martedì 9 marzo 2021

Giornalisti, dove siamo? (di Anna Arietti)


Spiazzati certo, imbavagliati abbastanza, spesso con compensi penosi e senza tutele, questi sono i giornalisti. Il ritratto parte in salita, ma pure il fenomeno della pandemXa non dà tregua. Gli inviati di guerra stavolta lavorano in casa.

La questione è che ottengono maggiore visibilità quelli che più o meno volontariamente abbracciano una certa corrente di pensiero: quelli pro panico che creano titoloni, quelli che conducono trasmissioni televisive fuffa (e pagati, loro), quelli pro vacXino, che pare la panacea; ma degli effetti collaterali chi ne parla? E di altre ricerche, di terapie alternative, di business vaccXnale e di un possibile cambio di paradigma mondiale, chi ne parla?

Le persone che si appellano al dubbio, che aiuta a crescere, a evolvere, giustamente vogliono capire, vogliono saperne di più, vogliono poter scegliere e si stanno documentando. Ma non era il nostro mestiere quello di sondare il terreno, di dare voce alle diverse versioni dei fatti?

I tribunali, di questi tempi buietti, emettono ordinanze importanti per il buon vivere in società, ma chi ne parla? E se interrogassimo i politici sul ritorno al voto, invece di dare spazio al balletto delle poltrone?

Se si disputano le partite di calcio, a maggior ragione occorre rivalutare i valori fondanti della democrazia e della Repubblica.

Anna Arietti

Alcune parole sono state modificate, sostituendo una lettera con la ics maiuscola. Impegniamoci tutti a non menzionare più il male. Non diamogli più energia.

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