martedì 15 febbraio 2022

La Spelonca dell'Ales, in Valsessera #innamoratidelbiellese #biellese #piedmont #bielleseterritoriostraordinario #luoghichesono poesia #valsesesera

 


Testo e immagini di Enea Grosso

La Spelonca dell'Ales non è un rifugio qualunque: è il cuore di un uomo a cielo aperto che si è fatto tutt'uno con la roccia, è uno spirito bambino che ha scolpito il suo sogno nelle pietre.

Benvenuti a Coggiola!



Per arrivare all'imbocco dei sentieri che conducono  al Monte Barone e ai  rifugi sparsi sulle sue pendici, bisogna arrampicarsi con l'auto lungo le curve dello stretto nastro d'asfalto  attraverso varie frazioni del paese - Biolla, Viera, Rivò. La strada è  costellata di cappelle ben tenute e di graziose biciclette colorate li poste per ricordare la  ciclo-scalata tra Viera e Coggiola, nata una cinquantina d'anni fa (come riporta un articolo di Notizia Oggi del 2017).  Lungo lo stesso percorso si svolgeva anche una gara di sedie a rotelle. 



La frazione di Rivò faceva parte del Principato di Masserano


Parcheggiamo l'auto in località Piane di Rivò, nei pressi della strada sterrata che conduce al Rio Cavallero e alla Bocchetta  Foscale...


...e la nostra passeggiata ha inizio.





In alto: il Rifugio e  ristorante La Ciota, da cui passeremo al ritorno del percorso ad anello. 


In pochi minuti raggiungiamo il ponte del Rio Cavallero (se ne seguissimo il percorso raggiungeremmo il Santuario del Cavallero a valle, bella meta di merende e di bagni estivi)...


...e c'inerpichiamo lungo il sentiero a destra (andrebbe bene anche proseguire a sinistra lungo la sterrata, la salita è in agguato qualunque sia la scelta)...




...verso Cappella  Foscale sulla bocchetta...



Il Monte Barone di Coggiola e il Cornebecco (o Cornabecco) a destra


...dove il Monte Barone è pronto ad essere immortalato in un'abbondante serie di scatti.



Proseguiamo dritti (al ritorno imboccheremo invece il sentiero che scende a destra) scendendo dolcemente verso il bosco  passando accanto alla fontana della Formica...

Il sentiero che imboccheremo al ritorno (verso il rifugio La Ciota e Piane di Rivò)




...e all'Alpe Ranzola...



...fino ad un bivio. A questo punto  saliamo lungo il sentiero G-1A in direzione Rifugio Monte Barone, che però non è la nostra meta: oggi ci fermeremo alla Spelonca dell'Ales. 

    

In alto a sinistra s'intravede il capanno degli attrezzi, sulla destra la spelonca.




Raggiunto il poggio che la mia guida mi aveva già  indicato dal basso, abbandoniamo il sentiero che prosegue verso il Monte Barone e giriamo a destra. Siamo arrivati nel regno cui l'Ales di Viera ha dedicato almeno quarant'anni della sua vita. 
Appollaiata sull'estremità della terrazza c'è la casetta degli attrezzi...





... e pochi metri più avanti ecco il rifugio nella roccia. Il padrone di casa oggi non c'è, ma il mio amico Piero mi dice che la porta è aperta per tutti e che possiamo entrare. Ales sarebbe contento e se ci fosse c'intratterrebbe volentieri con i suoi racconti.




Entriamo quasi in punta di piedi, perché non è un rifugio qualunque: è un nido di roccia che questo valligiano creativo e tenace ha creato prima di tutto per sé, il suo sogno scolpito nel cuore della montagna. 



La cucina è accogliente ed ordinata, il soppalco per dormire è delizioso, con la piccola finestra affacciata sulla valle. Ma la cosa che più cattura la mia attenzione è il registro  dei visitatori.

Il soppalco

Per la compilazione ci sono delle regole: bisogna scrivere chiaramente il proprio nome e tra un messaggio e l'altro ci dev'essere una greca, come quelle che si disegnavano alle scuole elementari sotto ai compiti. Su di un ripiano a destra c'è la scatola dei pastelli colorati a disposizione degli ospiti. 


Sul tavolo c'è il registro numero 8  con in copertina il titolo "La Spelonca, Fantasia di Roccia". Lo sfoglio e tra i messaggi dei visitatori balzano all'occhio quelli in rosso scritti in nitidissima calligrafia dal padrone di casa. 


Leggendoli si aprono piccole finestre sul suo quotidiano: le tecniche e gli arnesi per spostare i massi e lavorarli (questo aspetto per me ha dell'incredibile per un uomo solo o con l'aiuto occasionale di qualche amico!), la Pasqua in solitudine e dettagli che rivelano un animo puro e bambino, che mette da parte argani e funi per salvare una mirauda dalle sassate dei passanti. 





Il sentiero che dalla Spelonca sale verso il rifugio del Monte Barone


Uscita dal rifugio, m'infilo nella piccola cava lì accanto:  mancano solo i Sette Nani con la piccozza ad aggiungere al luogo un ulteriore pizzico di magia. M'incuriosisce una grande pietra appoggiata alla parete: che nasconda l'ingresso ad una galleria? Ad una cantina? L'immaginazione ormai vola, in questa "fantasia di roccia" così ben organizzata con tanto di servizi igienici e acqua tiepida.  


Dettagli importanti: maniglia per la pietra sopra al canale di scolo








Ales in una foto appesa nella Spelonca

Durante la discesa, la mia guida mi indica una croce sul Monte Gemevola, dove fu portata a spalla come voto da un valligiano.


Ripassiamo dall'Alpe Ranzola e dalla Fontana della Formica...



...e giunti alla Cappella Foscale giriamo a sinistra,,,

Verso "La Ciota"

...verso il rifugio - ristorante "La Ciota" e poi oltre fino al punto di partenza: Piane di Rivò. 



La Ciota


L'elicottero del Pronto Soccorso



In basso il sentiero percorso all'andata



Durante la discesa incrociamo tre persone che salgono. 
In testa c'è un montanaro dalla lunga barba e i capelli bianchi: è l'Ales! Per un attimo vorrei parlargli, ma non oso: il suo sguardo austero e il passo deciso in salita mi trattengono. "Grazie, Ales!", dico tra me. "Grazie e buon rientro a casa". 

P.S.: Grazie a Piero Cerruti Prinzi per avermi fatto da guida sulle sue montagne


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