venerdì 2 dicembre 2016

La lezione della grìula


Di solito si lascia il proprio paese per superare un disagio o per fame. Il fenomeno, più che mai di attualità e spesso controverso, si fa curioso se valutato con distacco, quello che restituisce lucidità e dignità. Vale per l’uomo, quanto nel mondo dei volatili. Anzi, talvolta sono loro a darci lezioni. In un contesto di reale amore per la vita salta all’occhio l’istinto di un uccello che nel Biellese viene a svernare, contrariamente ai tanti che arrivano solo per nidificare in estate, la cesena, Turdus pilaris, o “grìula" in piemontese.
A parlarne con la passione che soltanto un ornitologo può metterci, è Lucio Bordignon, di Soprana, già autore di innumerevoli studi e pubblicazioni sull’avifauna locale.

“E’ un simpatico pennuto della famiglia dei tordi, che ricorda un merlo cicciotto, tanto per inquadrarlo mentalmente, e che spesso ritorna nella parlata: si dice ‘bàtte ai grìule’ per intendere che fa freddo, oppure lo chiamiamo ‘ciaciacca’, un termine onomatopeico che ricorda il suo verso - spiega -. E’ un animale molto resistente, dal piumaggio folto e ruvido. Si nutre anche di mele e cachi gelati; non ha paura di nulla, eppure pesa appena un ettogrammo; una situazione che ci farebbe schiattare subito”.

La cesena rappresenta l’emblema della rusticità, piccola ma forte. Patisce solo l’innevamento continuo, per mancanza di cibo; per questo in inverno lascia i suoi Paesi nordici e le grandi foreste boreali.

“Si nutre di frutta, di sorbo, uno dei suoi cibi preferiti, e di edera, le cui bacche sono per lei una manna e che da noi maturano fra gennaio e febbraio, quando il cibo scarseggia. Sarebbe interessante aprire una parentesi sull’importanza dell’edera per gli uccelli, una rampicante che tanti credono soffochi le piante, ma l’edera si appoggia soltanto, non è saprofita, che succhia. Usa la pianta per sostegno, al massimo toglie un po’ di luce. La sua conservazione nel bosco è strategica, in quanto è una nettarifera che fiorisce in autunno quando non ci sono altri fiori, garantisce riserve di cibo per le api e alimenta merli, tordi, colombacci e pettirossi. E’ anche la prima zona verde che consente di creare il nido”.

Storicamente è un uccello interessante dal punto di vista della cacciagione. “Come i tordi, si davano da mangiare già a Cesare e sono l’ultima selvaggina cacciata dai nostri nonni, terminati i periodi della lepre, della starna e della beccaccia. Siccome poi le cartucce costavano, con la ‘grìula', che si sposta a stormi, si sparava nel mucchio. Oggi invece è un gesto nobile ricordarsi di lei, soprattutto in un periodo in cui si trascurano i boschi e la campagna. Sarebbe una buona regola quando si raccogliere la frutta per noi, lasciarne anche un po’ per la cesena. Va bene anche la pratica di offrire il becchime comprato al supermercato, ma ideologicamente è meno naturale. Ricordiamoci poi che le briciole di pane non le fanno molto bene. Serve attuare la conservazione attiva, con cibo sano e tanta educazione ambientale, proponendola ai bimbi fin dalla più tenera età, dal vivo, non in televisione. La valenza dell’approccio è diversa, te le godi per davvero”.

Nel Biellese la cesena ama le zone montuose della Valle Cervo, Valle di Mosso, Val Sessera e di collina, da Valdengo a Sostegno, ma non disdegna di arrivare fino a Viverone, dove trova frutta anche in inverno inoltrato, nonché lombrichi, insetti, larve e invertebrati nei prati.

“E’ un uccello che si presenta a metà novembre e se ne va ad inizio marzo. Le prime che arrivano, meglio alloggiano, un po’ come fa l’uomo - ancora una similitudine -. Se ci appassioniamo ad osservarle, ci fanno compagnia mentre saltellano sui rami, con pettirossi, cince e fringuelli. Sono tutti uccelli che vengono volentieri sulle piante di cachi. Possiamo osservare anche merli, capinere, cinciallegre e codibugnoli. Sono molto meglio di un documentario in tivù - conclude Lucio Bordignon -. La tordela poi è territoriale e trascorre tutto il suo tempo a scacciare le ‘grìule’, che però arrivano in gruppo e riescono a cibarsi ugualmente”.

In pratica questi uccelli ci insegnano a condividere, anche se con gli inverni miti degli ultimi anni se ne vedono di meno. Loro, come noi, non fanno viaggi inutili. Se trovano cibo più vicino ai loro paesi natali, a casa loro, non attraversano le Alpi, soggette a bufere di neve, dove rischiano di morire di stenti, e anche questo un po’ fa riflettere.

Anna Arietti
scritto per BiellaCronaca il 2 dicembre 2016

Immagine di copertina: cesena, Turdus pilaris, o “grìula" in piemontese. Fotografia gentilmente concessa da Franco Lorenzini.


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