lunedì 12 ottobre 2026

È tempo di castagne

 

È tempo di castagne. Dagli alberi cadono le ultime settembrine, le varietà precoci. La stagione produttiva inizia in questi giorni, metà ottobre, e prosegue fino a novembre.

È stato così che, passeggiando in un bosco di media montagna, ne ho raccolte alcune manciate. Erano così brillanti e sane, che alla fine non sapevo smettere, spiaceva lasciarle sul terreno. La finalità del giretto però non erano loro, neanche pensavo di trovarne. Volevo respirare la saggezza silenziosa degli alberi, godermi le foglie che si abbandonano al ritmo della stagione, ascoltare le melodie degli uccelli, distinguerne le voci, per ribadire a me stessa come funziona l’equilibrio.

A escursione conclusa, mentre mi toglievo gli scarponi, mi sono ritrovata con la borsetta dalla quale occhieggiavano ‘ste castagnette. Le ho ammirate come si fa con qualcosa di prezioso e, considerato il languorino di tarda mattinata, ho iniziato a immaginarle nella padella forata a sfrigolare sul fuoco scoppiettante, con quel profumo di legna che arde allegramente, che per poco mi parve di sentire per davvero.

Sulla strada del ritorno, pensando ancora a loro, mi sono venute in mente altre ricette, che a citarle mi hanno fatto tornare l'acquolina in bocca, come le castagne bollite in acqua salata con una foglia di alloro, le quali, a cottura ultimata, a temperatura ambiente, si gustano tagliandole a metà, per poi ricavarne la polpa con un cucchiaino. Buone così.

Anche se il ricordo è vago e lontano, io ero una bimba, vedo ancora mia nonna sistemarne un piatto colmo di bollite o di caldarroste, sul tavolo, dopo cena, la sera della vigilia del Giorno dei Morti, per la Commemorazione dei defunti, nella notte fra l’1 e il 2 novembre, per le anime dei propri avi andate oltre. All’epoca, negli anni Settanta, nessuno menzionava Halloween, ma qualcosa di atavico, di nostrano, di tramandato, era sentito. Non ho poi memoria se accanto vi mettesse un bicchiere di vino o di latte, come avviene per altre tradizioni del nostro Paese.

Mia mamma, sempre quando ero bambina, a volte preparava la minestra di latte, riso e castagne, che ogni tanto, ancora oggi, propongo anch’io.

Porto a bollore un litro circa di latte, possibilmente fresco, aggiungo tre pugnetti di riso, un cucchiaino piccolo di sale grosso, una foglia di alloro e una manciata o due di polpa di castagne bollite – sono buone anche le caldarroste sminuzzate -. Lascio cuocere fino a gradimento personale. Tendenzialmente il riso si disfa, le castagne, che danno alla minestra una colorazione invitante, pure. Il preparato diventa quasi una crema. La quantità degli ingredienti è per tre persone, ma chiaramente varia in base all’appetito dei commensali. È un nutrimento sano e a chilometri zero, come si dice. La modernità porta poi a scegliere latti vegetali e va bene ugualmente. Certo, quando qualcosa ti arriva dal passato, lo ricordi con un sapore preciso e oggi lo ricerchi uguale. Soltanto così nella mente si risvegliano immagini, che ho scoperto si chiamano “effetto Proust” o memoria dei sensi, dallo scrittore francese del Novecento Marcel Proust, in cui, nel suo libro “Alla ricerca del tempo perduto”, il gusto di una madeleine immersa nel tè gli evocò ricordi. A questo punto va chiarito che si tratta di un dolcetto morbido a forma di conchiglia, buonissimo, ma questo è un altro racconto.

Anna Arietti

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