mercoledì 7 dicembre 2016

Sono più miti le mattine


"Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello".

di Emily Dickinson, L’estate è finita.




















Gli occhi del gatto

Giotto
"L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia la rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole esser solo gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro".

da "Ode al gatto" di Pablo Neruda

lunedì 5 dicembre 2016

ATTESA - racconto





“ATTESA”
di Enea Grosso


 La stava aspettando da anni, e finalmente eccola lì, come una luce all’inizio di un bel sogno.

 Da quando, in un giorno arido, seduto ai margini di un torrente, aveva incontrato uno strano personaggio.

 “Animo, amico mio”, gli aveva detto sorridendo,  dopo aver incrociato per qualche istante il suo sguardo, impenetrabile solo a chi non conosce il colore della tristezza. “Il tuo occhio è limpido, e l’attesa che vive con te, vedrai, non sarà la cattiva compagna che temi.  E’ un bastone luminoso a cui appoggiarti per un tratto di strada, e poi ti lascerà libero”.

Parlò di molte cose ancora, e sussurrò parole che forse erano preghiere,  chissà, tanto quel linguaggio gli era estraneo.

 Eppure, pur non capendo le sue parole, se non confusamente, non gli dispiaceva starsene lì, quasi ipnotizzato dalla presenza dello sconosciuto.  In certi momenti della sua vita aveva quasi dimenticato l’episodio, un   evento troppo piccolo per non rischiare di essere schiacciato dalle durezze del quotidiano.

 Dallo scorrere del tempo.

Dalle intemperie del cielo e dell’animo.

 Dal sarcasmo alimentato dalle false illusioni e dalle delusioni cocenti.

 Cosa gli aveva lasciato, in fondo, quell’incontro? Nulla di concreto.

Anzi, proprio nulla in assoluto…O forse doveva ammettere a se stesso che non era così?



Quella notte, quando alzò gli occhi  e vide quella stella luminosa attraversare il cielo, quasi non gli sembrò vero. Era lì soltanto per lui, dopo aver tanto saputo aspettare.



Sentì dapprima sciogliersi qualcosa da qualche parte nel petto, e poi… la sentì spuntare, timida e piccina. Portò d’istinto una mano verso la guancia, ma si fermò.

“Oh no”, disse.  E,  sorridendo nel buio, lasciò che la sua prima lacrima gli arrivasse fino alle labbra.  Voleva sentirne il sapore, dato che non poteva vederla, ma solo immaginarla.

“E’ più delicata di una perla”, pensò. “Fosse la perla più preziosa della corona del re potrei tenerla in mano e guardarla, ma nessun re ha le mani tanto delicate da tenere in mano una lacrima”.

E d’improvviso si ricordò frammenti del discorso del suo compagno di sosta di tanto tempo prima.

 Gli aveva parlato della venuta di un re dai forzieri ricolmi di perle per tutto il mondo,  ma perle speciali, delicate, preziosissime ed invisibili ai più. “Ma  il tuo occhio è buono”, gli aveva detto.  “E la tua attesa si muove sotto ad un mantello prezioso”.

Si gettò a terra in ginocchio, e,  al colmo della gioia,  lasciò che le lacrime scendessero libere

E finalmente anche lui si sentì libero, leggero e felice per l’attesa di una lacrima caduta da una stella.



 Al seguente link potete ascoltare "Attesa" letto dall'attrice Annalisa Usai:
 https://www.youtube.com/watch?v=Bljb64azDKs





                                                                                                                           

Baffidigatto

"Baffidigatto" in versione libro

Quest'anno la slitta di  Babbo Natale è carica di Baffidigatto!

I nostri ringraziamenti  vanno a tutti coloro che hanno avuto e avranno la cortesia di leggere le nostre pagine  cartacee e virtuali e a tutti i paesaggi, i cieli, i fiori e i prati che hanno gentilmente concesso la loro bellezza per accompagnare le nostre parole.
Anna e Enea 


Che il Natale dia bello
bianco d'oro e d'argento
e l'inverno scintilli
d'invisibile gioia.

Enea




venerdì 2 dicembre 2016

La lezione della grìula


Di solito si lascia il proprio paese per superare un disagio o per fame. Il fenomeno, più che mai di attualità e spesso controverso, si fa curioso se valutato con distacco, quello che restituisce lucidità e dignità. Vale per l’uomo, quanto nel mondo dei volatili. Anzi, talvolta sono loro a darci lezioni. In un contesto di reale amore per la vita salta all’occhio l’istinto di un uccello che nel Biellese viene a svernare, contrariamente ai tanti che arrivano solo per nidificare in estate, la cesena, Turdus pilaris, o “grìula" in piemontese.

mercoledì 23 novembre 2016

Le poesie, quando bussano



Foto di Fausto Majocchi



Le poesie,
quando bussano alla porta,
- sottoforma di suoni
da universi lontani -
vestono di luce le parole
di cui vibra la Terra.

(Enea Grosso)

Il monte Rovella diventa dolce



Intorno ai vassoi di dolcetti si crea sempre una bella atmosfera. Ed è accaduto anche questa volta alla presentazione del pasticcino tipico di Valle Mosso, la Ruella, una sorta di tortina monoporzione che a gustarla fa immaginare il sole, anche se piove.

Al termine della conferenza stampa indetta dall’amministrazione comunale oggi, martedì, si è creato un cerchio, non magico, ma un po’ speciale sì, dove spontaneamente alcuni dei presenti hanno raccontato le loro esperienze in fatto d'amore per il territorio. Tutti la sapevano lunga a riguardo. E’ stato rincuorante ascoltare desideri e aspirazioni, sempre in un contesto gastronomico di alto livello fra parole d’effetto come miele, castagne, nocciole, burro, uova, farine e confetture. Tutti prodotti del territorio biellese che meritano attenzione.

La “Ruella” da oggi non è più soltanto il monte Rovella, la montagnola boscosa di 889 metri che si trova lungo lo spartiacque fra i torrenti Strona e Quargnasca, celebre già nelle vicende storiche, ma è anche la specialità che finalmente vede la luce dopo anni di gestazione progettuale, se ne parlava già nel 2013. Il prodotto è stato presentato con il distintivo Deco, la denominazione comunale d’origine, un marchio di qualità che consente ai Comuni di disciplinare in materia di valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali, ed è realizzato dalla Pasticceria Maniscalco e Rainero di frazione Campore. Sulla confezione, quale logo della Deco, è stato scelto il disegno che si trova sulla facciata del Centro culturale di Valle Mosso, una montagna stilizzata che trasforma i colori dei tessuti in momenti di cultura.

Al dolce è stato abbinato un racconto evocativo, per legarlo ancora di più al territorio. La storia è stata scritta da Massimiliano Chiti. “L’idea mi è venuta pensando a come si poteva vivere al tempo della Resistenza - spiega -. Ho così immaginato la storia della staffetta Ursula, che in parte viene riportata sull’etichetta della confezione”.

Alla presentazione della “Ruella” hanno partecipato Cristina Sasso, sindaco di Valle Mosso, Eusebio Fantini, assessore alla Cultura, Alì Bernecoli per la Pro loco di Crocemosso, Fabio e Massimo per la Pasticceria Maniscalco & Rainero, Roberto Costella, segretario di Slow Food Biella, Massimiliano Chiti, autore del racconto, e Mina Novello, scrittrice di innumerevoli testi di cucina locale.

I golosi potranno precipitarsi domenica 4 dicembre al mercatino di Natale, che si svolgerà per le vie di Valle Mosso, dove la “Ruella” verrà presentata anche alla popolazione.

Anna Arietti 
(testo e immagini)






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venerdì 18 novembre 2016

All'alba, tra le cose


Alba dorata a Hienghéne (Nuova Caledonia)


 All'alba
- tra le cose che tremano -
c'è il fremito della felicità
che vorrebbe sbocciare. 

Enea Grosso


...e porta di casa biellese :)

mercoledì 16 novembre 2016

lunedì 14 novembre 2016

La bellezza del vivere insieme



Non è come si pensa. La Bassa Biellese non è soltanto “zanzare d’estate e nebbia d’inverno”, come dicono certi che stanno più su. Il secondo fine settimana di novembre si festeggia il patrono, San Martino, nel minuscolo comune di Gifflenga: centoquaranta residenti e un gran dispiego di energia per celebrare la bellezza del vivere insieme.

domenica 30 ottobre 2016

Antiche notti dell'anima regni di fango e milioni di farfalle.




"C'è in Dio, qualcuno sostiene, una profonda, accecante oscurità"
(Henry Vaugham, poeta del XVII secolo citato dal Dott. Eben Alexander in "Milioni di farfalle", Ed. Oscar Absolute))

"Milioni di farfalle", Eben Alexander, Oscar Absolute. Traduzione di Maria Carla Dallavalle.

 In "Milioni di farfalle", il neurochirurgo statunitense Eben Alexander narra la sua esperienza di pre-morte in un'altra dimensione.
I suoi primi passi nell'aldilà si muovono  in quello che lui chiama il Regno della Prospettiva del Verme: un ambiente viscido e fangoso, scuro e senza uscita, popolato da filamenti simili a radici o vasi sanguigni che lui può agevolmente osservare intrappolato com'è in quel terreno umido e sporco come fosse un verme affondato nella terra.
Dapprima nulla lo turba, come se quella fosse una condizione naturale.
Ma ad un tratto inizia a percepire quel luogo come estraneo, ne avverte l'insopportabile odore di vomito e sangue, di feci e di morte, e vorrebbe andarsene. Ma dove? Non appena si pone quella domanda, ecco emergere qualcosa di nuovo in quella repellente oscurità senza uscita.


"...mentre mi ponevo quella domanda, dall'oscurità sovrastante emerse qualcosa di nuovo: non era né freddo né morto, né buio, ma l'esatto opposto di tutte queste cose. Se anche ci provassi per il resto della mia  vita, non sarei mai in grado di rendere giustizia all'entità che si stava avvicinando...non sarei in grado, neppure lontanamente, di descrivere quanto fosse bella. Ma ci proverò".     


 Da quell'istante ha inizio il suo  viaggio nei "regni superiori", in volo con la sua guida celeste su enormi  ali  tra milioni di bellissime farfalle, fino ad accedere ad una sorta di "utero cosmico" in cui percepisce Dio come "un buio fitto straripante di luce".


Durante il suo viaggio, suo malgrado dovrà fare più volte ritorno al Regno della Prospettiva del Verme;  ma  di volta in volta si sentirà sempre di più come un visitatore in grado di osservare con distacco quel fango mostruoso, senza più sentirlo come parte di sé, senza esserne nuovamente intrappolato. Lo percepirà per quello che é: uno dei tanti piani dell'esistenza necessari all'evoluzione e alla crescita. E riuscirà sempre più agevolmente a risalire alle porte del cielo, avendo appreso  che  "conoscere e pensare a una cosa è tutto ciò che serve per avvicinarsi ad essa".

"...dopo essere tornato nel regno inferiore, mi ci volle parecchio tempo per scoprire che effettivamente avevo un margine di controllo sul mio percorso, che non ero più intrappolato, (...) Ad un certo punto, immerso nelle profondità oscure, mi trovai a desiderare che tornasse la Melodia Avvolgente. Dopo un iniziale sforzo per ricordare le note, la musica meravigliosa e la vorticante Sfera di luce da cui sprigionava sbocciarono nella mia consapevolezza. Penetrarono ancora una volta nella melma gelatinosa, e io cominciai a salire".




 Nelle notti dell'anima e nei regni oscuri, quanti demoni gorgogliano nel fango.
Forse nel loro rozzo linguaggio primitivo  ci stanno solo  urlando a squarciagola che è tutta un'illusione, che non ci sono prigioni,  di guardare un po' più su, d'immaginare uno sprazzo di bellezza.
Forse sono anche loro  creature di luce in cammino insieme a noi.

 Ci sono sere buie che preludono a notti ancora più oscure e ad albe che sono un'incognita - potrebbero essere pigre e opache o forse premurose dispensatrici del coraggio che stavamo cercando, di energie inaspettate, di inattese aperture al futuro. 
 Ci sono notti che stridono fortemente - quasi sogghignando - con tutti i fantastici milioni di minuti in cui si è viussuti ricevendo e donando luce, o almeno cercando di farlo.
Ci sono notti come questa, in cui non solo non si vorrebbe essere mai nati, ma si vorrebbe morire all'istante, sparire dalla faccia della terra senza poi in qualche modo rinascere  nel regno dello spirito. Volatilizzarsi. Senza traccia sulla terra.
 Senza traccia nel cielo.
 Senza traccia del ricordo di nessuno.
 Senza traccia nella memoria di Dio.
 Essere il mulla.
 Sciogliersi insieme alle proprie lacrime, come la neve che scivola a valle con i ruscelli e si mescola alle loro acque limpide e nessuno se ne accorge.
 Liquefarsi alla carezza delle lacrime come una statua di sale insieme a tutto ciò che si è, a tutto ciò che gli altri pensano che tu sia, assieme ai volti delle persone per sempre vive nel proprio cuore, insieme alle decisioni prese e da prendere che ti schiacciano l'anima.
 Disintegrarsi sotto al peso insostenibile della propria debolezza, e con essa morire per sempre.
 Tutto questo è rinchiuso in una sera che sembra non offrire altri confini se non quelli delimitati da altissime muraglie a cui nemmeno il cielo può sfuggire.
 Non più confini di paesi nuovi.
 Non più persone care da conoscere.
 Non più amici nuovi a cui donarsi.
 Non più dolori contro cui lottare.
 Non più momenti - sebbene infantili - di ribellione.
 Il Nulla è il vestito da sera dell'anima, in una notte come questa, e manette e catene e lucchetti senza più chiave sono i suoi gioielli. Una notte che speravo di non incontrare mai, in cui a  ben poco serve il mio mondo fatto di fiori e di fili d'argento...
 (Enea Grosso,da "Fili d'amore", Ed. Fonopoli, 2001) 
  


Tutto sembra perso
il cuore consumato
l'anima un lenzuolo abbandonato
ai confini del mondo
Poi all'improvviso
torna il cielo.

(Enea Grosso)
 
"Non portatemi via i miei demoni: potrebbero fuggire anche i miei angeli".
(Reiner M. Rilke)



   Un ringraziamento al fotografo Fausto Majocchi per aver messo a disposizione le immagini del suo arichivio.

mercoledì 12 ottobre 2016

L'inverno


Galaverna in baraggia a Masserano

Non si può non amare l'inverno,
col freddo incastonato
nel ghiaccio
ricamato dal sole.

(Testo e immagini di Enea Grosso)

Parco della Burcina (Biella, 2012)

martedì 11 ottobre 2016

Quando la vita si fa dolce


Se esistono molti modi di reagire alla malattia non ancora curabile, accade che quel dover riconsiderare la vita possa farsi dolce, in un percorso di crescita senza fine.

venerdì 7 ottobre 2016