Dell’orto,
mia mamma, da una passione ne sta facendo una missione. Arriva ad adottare soluzioni
pazzesche, come quella di andarci apposta, anche di sera, con la torcia, pur di
mettere la copertina alle piantine dei pomodori, quando in primavera il meteo
prevede l’arrivo di aria troppo fredda. Per coperta s’intende il telo tessuto
non tessuto antigelo da 30 grammi, non da 17, per carità! che non serve a nulla,
come dice lei.
Di questi tempi – a luglio – il suo amato orto è in piena produzione ed è all’ordine del giorno, all’alba e al tramonto, vederla saltellare fra una prös – fila - e l’altra come se fosse un grillo.
Iniziamo da gennaio, come si procede?
«Giro la terra dove intendo coltivare, non ovunque – mi spiega -. Altrimenti sapët an poc – zappetto un po’ –. Intanto in semenzaio, non in campo aperto, a febbraio/marzo in luna nuova, semino i pomodori e le melanzane. Più avanti, fra marzo e aprile, ma in luna vecchia, pianto le patate direttamente all’aperto. A seguire semino le carote, sempre in luna vecchia, come tutto ciò che cresce sottoterra. Anche l’insalata e i finocchi si mettono nella stessa luna, benché crescano fuori terra, perché altrimenti vanno, come si dice, in pianta, vanno subito a seme, fioriscono invece di produrre. Di solito preferisco partire dai semi, ma talvolta scelgo le piantine per anticipare la raccolta.»
Ritorniamo ai tuoi adorati pomodori.
«Dal semenzaio passo al trapianto, una piantina per ogni vasetto dal diametro di 10 centimetri per intenderci, e quando la pianticella arriva a una altezza di circa 20 centimetri, la trasferisco nella terra. Le metto in serra già a fine aprile, primi di maggio, altrimenti in campo aperto alla fine del mese, quando l’aria inizia a scaldarsi. Le sistemo a una distanza di circa 40 centimetri l’una dall’altra e abbastanza in profondità, con un po’ di concime granulare stallatico, che va interrato, perché non deve prendere la luce, essendo a lento rilascio. All’inizio le bagno tutti i giorni per farle attecchire, in seguito vanno bagnate ogni 12 ore. Ho installato un impianto “faidamé”, che rilascia l’acqua a gocce. Non bisogna esagerare con l’irrigazione. Mi riferisco sempre alla coltivazione in serra, se invece vengono messe fuori in campo vanno comunque ombreggiate, altrimenti seccano. Se a maggio la temperatura scende troppo, intendo più bassa della media stagionale di 8 gradi, cosa che può succedere, copro le piante (già in serra) con un’altra serretta alta circa un metro, avvolta nel telo tessuto non tessuto, come abbiamo già detto. Fra una pianta e l’altra, durante la notte, accendo dei piccoli lumini ad almeno 50 centimetri dal fusto. Le piante di pomodoro soffrono anche quando la temperatura sale troppo, esattamente ho notato oltre i 33 gradi. Per combattere funghi e batteri do una volta il verderame, una miscela di solfato di rame e calce sciolti in acqua. In seguito, faccio un trattamento con la zeolite. Al piede invece metto una spolverata di calce spenta, altrimenti ai pomodori viene il “culo nero” – la parte inferiore scura – per mancanza di calcio. Alle piante ormai in produzione vanno tolte le femminelle, ossia i rametti secondari che spuntano fra il ramo fogliare principale e il fusto, perché assorbono energia, ma non fruttificano. In serra, a volte spunto le piante. Oltre una certa altezza, di circa 2 metri, i pomodori qui da noi non vanno più a maturazione. A settembre inizia a fare troppo freddo.»
Incontriamo zucche, erba cipollina e salvia.
«Sono zucche arancioni varietà Hokkaido, che si mangiamo con la buccia, buone per fare le vellutate, poi ho messo le delica, considerate fra le migliori per preparare risotti, gnocchi o per farla cotta al forno, come la prepariamo noi, con un po’ di sale e rosmarino. Sono entrambe zucche invernali.»
Procedendo nell’orto, lungo camminamenti ricoperti di telo pacciamante nero, che ostacola la crescita di erbe infestanti, incontriamo piantine di melanzane, che già fruttificano, la rucola, il prezzemolo, il basilico, il sedano e le barbabietole rosse.
«I cavoli in serra non li metto mai. Li pianto all’aperto
entro il mese di luglio. Ho messo anche i cavoli rossi estivi, buoni affettati
molto fine in insalata, e le verze invernali, che resistono alle gelate, per
fare i capunit, gli involtini, e la bagna cauda, i nostri piatti
tradizionali piemontesi. Ecco vènta chi samna ai rave entro luglio – devo
seminare le rape -, che si raccolgono dopo aver preso qualche gelata invernale
e sono buone in umido con la salsiccetta.»
Sempre procedendo sui camminamenti, senza sgarrare, passiamo accanto a tre zucchini enormi, che immagino an brüsc, in carpione.
«Quando fa molto caldo – mi spiega ancora mamma - non tolgo l’erba invasiva che cresce con gli zucchini, perché aiuta a mantenere l’umidità, visto che fa süci-nna, siccità. Le piante chiedono comunque molta acqua al piede. Tutti gli ortaggi si bagnano alla radice o nel solco, mai sulle foglie, altrimenti vengono ai piöcc – i pidocchi –.»
L’orto di mamma, tanto per chiarire, è praticamente tutto al riparo, in serra, coperto da nylon e rete antigrandine.
«Nota le piante dei fagioli, sono tutte della medesima varietà, ma cambia l’esposizione al sole. Quelle più in ombra crescono meglio, sono più vigorose. Le cipolle invece le metto in terra un po’ in primavera, a marzo, e un po’ a novembre. Quando la cima verde si secca, o si corica, significa che la si può raccogliere. La cipolla va tolta in luna vecchia. Adesso è tempo di raccogliere le cipolle rosse di Breme, quelle dolci. I peperoni finalmente quest’anno hanno trovato la loro posizione ideale e producono. Sono un ortaggio non sempre facile. Per avere un periodo di raccolta più ampio bisogna piantare o seminare ogni due/tre settimane per una raccolta a scalare. In autunno, a partire da settembre/ottobre, in luna vecchia, seminerò gli spinaci e la valeriana. A novembre, in luna nuova, metterò i piselli e le taccole; una loro ulteriore semina avverrà a marzo.»
Il tuo orto si può definire naturale?
«L’unico prodotto che ha una carenza di tre giorni è l’olio di neem, ossia bisogna attendere tre giorni dal trattamento per consumare la verdura. Prima di spruzzarlo lo diluisco con un po’ di sapone di Marsiglia. Si trova anche già pronto, c’è scritto “sapone molle”. Il verderame so che è consentito, ma è regolamentato. Io cerco di darlo una volta soltanto, come ho detto. Per favorire l’arrivo di insetti impollinatori metto qua e là, fra le coltivazioni, delle piantine di carognette, tageti. Il basilico invece tiene distanti certi parassiti, funge da repellente, ma può essere a sua volta attaccato e allora uso il sapone di Marsiglia sciolto in acqua. Anche la zeolite, che ho menzionato, è un minerale e la uso per combattere parassiti e funghi. Per aiutare i pomodori uso l’estratto di ortica, che a volte preparo da me con la macerazione delle foglie (in proporzione, una parte di ortica e dieci di acqua), altrimenti anche questo rimedio si trova già pronto sul mercato. Funziona come fertilizzante, fungicida e antiparassitario. A volte, a 10 centimetri dalla pianta del pomodoro già ben sviluppata, metto una manciatina interrata di solvato ammonico, che scalda e aiuta a crescere, ed è l’unico prodotto che non è consentito nell’agricoltura biologica. Ricordo però che già mio nonno lo utilizzava, come pure il verderame sulle viti. Bisogna comunque cercare di evitarli entrambi.»
Quest’anno mia mamma ha notato che ci sono poche api. Intanto passiamo dall’orto al frutteto e tutte le piante, nella parte fogliare, sono coperte da un telo apposito per contrastare la Popillia japonica, che ne mangia foglie e frutti.
«Le uniche piante non gradite sono al prüss, il pero, il cachi,
il fico e il melo. Ho poi messo giù altri fagiolini e altri pomodori, partendo,
a questo punto della stagione, da piantina. Entro giugno semino l’indivia e alla
fine di agosto la trapianto. Idem i finocchi, parto da seme, li metto a giugno
e li trapianto a luglio. Si mangiano in inverno».
L’orto di
mia mamma Ornella si trova nel Piemonte Nord Orientale, a una altitudine di
circa 260 metri sul livello del mare, a ridosso delle Alpi Pennine.
Ricordo a
tutti, che questa è una narrazione elaborata per il piacere di ricordare.
Chiaramente ognuno adotta procedimenti propri col variare della latitudine,
dell’altitudine e delle consuetudini.
Anna Arietti, immagini e testo,
I diritti relativi ai testi, alle fotografie e ai video presenti in questo portale, ove non diversamente indicato, sono di proprietà di chi collabora con noi e degli autori stessi.
L’utilizzo di piccole parti è concesso a condizione che venga SEMPRE citata la fonte, nome e cognome dell’autore e questo sito web. Siamo grati a coloro che ce ne daranno comunicazione.
Per informazioni o segnalazioni potete scrivere ad anna.arietti@gmail.com
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