aperto può sentirlo.

Nella Val Sermenza si narra di una fata chiamata Luminella, che vive vicino alle cascate del fiume Sermenza. Ogni sera, quando cala il buio, Luminella accende piccole luci fatate tra le foglie, guidando i viandanti smarriti verso casa e diffondendo un senso di pace lungo i sentieri.

La leggenda degli gnomi della Valsesia: si dice che, nascosti tra le rocce del Monte Rosa, vivano piccoli esseri che, con la loro magia, proteggono i viandanti e i pastori. Alcuni dicono che di notte, se ascolti con attenzione, puoi sentire i loro passi leggeri e i loro canti.

Un’altra leggenda della Valsesia, questa volta legata al Monte Rosa. Si dice che, nelle notti silenziose, il Monte Rosa rifletta una luce magica, e chi la vede può ricevere in dono un desiderio. È un po’ come un faro di speranza per tutti gli abitanti della valle.

Una delle leggende più affascinanti sul Monte Fenera parla di un antico re che, secondo la tradizione, viveva tra le rocce del monte. Si dice che fosse un sovrano protettore dei pastori e dei viandanti, apparendo di notte come una figura avvolta da luce argentea. Chi lo incontrava veniva protetto nei viaggi e guidato verso la sicurezza. È un po’ un mix tra leggenda e simbolo del monte come guardiano della valle.

La leggenda del castello di Vintebbio narra di un antico maniero arroccato sulle colline, nascosto tra boschi e nebbie. Si dice che fosse abitato da un nobile cavaliere innamorato di una dama del monte. Purtroppo, il loro amore era impossibile, perché lei era promessa a un rivale. Si dice che, ogni notte, il cavaliere appaia ancora tra le mura del castello, in cerca della sua amata, e chi lo vede sente un freddo improvviso e un lamento nel vento.

Una delle più antiche leggende della Valsesia racconta di un piccolo villaggio nei boschi, dove gli gnomi delle pietre, chiamati i "Gnanin", proteggono i sentieri e le sorgenti. Si dice che, chiunque rispetti la natura e ascolti il loro sussurro, potrà trovare fortuna e guida lungo i sentieri della montagna.

C’è una vecchia leggenda che si tramanda nelle valli della Valsesia, legata alle miniere di rame del Monte Rosa. Si dice che, nei cunicoli bui, vivano i "Follet de l'Argent", piccoli esseri argentati che, di notte, cantano dolci melodie e guidano i cercatori più attenti verso vene preziose. Si dice però che chi entra senza rispetto, rischia di perdersi per sempre tra le pieghe del sottosuolo.

La leggenda del Naruaga è una storia antica dell'Alta Valsesia. Si narra di un giovane pastore, Naruaga, che un giorno, mentre conduceva il suo gregge, si addentrò in un bosco fitto e nebbioso, vicino al torrente Sorba. Dopo aver perso l’orientamento, scoprì un sentiero segreto che conduceva a un regno nascosto, pieno di creature magiche e suoni incantati. Si dice che Naruaga sia scomparso lì, e ancora oggi, i pastori parlano di sue apparizioni misteriose vicino ai torrenti della zona.
La leggenda del "Bosco delle Streghe" in Valsesia. Si narra che, tra le nebbie del Rio Rossa, esista un antico bosco dove, nelle notti di luna piena, si possono udire sussurri e passi leggeri. Si dice che qui le streghe si riunissero secoli fa per praticare rituali di protezione. Ancora oggi, chi passeggia in quel bosco avverte un fascino misterioso e una sensazione di sospensione nel tempo.

Il "Mun d'Or" è una figura misteriosa, un vecchio signore che, si dice, appaia nei boschi della Val Vigezzo al tramonto. Chi lo incontra, dice la leggenda, riceve in dono un segreto, un piccolo aiuto per cambiare il proprio destino. È una figura molto evocativa, legata al mondo magico dei boschi.

La leggenda della Dama del Lago d’Orta. Si dice che, nelle acque del lago, appaia una bellissima donna vestita di bianco, legata a un antico amore perduto. Chi la vede, racconta, rimane stregato dal suo sguardo e sente un richiamo verso le profondità del lago. È una storia molto suggestiva, che parla di amore e nostalgia.

La leggenda della Fata del Monte Rosa racconta che, nelle notti di plenilunio, sulla cima del Monte Rosa, appare una fata luminosa. Con il suo bagliore, lei guida i viandanti persi nella neve, protegge i viaggiatori e, secondo la tradizione, porta fortuna a chi riesce a scorgere il suo sguardo. È un racconto che unisce il fascino delle cime alpine a un profondo senso di speranza.

A Foglò, che è un piccolo borgo della Valsesia, c'è la leggenda della "Bela Zoca". Si narra che, in un’antica casa del paese, appaia una giovane donna in abito bianco, che si dice sia l’anima di una ragazza innamorata e rimasta intrappolata nel tempo. Chi la vede, racconta, avverte un brivido e una dolce tristezza, come se sentisse il peso di un amore perduto.

Nella Val Mastallone, c'è una suggestiva leggenda legata al Ponte della Gula. Secondo il racconto, il diavolo avrebbe promesso la costruzione del ponte in cambio dell’anima della prima persona che lo attraversava. Un eremita, però, anticipò l’inganno facendo passare un cane, e da allora il demonio infesterebbe quel luogo con i suoi lamenti nell’aria.

A Cravagliana, in Val Mastallone, c’è una leggenda della "Strega del Mulìnet". Si racconta che, vicino al piccolo mulino, una giovane coppia, colpita da una perdita, generò la figura di una strega. Di notte, il suo richiamo disperato si sente tra i castagni e il torrente, e chi lo ascolta prova un brivido al cuore.

Una vecchia leggenda di Rimella, un piccolo paese in Val Mastallone. Si narra che, nelle notti di luna piena, dal torrente " Landwasser" che scorre tra le montagne, emergesse una figura luminosa, la Dama d’Acqua. Si dice che chi la vedeva, veniva guidato in sogno verso un tesoro nascosto nei boschi, un dono della natura e degli spiriti del fiume.


Una delle leggende più affascinanti della Valsesia è quella del "Mago di Boccioleto". Si narra che, nelle notti di luna piena, un antico mago apparisse vicino al lago di Boccioleto, donando poteri magici a chi sapeva ascoltarlo e risolvere i suoi enigmi. È una storia che affascina ancora oggi chi visita quei luoghi.

Leggenda del Sass da Mor, il "Sasso del Moro". Si narra che, in un tempo antico, un giovane moro innamorato di una fanciulla della Valsesia venne trasformato in un masso come punizione degli dèi, e ancora oggi il suo cuore di pietra si dice che batta sotto la superficie. ( È un masso davvero particolare, con una forma che, da lontano, sembra quasi un volto. La gente del posto spesso dice di percepire un senso di malinconia, come se quel giovane fosse ancora lì, in attesa di un amore perduto).


La leggenda del Bosco della Gula. Si dice che, nascosto tra i faggi secolari, ci sia un sentiero magico. Ogni tanto, chi lo percorre sente il profumo di fiori mai visti, mentre una voce gentile sembra chiamarlo per nome, conducendolo verso un luogo di pace.


Un’altra affascinante leggenda della Valsesia è quella del Re di Bosco, una figura misteriosa che, si dice, abiti nei boschi della zona, proteggendo i viandanti e custodendo i segreti della natura. "la leggenda del Re di Bosco racconta che, nelle fitte foreste della Valsesia, vive questo enigmatico sovrano, avvolto da un mantello verde come il muschio. Si dice che appaia solo nelle notti di luna piena, guidando chi si perde lungo i sentieri. Alcuni dicono che sia l’anima antica del bosco, altri pensano sia un guardiano che veglia sulle tradizioni della montagna".

La leggenda del Re di Biss nella Valsesia parla di un mitico serpente, chiamato basilisco, che si dice viva nelle zone alpine. È noto per il suo sguardo letale e si dice che abiti in luoghi isolati, come massi o strutture abbandonate. Questa figura fa parte del folklore locale del Piemonte.

La leggenda del "Monte Savoia". Si dice che, nelle notti d’inverno, quando la neve ricopre tutto, si possa ancora sentire il suono di campane lontane, che guidano le anime dei pastori che un tempo attraversavano quei pascoli. È una storia che porta ancora un po’ di magia tra le vette. "Il Monte Savoia si trova in Valsesia, nella zona del comune di Alagna. È una vetta simbolica, molto amata, soprattutto dagli escursionisti e dagli appassionati di tradizioni locali."

Si dice che nei boschi (dell'alpe piane di Cervarolo) avvolti dalla nebbia, di notte, si possano vedere piccoli gnometti vestiti di muschio, che danzano intorno ai ruscello e custodiscono i segreti della natura. È un mondo magico, quasi invisibile, ma chi ha il cuore aperto può sentirlo.

Nella Val Sermenza si narra di una fata chiamata Luminella, che vive vicino alle cascate del fiume Sermenza. Ogni sera, quando cala il buio, Luminella accende piccole luci fatate tra le foglie, guidando i viandanti smarriti verso casa e diffondendo un senso di pace lungo i sentieri.

La leggenda degli gnomi della Valsesia: si dice che, nascosti tra le rocce del Monte Rosa, vivano piccoli esseri che, con la loro magia, proteggono i viandanti e i pastori. Alcuni dicono che di notte, se ascolti con attenzione, puoi sentire i loro passi leggeri e i loro canti.

Un’altra leggenda della Valsesia, questa volta legata al Monte Rosa. Si dice che, nelle notti silenziose, il Monte Rosa rifletta una luce magica, e chi la vede può ricevere in dono un desiderio. È un po’ come un faro di speranza per tutti gli abitanti della valle.


Una delle leggende più affascinanti sul Monte Fenera parla di un antico re che, secondo la tradizione, viveva tra le rocce del monte. Si dice che fosse un sovrano protettore dei pastori e dei viandanti, apparendo di notte come una figura avvolta da luce argentea. Chi lo incontrava veniva protetto nei viaggi e guidato verso la sicurezza. È un po’ un mix tra leggenda e simbolo del monte come guardiano della valle.


La leggenda del castello di Vintebbio narra di un antico maniero arroccato sulle colline, nascosto tra boschi e nebbie. Si dice che fosse abitato da un nobile cavaliere innamorato di una dama del monte. Purtroppo, il loro amore era impossibile, perché lei era promessa a un rivale. Si dice che, ogni notte, il cavaliere appaia ancora tra le mura del castello, in cerca della sua amata, e chi lo vede sente un freddo improvviso e un lamento nel vento.


Una delle più antiche leggende della Valsesia racconta di un piccolo villaggio nei boschi, dove gli gnomi delle pietre, chiamati i "Gnanin", proteggono i sentieri e le sorgenti. Si dice che, chiunque rispetti la natura e ascolti il loro sussurro, potrà trovare fortuna e guida lungo i sentieri della montagna.


C’è una vecchia leggenda che si tramanda nelle valli della Valsesia, legata alle miniere di rame del Monte Rosa. Si dice che, nei cunicoli bui, vivano i "Follet de l'Argent", piccoli esseri argentati che, di notte, cantano dolci melodie e guidano i cercatori più attenti verso vene preziose. Si dice però che chi entra senza rispetto, rischia di perdersi per sempre tra le pieghe del sottosuolo.


Testo inviato da Mauro B.


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Incontri di..vini al Castello


 

Nuovo incontro in Valle


 

La "dentera" torna in servizio


 

sabato 4 aprile 2026

Ricordi di primavera


I primi giorni di primavera mi portano a rinvasare i gerani, a concimarli, e mentre ci lavoro rivedo nei gesti la manualità di mio papà Diego e di nonno Giacinto, che a loro tempo fecero allo stesso modo.

sabato 28 marzo 2026

Andiamo a erbette


Anduma a ërbëte!” si diceva, e via che si partiva allegramente con una cesta in vimini al braccio e an cotel, o curtel – un coltello -.