domenica 29 aprile 2018

Il rifugio Piana del ponte in Alta Val Sessera


Il rifugio Piana del Ponte si raggiunge percorrendo un sentiero in discesa. È l’unica struttura biellese che vanta una simile particolarità. E, in un certo senso, mette addosso voglio di andarci. A gestirla c’è Alessandra Baldo, 32 anni.

sabato 14 aprile 2018

Lassù fra le montagne per sentirsi libero


Nella Valle del Lys, in Valle d’Aosta, il paese di Perloz non dà nell’occhio. Se ne sta lì addossato alla roccia, distante dal flusso dei turisti che si svolge più in basso.

Dalla strada erta e stretta, costellata di frazioni con meno di cinquecento residenti, ai suoi 600 metri sul livello del mare, che diventano 2.710 sulla cima del Mont Cabrun, su un’estensione di ventitré chilometri quadrati, tutto delinea il profilo di un posticino tosto, di fascino e originalità rari. Più salgo, più la montagna, la vegetazione, lontane da certi screzi della civiltà, si rivelano.
Le case in pietra del borgo di Chemp rivivono, almeno in parte, ospitando uno scultore di cui però non c’è traccia. Le opere in legno appaiono una dopo l’altra, come se fossero loro ad aver scelto la propria posizione. Busti di bambini, ragazze, donne di influenza iperrealista, si alternano a motivi floreali, animali curiosi, creazioni astratte e naïf.
A colpirmi sono i contrasti, il silenzio e il vento forte, il cielo di un blu intenso e il bianco della neve sulle vette, il verde dei prati e il grigio delle baite. Osservo la valle nella sua interezza, mi viene dato del tempo. Poi il puntino rosso in lontananza si avvicina, si fa persona. È lui, lo scultore, Angelo Giuseppe Bettoni, 76 anni.
Un sorriso, una stretta di mano e via. Mi racconta che le opere non sono tutte sue. “Collaboro con degli amici che ospito – spiega -. Non c’è nulla di personale; chi lo desidera può lasciare la scultura al luogo, alla comunità. Sono amici veri. Ed io a mia volta, quando vado dalle loro parti ricambio con piacere. Mi confronto per crescere, perché come si dice, è quando credi di essere arrivato che non sei mai partito”.
Domando quale sia il filo conduttore che unisce le sculture.
“Le differenze sono incredibili perché riflettono il mio stato d’animo. Saltello qua e là fra stili diversi. Mi sento libero in tutti i sensi. Del resto ho trascorso una vita a fare quello che volevano gli altri” aggiunge, riferendosi a mestieri lontani: attrezzista meccanico, autista e tira cavi. “All’epoca abitavo a Pont Sant Martin, là nel caos. Dopo trent’anni ho scelto di proseguire a modo mio, come fa un clochard, e non tornerei indietro. All’inizio avvertivo diffidenza. Negli sguardi delle persone leggevo: ’questo non è tutto sul suo’. Oggi Chemp è ‘villaggio d’arte’ e i turisti arrivano da ovunque, ma all’inizio erano soltanto case che mi spiaceva vedere abbandonate. Mi ero organizzato con il generatore elettrico. Non c’era il telefono. Era bellissimo”.
Le sculture di Angelo, così voglio chiamarlo, nonostante credo sia conosciuto come Pino, descrivono emozioni, storie. A modo suo racconta il vissuto che incontra, “sono così come mi vedi”, aggiunge senza giri di parole e si porta una mano sul viso, come se per un istante, ma un istante soltanto, provasse imbarazzo.
Sento equilibrio, armonia. Anche il mio scrivere è un po’ il suo scolpire. Poi l’incontro sembra volgere al termine. Ma no, adesso è lui che mi trattiene. Nonostante la stretta di mano, la conversazione riprende e l’attenzione va alla scultura che gli sta accanto.
“L’idea mi è arrivata per caso durante una delle escursioni. Ero a Schio, Vicenza. Avevo l’opportunità di scegliere il tronco su cui lavorare, ma pioveva e non vedevo un accidenti. Dovendo decidere, avevo indicato un pezzo di legno che per farlo arrivare alla mia postazione avevo pagato da bere a tutti. Misurava 75 per 220 centimetri, enorme e pesante. La cosa mi spaventava, come potevo sfruttarlo al meglio? Nel bar in cui mi ero rifugiato per ripararmi dall’acqua, c’era una ragazza giovane e carina, ma con lo sguardo triste. È stata lei a darmi l’idea dicendomi: ‘Non ne posso più, voglio farmi portare via dal vento’- il ricordo lo illumina oggi come quel giorno -. Vivevo l’ispirazione come se fosse un sogno, vedevo la figura della ragazza che si lasciava portare dal vento dietro a un telo, uno rivelava l’altro. Felice, lavoravo al tronco come un pazzo, descrivevo l’emozione, perché mi muovo quando sento, come fai tu scrivendo”.
Anche il giorno in cui incontro Angelo c’è vento vivace che non consente una conversazione limpida. Ma ancora una volta vivo il rivelarsi essenziale, come la scultura, che s’intitola appunto “Vento portami via”.
La Valle, con i suoi pendii ripidi e passaggi sicuri, offre diversi spunti per camminare. Trovo suggestivo il ponte pedonale di Moretta di epoca medioevale, che permette di attraversare la gola sul torrente Lys, luogo in cui si dice che Gran Vignal di Perloz avesse sconfitto un drago tremendo che intimoriva i passanti. Sotto il profilo naturalistico, verso il Col de Fenêtre fiorisce spontanea la Paeonia officinalis. La zona è riconosciuta “sito di interesse comunitario”.
Anna Arietti
(testo e immagini)





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venerdì 23 marzo 2018

Lontani da Bali, vicini all'anima


Nel mese di marzo a Bali in Indonesia ricorre il Nyepi, il giorno del silenzio. Nel 2018 si è svolto fra le 6 del 17 marzo e le 6 del giorno successivo. Nel 2019 avverrà fra il 7 e l’8 marzo. Ventiquattrore in cui il rumore in ogni sua forma si annulla. I telefoni vengono spenti, come qualunque altro aggeggio. Le persone celebrano il silenzio, digiunando e meditando. Un giorno per riflettere.

martedì 6 marzo 2018

I vini dell’Alto Piemonte con “I am agricolo project”


Lavorare insieme per crescere è la formula scelta da un gruppo di produttori di vino biellesi. Il movimento, così si definiscono, “I am agricolo project”, delineato da Gianni Moggio e Andrea Manfrinati, è stato ufficialmente presentato domenica 4 marzo nell’ambito del Mercato dei produttori agricoli, appuntamento che si svolge sempre il primo fine settimana del mese al Ricetto di Candelo, in provincia di Biella, in collaborazione con Slow Food, in cui i protagonisti sono stati i vini dell’Alto Piemonte.

giovedì 22 febbraio 2018

Tempo


Tempo per la sveglia,
tempo per la maglia
- freddo del mattino -
tempo del caffè,
tempo per scattare,
tempo per trovare tempo
per brillare
resilienti, tenaci,
tempo per sentirsi
sbagliati, incapaci
di trovare un po' di tempo
per fermarsi in compagnia
di una rosa
e la poesia
di un attimo di tempo
senza tic e senza tac.
(Testo e immagine di Enea Grosso)

venerdì 16 febbraio 2018

Insalata di fiori


Sera,
insalata di fiori
- un piatto di stelle
tra mani voraci
e la bocca ricolma
dell'affanno del giorno.



(Enea Grosso)

venerdì 9 febbraio 2018

“Le idee non si rifiutano, germinano nella società”


Al posto del “vecchio” ospedale di Biella vedo bene un’oasi botanica gestita da istituti e scuole. Aule didattiche per i più piccoli, corsi per specializzandi e spazi dedicati alla riabilitazione.

lunedì 5 febbraio 2018

La fiera delle capre di Ardesio


Non siamo ancora arrivati e già ne respiriamo l’aria. Giovani a gruppi con il capèl de paia in testa, la camicia a quadri e appena un gilet, nonostante la temperatura a meno uno, si avvicinano alla festa di gran passo, ridendo e scherzando. Siamo alla “Fiera delle capre” di Ardesio, in Val Seriana (Bergamo), che si è svolta la prima domenica di febbraio.

giovedì 25 gennaio 2018

Il Golfo che parla al suo Vento





Io resto fermo qui e  tu te ne vai via
e voli quanto vuoi ma poi ritorni sempre.
Mi piace quel tuo modo 
di descrivermi il mondo.
Occhi non ne ho e non ho piedi né ali
per andarlo a cercare. 
Ma posso immaginare
arazzi senza fine
di bellezza e di vita
dai profumi che porti,
e dai semi e la sabbia.
Io raccolgo tutto
nel mio grembo rotondo 
- nel mio abbraccio di roccia
e colline di nebbia
in questo mare freddo
dalla spuma d'argento
nei giorni quando il sole
si ricorda che esisto
e getta qualche raggio
sulla spiaggia di sassi
dove solo i gabbiani
san zittire il silenzio
che resta quando te ne voli via, 
Vento, caro Vento.

Io rimango qui.
Tu sei la mia anima che viaggia
sopra i mari del mondo.

(Testo e immagini di Enea Grosso)


Il Lago Maggiore a gennaio sembra un mare d'inverno.




Testo e foto di Enea Grosso

martedì 2 gennaio 2018

Focolai d’immaginazione



Starei ore a guardare le finestre illuminate nelle sere d’inverno.

Sono focolai d’immaginazione.

Il gatto raggomitolato tiene un occhio socchiuso. Accanto due vecchietti se la contano con le mani poggiate sul tavolo, giunte, ferme una sull’altra.

Bambini giocano sul pavimento.

Nella stanza accanto qualcuno muove stoviglie. Una donna. Non è sola. Con lei un’amica. Anzi, la vicina di casa.

La mia mano avvicina la porta, ma non bussa. Non ancora.

sabato 23 dicembre 2017

“Che buntà le michëtte d’pan méglia”


"Si facevano soltanto d’inverno quando c’era la stufa a legna accesa - racconta Fernanda, 88 anni -. A Cossato le vendeva il Gino panaté, che aveva il negozio vicino al ponte sullo Strona. 

lunedì 18 dicembre 2017

Il “falò dla bundansia” di Rongio


“Il 2017 sarà un anno buono” avevano detto le faville del falò dell’abbondanza di Rongio Superiore di Masserano (Biella) un anno fa, girando verso est. Comunque sia andata, la sera del 24 dicembre il fuoco verrà di nuovo acceso, sempre sul sagrato della chiesa di Sant’Orso, come tradizione vuole.

sabato 9 dicembre 2017

Haiku d'inverno



Monti di luna,
superstrada di notte
- haiku d'inverno. 
(Enea Grosso)

Moon on the mountains,
 highway at night
- a winter haiku.


****************
Lo haiku - forma poetica giapponese risalente al sedicesimo secolo - è formato da tre brevi strofe di 5-7-5 sillabe.
La cosiddetta 'superstrada' - ben nota a tutti i biellesi - è una delle principali vie d'accesso a Biella e termina ai piedi delle montagne.

venerdì 8 dicembre 2017

Triban d'inverno





Il cielo un tappeto di blu
rastrellato dal vento.
Sul lago gelato disegna
bellezza l'inverno.
Saggio 
discernere l'oro
tra i cocci
del freddo.
(Testo e immagini di Enea Grosso)


The sky a blue carpet
raked by the wind
On the icy lake
Winter draws beauty
Wise is the man
who tells gold
from the fragments
of cold.
(Enea Grosso, words & images)


Il triban è un'antica forma di poesia celtica. in cui due brevi strofe rappresentanti fenomeni naturali o paesaggi sono seguite da una sentenza finale. 
Nelle immagini: il lago del Mucrone e la cappella in cima al Monte Camino (Oropa, Biella)


The triban is an ancient form of Celtic poetry. in which two short stanzas representing natural phenomena or landscapes are followed by a final sentence. 
In the pictures: the Mucrone lake and the chapel on top of Monte Camino (Oropa, Biella)


venerdì 1 dicembre 2017

Solo verbi



Cadi
ti dibatti
ti rialzi,
combatti.
Rinsavisci
ed uccidi
il morire.
Respirando
- il gioire
perdonando
assapori.

Enea Grosso









Una sedia affacciata sulla luce



Una sedia affacciata sulla luce
Il tempo è scandito 
da una mela
e l'ultimo morso
mi conduce
tra le braccia 
della brace
del giorno. 
(Testo e immagine di Enea Grosso)