Sabato scorso ho scritto un articolo in merito al restauro conservativo e di consolidamento strutturale a cui verrà sottoposto l’oratorio di Sant’Anastasia di borgata Spinei. Come ha ricordato don Alberto, è un luogo storico, una fra le prime chiese del territorio, e salvarla significa conservare le nostre origini. Anche perché, aggiungo io, è stata una chiesetta molto vissuta dalla popolazione del luogo e ancora oggi sentita. Ho raccolto ricordi degli anni Cinquanta e Sessanta di festeggiamenti celebrativi organizzati dalla collettività, che duravano più giorni, con l’incanto delle offerte, musica, bancarelle, recite teatrali e il gioco delle carte fra uomini, accompagnato da bicchieri di vino rosso. Ritrovarsi in borgata era un modo spontaneo e genuino di vivere la comunità, di incontrare i residenti dei cantoni limitrofi e i propri vicini di casa, mentre il ballo al palchetto offriva ai giovani la possibilità di corteggiare le ragazze. Molte sono state le testimonianze in tal senso. Non sono soltanto ritratti di un tempo che fanno tenerezza. Erano la normalità, la vita autentica, che si possono tradurre in chiave moderna, con la stessa valenza sociale, partendo dalla preservazione del patrimonio di cui disponiamo, come ha detto il Don.
L’oratorio di Santa Anastasia nacque come rettòria medievale, le cui origini risalgono agli anni fra il 900 e il 1100. Era considerato un centro religioso come le parrocchie vicine, con la presenza di un cimitero attorno alla sua costruzione, documentata da rinvenimenti, come riporta don Delmo Lebole nel volume “La pieve di Cossato. Storia della Chiesa biellese”. Dal 1300 viene contemplato come oratorio frazionale. La chiesetta, che in origine è annoverata a più navate, vanta un corredo artistico e liturgico di pregio, quali la Pala dell’altare maggiore del Seicento, il tabernacolo ligneo della sacrestia del 1500, alcuni ex-voto del 1700, nonché stucchi e apparati decorativi.
Santa Anastasia, martire cristiana che visse fra il 220 e il 250 d.C., è protettrice dalle malattie e dai veleni, delle donne maltrattate o vedove. Talvolta è considerata, dipende dalle raffigurazioni pittoriche e dalle iconografie, la patrona dei tessitori, dei farmacisti e dei medici. Il nome è di origine greca e significa “risurrezione”, “rinascita”.
Anna Arietti, testo e immagini
L'articolo di giornale è stato scritto per La Provincia di Biella.it, edizione di sabato 26 settembre 2026


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