Quando i Vecchi piangono
sognando
gli angeli li stringono
forte
e la notte ricopre
il loro cuore
stanco
come la neve i semi
col suo mantello bianco.
(Enea Grosso)
domenica 24 aprile 2016
sabato 16 aprile 2016
venerdì 15 aprile 2016
(Occhi buoni)
(Choice at dawn - free translation of previous post)
Choice at dawn:
either you believe in nothingness
or in the star
shining in your glass
in a thread of sun.
(Enea Grosso)
*********
A glass of light at Matteo's bar ("Da Matteo") in Biella this morning.
P.S.:My original Italian version says literally: "A choice every dawn: either you believe in nothingness or in the star at your feet shining in a thread of sun". But "glass" sounded better in English in my opinion and it also suited perfectly the photo and the moment I took it.
***
La scelta dell'alba:
o credi nel nulla
o alla stella
che brilla ai tuoi piedi
in un filo di sole.
(Enea Grosso)
giovedì 14 aprile 2016
(La scelta )
La scelta dell'alba:
o credi nel nulla
o segui la stella
che brilla ai tuoi piedi
in un filo di sole.
(Enea Grosso)
******************
Un bicchiere pieno di luce stamattina "Da Matteo" a Biella.
o credi nel nulla
o segui la stella
che brilla ai tuoi piedi
in un filo di sole.
(Enea Grosso)
******************
Un bicchiere pieno di luce stamattina "Da Matteo" a Biella.
mercoledì 13 aprile 2016
Una volta era meglio
"Una volta era meglio".
"Nonna, lo dici sempre. Cosa vuol dire?".
"Na vira** non c'era niente, ma eravamo felici".
"Davvero? Raccontami".
"Ci alzavamo alle quattro per essere in fabbrica alle sei. Si andava a piedi o in bici".
"Papà si sveglia alle otto, esce in auto, prende il caffè al bar e va al lavoro per le nove" ribatte il nipote.
"A pranzo mangiavo pane e cipolle e il dottore, in ottant'anni, mi ha vista soltanto quando è nato tuo padre".
"Maddai nonna! non hai mai fatto neppure un'esame? Oggi si fa prevenzione".
"Ai miei tempi non esistevano le vacanze. Finito il turno sui ring, si andava a lavorare la terra".
"Anche oggi, nonna, non è facile. Non trovo lavoro, lo sai...".
La donna alza lo sguardo cercando gli occhi del ragazzo.
Intercorre una pausa.
"Vuoi vedere che la memoria si prende gioco di me? Il tempo addormenta il dolore e fa indossare ai ricordi il vestito bello, della domenica. Come diceva la mia nonna... mi pare... viv al present che tut al rest l'è na perdita ad temp*”.
dal piemontese: *vivi il presente che tutto il resto è una perdita di tempo - ** una volta
"Nonna, lo dici sempre. Cosa vuol dire?".
"Na vira** non c'era niente, ma eravamo felici".
"Davvero? Raccontami".
"Ci alzavamo alle quattro per essere in fabbrica alle sei. Si andava a piedi o in bici".
"Papà si sveglia alle otto, esce in auto, prende il caffè al bar e va al lavoro per le nove" ribatte il nipote.
"A pranzo mangiavo pane e cipolle e il dottore, in ottant'anni, mi ha vista soltanto quando è nato tuo padre".
"Maddai nonna! non hai mai fatto neppure un'esame? Oggi si fa prevenzione".
"Ai miei tempi non esistevano le vacanze. Finito il turno sui ring, si andava a lavorare la terra".
"Anche oggi, nonna, non è facile. Non trovo lavoro, lo sai...".
La donna alza lo sguardo cercando gli occhi del ragazzo.
Intercorre una pausa.
"Vuoi vedere che la memoria si prende gioco di me? Il tempo addormenta il dolore e fa indossare ai ricordi il vestito bello, della domenica. Come diceva la mia nonna... mi pare... viv al present che tut al rest l'è na perdita ad temp*”.
Anna
martedì 12 aprile 2016
Le borgate ai tempi dei "mangia morti"
Basterebbe un sorriso
Osservo la spesa disposta sul nastro trasportatore, c'è tutto quello che mi serve.
Tocca quasi a me, quando due ragazze dribblandomi malamente, vanno a fermarsi nel punto esatto in cui finiscono i miei acquisti, separati da un segnalino, e iniziano quelli della persona che mi precede.
Infastidita le ignoro, in attesa di una qualunque forma di cortesia che giustifichi la mossa. Intanto, guardandomi intorno, noto il cartello che scende perpendicolare sulla mia testa: "Cassa con precedenza ai disabili e alle donne in attesa" e immediatamente constato che una delle due ostenta un bel pancione. La situazione inizia a prendere una sua forma, ma il fastidio non scompare e di quel cenno di cordialità ancora niente. E dire che basterebbe un sorriso; un occhio che si stringe un po' ammiccando al ventre, alla rotondità.
A quel punto, l'amica che l'accompagna deve aver sentito i miei pensieri. Voltandosi mi lancia un confortante: "Signora... abbiamo soltanto quattro pezzi".
Mi riprendo e il sorriso decido di metterlo io: "Sì, certo, ci mancherebbe".
Potrebbe finire così, invece apre la bocca pure quella che oltre alla pancia cresce anche un po' di supponenza. Sì, quella che di lì a breve dovrà dare un bel po' di buoni esempi.
"No! mah! signora! non ha capito? C'è il cartello - e lo indica più volte con il ditino - che mi dà diritto di precedenza!".
"Sì sì, lo vedo", le rispondo mordendomi la lingua.
testo e fotografia di Anna Arietti
riproduzione riservata
Infastidita le ignoro, in attesa di una qualunque forma di cortesia che giustifichi la mossa. Intanto, guardandomi intorno, noto il cartello che scende perpendicolare sulla mia testa: "Cassa con precedenza ai disabili e alle donne in attesa" e immediatamente constato che una delle due ostenta un bel pancione. La situazione inizia a prendere una sua forma, ma il fastidio non scompare e di quel cenno di cordialità ancora niente. E dire che basterebbe un sorriso; un occhio che si stringe un po' ammiccando al ventre, alla rotondità.
A quel punto, l'amica che l'accompagna deve aver sentito i miei pensieri. Voltandosi mi lancia un confortante: "Signora... abbiamo soltanto quattro pezzi".
Mi riprendo e il sorriso decido di metterlo io: "Sì, certo, ci mancherebbe".
Potrebbe finire così, invece apre la bocca pure quella che oltre alla pancia cresce anche un po' di supponenza. Sì, quella che di lì a breve dovrà dare un bel po' di buoni esempi.
"No! mah! signora! non ha capito? C'è il cartello - e lo indica più volte con il ditino - che mi dà diritto di precedenza!".
"Sì sì, lo vedo", le rispondo mordendomi la lingua.
testo e fotografia di Anna Arietti
riproduzione riservata
In un giorno di vento #racconto #vento
(Testo e immagini di Enea Grosso)
Un giorno ho inseguito le nuvole.
Era il tre marzo, un pomeriggio di vento. Percorrevo la superstrada da Biella verso la pianura e le ho viste, lontane, appoggiate su di una piattaforma invisibile posata a mezz'aria.
Guidando continuavo a tenerle d'occhio. Bisognava fotografarle, erano insolite.
Mi piace fotografare il cielo.
Mi sfuggivano, però. Nei punti migliori era impossibile fermarsi; e nei tratti in cui sarebbe stato possibile accostare o erano nascoste o apparivano troppo lontane.
L'inseguimento mi ha portata a deviare verso Castelletto Cervo fino al guado ai piedi del castello. Ecco, quello poteva essere un buon punto di osservazione, sgombro dalle case, dai capannoni, dalle auto. Però anche da lì erano ancora troppo lontane. Sfuggenti. Diciamolo pure: una delusione!
Da già che ero lì, perchè non scattare qualche foto al guado... ma che tristezza il mucchio di immondizie da un lato, le prostitute, i loro clienti e altre immondizie dall'altro.
Difficile ritrovare la magia delle mattinate di neve e galaverna, in cui tutto è candido e pulito.
Che peccato. Per quanto sia un posto - come dire - di poco pregio, potrebbe essere carino per la gente locale. Una spiaggetta di paese.
Mi sono immaginata le due rive del Cervo collegate da un ponte in legno a fianco della strada in cemento.
Un ponticello in stile giapponese o qualcosa che (molto) vagamente ricordasse il ponte di Lucerna, o un qualsiasi ponte semplice e carino, con dei vasi di fiori. Magari coperto, così le persone potrebbero fermarsi a guardare le montagne da una parte e la pianura dall'altra anche nei giorni di pioggia, prima di andare a comprare un gelato o un caffè al chiosco sotto agli alberi, con tre tavolini, una panchina sull'erba pulita. E qualcuno che suoni il violino o l'armonica a bocca alla buona.
Torno alla realtà.
Scatto qualche foto, passo oltre le immondizie e riparto.
Pazienza per le nuvole, mica posso inseguirle fino a Vercelli. Con tutte le cose che ho da fare...per ieri! Ho già perso abbastanza tempo.
Invece no. Le nuvole mi chiamano ancora. Giocano. Eccole che ammiccano appena arrivo alla rotonda. Giro verso Buronzo, trovo presto un punto di sosta. Eccole - se pur sempre in lontananza - sdraiate sulla loro tavola invisibile. Sento già che saranno di quelle foto che quando le guardi non restituiscono affatto quello che avevi visto. E col cellulare, poi. Ma ormai sono arrivata fino qui e tanto vale provare. Però stop all'inseguimento. Basta. Stavolta torno indietro.
Tanti saluti alle sirene soffici e mute che mi hanno adescata fin quaggiù con le loro forme eleganti.
Giro l'auto...e sto già cercando mentalmente un altro punto per
accostare.
Non si può non guardare il cielo. Il vento ha passato spesse pennellate bianche sfumate di grigio e di un blu minaccioso - tanto è intenso - sulla collina del Monastero di Castelletto Cervo: è stupendo - almeno dal vero. Sembra il set di un film. Manca solo un drago che attraversi la scena volando e atterri sul campo ai piedi della collina.Vado verso Masserano, ma so già che mi fermerò presto di nuovo.
E' stretta la strada che attraversa i campi e la baraggia tra
Castelletto e San Giacomo del Bosco, ma davanti ai grandi cancelli di
alcuni capannoni c'è spazio abbondante per fermarsi.
Verso Biella c'è un azzurro quieto e chiaro d'una luce ordinaria. Invece dritto davanti a me una nuvola enorme schiaccia in basso verso la campagna piatta una striscia di scurissimo blu che sembra trasudare tempesta. Ma la tempesta non arriverà. Sono solo effetti speciali per festeggiare l'arrivo di marzo.
Sono ipnotizzata. Il vento - con garbo - mi sta trasportando dove vuole.
Voleva proprio che assistessi alle sue acrobazie di colore, complici
quelle nuvole sulla piattaforma....ed eccole lì, alla mia destra!
Anche loro si godono lo spettacolo da lontano, comodamente appollaiate sul cielo di Santhià. Devono avere buoni occhi, le nuvole. Dato che hanno visto da lontano persino me.
Mi rimetto alla guida lentamente. Non ci sono più piazzuole. Faccio un paio di scatti veloci dall'interno dell'auto, pazienza se resterà il riflesso del vetro.
Pochi secondi e me ne vado via.
Punto verso Rovasenda, ma presto torno indietro. Basta, accidenti, non posso permettermi di dedicare altri minuti a questo gioco...ma poi vedo un luminosissimo spicchio celeste all'estremità inferiore del quadro, ai margini dello "Sturm und Drang" in corso. Un respiro azzurro.
Mi sposto verso Brusnengo, sembra sia lì il punto di vista migliore. Ed è solo a tre minuti...Tanto che differenza può fare ? Sono in balìa della danza del vento.
Parcheggio lungo la stradina di accesso di una grande fabbrica lungo la statale verso Gattinara e cerco di catturare quel lembo di luce. Il mio cellulare fa quello che può. Sente di avere una certa responsabilità...
Tornando sui miei passi, non resisto alla tentazione di svoltare di nuovo verso Rovasenda.
Conosco la strada, in passato la percorrevo spesso in bicicletta. So già che potrò fermarmi nei pressi della Cascina Tomasoni. per gli ultimissimi scatti.
Sui campi scuri continua lo spettacolo della tempesta, mentre verso le montagne dal lato opposto il cielo è pieno di luce. Due bellezze diverse. Ringrazio le nuvole e il vento, adesso posso tornare a casa.
| Il guado tra Castelletto e Mottalciata |
Era il tre marzo, un pomeriggio di vento. Percorrevo la superstrada da Biella verso la pianura e le ho viste, lontane, appoggiate su di una piattaforma invisibile posata a mezz'aria.
Guidando continuavo a tenerle d'occhio. Bisognava fotografarle, erano insolite.
Mi piace fotografare il cielo.
Mi sfuggivano, però. Nei punti migliori era impossibile fermarsi; e nei tratti in cui sarebbe stato possibile accostare o erano nascoste o apparivano troppo lontane.
L'inseguimento mi ha portata a deviare verso Castelletto Cervo fino al guado ai piedi del castello. Ecco, quello poteva essere un buon punto di osservazione, sgombro dalle case, dai capannoni, dalle auto. Però anche da lì erano ancora troppo lontane. Sfuggenti. Diciamolo pure: una delusione!
Da già che ero lì, perchè non scattare qualche foto al guado... ma che tristezza il mucchio di immondizie da un lato, le prostitute, i loro clienti e altre immondizie dall'altro.
Difficile ritrovare la magia delle mattinate di neve e galaverna, in cui tutto è candido e pulito.
Che peccato. Per quanto sia un posto - come dire - di poco pregio, potrebbe essere carino per la gente locale. Una spiaggetta di paese.
Mi sono immaginata le due rive del Cervo collegate da un ponte in legno a fianco della strada in cemento.
Un ponticello in stile giapponese o qualcosa che (molto) vagamente ricordasse il ponte di Lucerna, o un qualsiasi ponte semplice e carino, con dei vasi di fiori. Magari coperto, così le persone potrebbero fermarsi a guardare le montagne da una parte e la pianura dall'altra anche nei giorni di pioggia, prima di andare a comprare un gelato o un caffè al chiosco sotto agli alberi, con tre tavolini, una panchina sull'erba pulita. E qualcuno che suoni il violino o l'armonica a bocca alla buona.
Torno alla realtà.
Scatto qualche foto, passo oltre le immondizie e riparto.
Pazienza per le nuvole, mica posso inseguirle fino a Vercelli. Con tutte le cose che ho da fare...per ieri! Ho già perso abbastanza tempo.
Invece no. Le nuvole mi chiamano ancora. Giocano. Eccole che ammiccano appena arrivo alla rotonda. Giro verso Buronzo, trovo presto un punto di sosta. Eccole - se pur sempre in lontananza - sdraiate sulla loro tavola invisibile. Sento già che saranno di quelle foto che quando le guardi non restituiscono affatto quello che avevi visto. E col cellulare, poi. Ma ormai sono arrivata fino qui e tanto vale provare. Però stop all'inseguimento. Basta. Stavolta torno indietro.
Tanti saluti alle sirene soffici e mute che mi hanno adescata fin quaggiù con le loro forme eleganti.
Non si può non guardare il cielo. Il vento ha passato spesse pennellate bianche sfumate di grigio e di un blu minaccioso - tanto è intenso - sulla collina del Monastero di Castelletto Cervo: è stupendo - almeno dal vero. Sembra il set di un film. Manca solo un drago che attraversi la scena volando e atterri sul campo ai piedi della collina.Vado verso Masserano, ma so già che mi fermerò presto di nuovo.
| Il Monastero di Castelletto Cervo |
Verso Biella c'è un azzurro quieto e chiaro d'una luce ordinaria. Invece dritto davanti a me una nuvola enorme schiaccia in basso verso la campagna piatta una striscia di scurissimo blu che sembra trasudare tempesta. Ma la tempesta non arriverà. Sono solo effetti speciali per festeggiare l'arrivo di marzo.
Anche loro si godono lo spettacolo da lontano, comodamente appollaiate sul cielo di Santhià. Devono avere buoni occhi, le nuvole. Dato che hanno visto da lontano persino me.
Mi rimetto alla guida lentamente. Non ci sono più piazzuole. Faccio un paio di scatti veloci dall'interno dell'auto, pazienza se resterà il riflesso del vetro.
Pochi secondi e me ne vado via.
Punto verso Rovasenda, ma presto torno indietro. Basta, accidenti, non posso permettermi di dedicare altri minuti a questo gioco...ma poi vedo un luminosissimo spicchio celeste all'estremità inferiore del quadro, ai margini dello "Sturm und Drang" in corso. Un respiro azzurro.
Mi sposto verso Brusnengo, sembra sia lì il punto di vista migliore. Ed è solo a tre minuti...Tanto che differenza può fare ? Sono in balìa della danza del vento.
Parcheggio lungo la stradina di accesso di una grande fabbrica lungo la statale verso Gattinara e cerco di catturare quel lembo di luce. Il mio cellulare fa quello che può. Sente di avere una certa responsabilità...
Tornando sui miei passi, non resisto alla tentazione di svoltare di nuovo verso Rovasenda.
Conosco la strada, in passato la percorrevo spesso in bicicletta. So già che potrò fermarmi nei pressi della Cascina Tomasoni. per gli ultimissimi scatti.
Sui campi scuri continua lo spettacolo della tempesta, mentre verso le montagne dal lato opposto il cielo è pieno di luce. Due bellezze diverse. Ringrazio le nuvole e il vento, adesso posso tornare a casa.
(testo e foto di Enea Grosso)
lunedì 11 aprile 2016
(Come fosse in Aprile)
| Masserano, Via della Croce in autunno (2015) |
solo sordi pensieri ripetuti nel tempo.
Poi tra il cielo sbiadito e le foglie incolori
ecco un albero d'oro
tutto fiero e impettito
come fosse in Aprile
ricoperto di fiori.
(Enea Grosso)
*************
Il 30 novembre 2014 ormai i bei colori dell'autunno se ne erano andati.
Dal cielo al tappeto di foglie per terra, tutto era pigramente grigio...Tranne quell' albero che ostinatamente - o sbadatamente? - indossava ancora il suo miglior abito autunnale!
L'Albero d'Oro fa parte della mia immaginazione perché è il titolo del libro su cui mia mamma mi insegnò a leggere, e magari è per quello che quel giovane platano ha attratto la mia attenzione; però davvero non poteva passare inosservato, brillava in quel grigiore a 360 gradi !
sabato 9 aprile 2016
È tutto vero
"Corinna vieni a vedere! Guarda come sfumano i colori! E i rami! sono bianchi, bianchissimi!".
venerdì 8 aprile 2016
Due passi a Rongio di Masserano lungo la Via della Croce
| La cappella è dedicata ai Santi Matilde, Francesco e al beato P.Giorgio Frassati |
Testo e immagini di Enea Grosso
(Rabindranath Tagore)
| Masserano visto da Rongio Inferiore |
A Masserano, due passi per tutti e per tutte le stagioni...
| Mostra Docbi al Palazzo dei Principi di Masserano (2009) |
| Il "Buongiorno" di Gramellini per Don Longhi |
Rongio è un fazzoletto di terra fortunato. Un territorio piccolo al quale sono legati i nomi di due persone speciali: Don Vittorino Barale (per quasi cinquant'anni parroco di Rongio, cui si deve la riscoperta della storia del Principato di Masserano, dell'"abundansia" e la valorizzazione dell'ara celtica) e Don Luigi Longhi (fondatore dei Raggi di Sole e dell'Aravecchia con sede principale a Vercelli). Entrambi riposano nel minuscolo cimitero della frazione, l'uno dirimpetto all'altro.
Passo ogni tanto in questo angolo di pace, camminando dal cuore del paesino verso Rongio Inferiore fino ad arrivare a "Molin Camillo"per poi ritornare lungo un breve sentiero nel bosco. Proprio a Rongio "Camillo", poco dopo il grande recinto dei pony e l'area giochi, inizia la zona della Via della Croce (e della più recente Via del Paradiso) creata grazie a Don Longhi in collaborazione con venti giovani artisti.
A me piace percorrerla partendo dalla scultura dell'Ultima Cena fino ad arrivare alla coloratissima Cappella della Trasfigurazione (in origine una falegnameria, poi legnaia donata alla comunità dell'Aravecchia dall'anziana proprietaria Matilde), i cui dipinti furono realizzati dal pittore d'icone Giuseppe Papetti a partire dal 1999, mentre era in corso la guerra del Kossovo.
Nel centro aureo della facciata - lo spazio del rosone - risplende la figura di Cristo in una nuvola azzurra. I discepoli Pietro, Gacomo e Giovanni - confusi e impauriti - si trovano sullo stesso livello di chi sale i tre gradini della chiesa. E' una facciata dorata e luminosa che trasmette gioia ed invita ad entrare. Anche le pareti laterali e interne sono dipinte. In tutte Gesù appare come un giovane uomo vigoroso e forte, autorevole e amorevole. Questa scelta in qualche modo mi fa venire in mente le tipiche croci armene, i katchcar, nei quali raramente si trova il Cristo crocifisso e sofferente e sono invece decorate con motivi floreali, foglie o disegni astratti.
Lo stile della cappella dice chiaramente quanto Don Longhi fosse amante dell'arte e del bello.
Io l'ho visto per la prima (e penultima volta ) solo al funerale di Don Vittorino nella chiesa di Rongio. Com'è ovvio, l'altare era pieno di sacerdoti.
Al momento della predica ecco accostarsi al leggio un prete uguale identico a Babbo Natale: stessa stazza, stessi capelli bianchi e una lunga barba. Nel commosso silenzio iniziò a parlare in un sussurro. Fui così colpita dall'energia emanata dalla sua persona da chiedere a Sergio Marucchi (massimo esperto della storia di Rongio e di tutti o quasi i suoi segreti dopo Don Barale) chi fosse quel personaggio. E fu da lì che venni a sapere dei suoi 18 mesi trascorsi in un lebbrosario in Brasile, dell'Associazione Raggi di Sole (per genitori con figli e familiari morti prematuramente), della cooperativa per il recupero e l'impiego di giovani altrimenti senza futuro (in questo si dimostrò un formidabile datore di lavoro) e tanto altro ancora.
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| La Via della Croce in autunno |
Facendo una passeggiata in quest'area, facilmente potrete incontrare due signore che costantemente la tengono in ordine. Sono le sorelle di Don Luigi, e sia da loro che da Sergio Marucchi potrete farvi raccontare la storia e ricordi di Rongio,
| Via della Croce, Anfiteatro, Settembre 2014- Inauguraqzione della Via del Paradiso a cura di Carla Crosio. |
| Via della Croce, Anfiteatro |
| Il ponte sul torrente Bisingana |
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| Il Rio Bisingana davanti all'Anfiteatro |
| Via della Croce |
| Via del Paradiso, inaugurata nel settembre 2014 |
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| Il cimitero napoleonico |
| La chiesa del grande falò (abundansia) a Rongio |
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| L'ara celtica |
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| Masserano dal campanile di Rongio- Foto di Sergio Marucchi |
| Masserano, Palazzo dei Principi, Mostra Docbi 2009 |
| Foto di Rolf Zaugg: Don Barale e Don Longhi |
Enea Grosso
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