Voglio ricordare brevemente l’esperienza vissuta nel bel borgo di Masserano alla festa patronale.
Nella chiesa
parrocchiale Collegiata della Santissima Annunziata ho avuto il privilegio di
presentare il concerto di musica classica tenutosi in onore della Vergine Salus
Infirmorum, che anticamente si trovava nella vicina chiesa di San Teonesto,
ora sconsacrata.
Mi concedo
un aneddoto. Prima dell’avvio, sono andata alla ricerca di una seggiola su cui
sedermi fra l’esecuzione di un brano e l’altro. Non distante da me ne ho vista una
di fattura antica, in velluto rosso bordeaux, con testine di putti sui
braccioli, di cui ho compreso il prestigio, ma ho osato domandare a Giacomo,
organista, nonché regista dell’evento, se potevo utilizzarla. Sul suo volto è calata
l’ombra dell’imbarazzo: «Lì sedeva il Principe – mi ha sussurrato, precisando “proprio
in quel punto” -. Oggi la occupa il Vescovo,
comunque… sì, usala.» Il titolo di principe di Masserano apparteneva ai membri
della famiglia Ferrero-Fieschi, nobile casata piemontese che governava
l'omonimo Principato sin dal 1500. Quando mi è passato accanto il parroco, don
Jàrek, gli ho posto la stessa domanda, e lui, gentilmente, mi ha indicato invece
uno sgabello in legno, altrettanto confortevole, di cui ovviamente mi sono servita.
Ho avviato
con commozione il programma di sala dal presbiterio, dal leggìo posto accanto
all’altare, di fianco a lei, la Madonnina, la piccola statua lignea con bambino
risalente al 1300, di grande devozione popolare.
Il
concerto si è svolto con brani di Berthier, Morricone, Pachelbel, nome che mi
verrà detto di non aver pronunciato correttamente, Mozart, Tosti, Brahms,
Mascagni, Poulenc e Gómez. Le note eseguite dal maestro Alvaro all’organo e al
pianoforte, da Massimiliano al clarinetto, da Giacomo all’organo, appunto, con
l’interpretazione di Enea, soprano, si sono elevate fino a sfiorare il volto di
Lei sul piedistallo e i bellissimi trompe-l'œil dipinti lassù lungo le tre navate,
creando un'illusione ottica tridimensionale che accresceva il coinvolgimento.
È stata un’esperienza
che ricorderò anche per la grande partecipazione di pubblico, senza il quale la
celebrazione e il concerto non avrebbero avuto senso. È stato il ritrovarsi in
uno stesso luogo, certo, ma soprattutto è stato il riconoscersi parte di una
storia, di una fede e di una comunità, come ho letto. La musica è stata veicolo
di unione, che non sostituisce la preghiera, ma apre a un ulteriore spazio
intimo di equilibrio.
Ringrazio
il parroco don Jàrek per l’accoglienza, il caro Giacomo per essere stato mio
Cicerone e per la cura che nutre nei confronti della parrocchia, l’amica Enea e
i musicisti per avermi voluta accanto a loro e Ornella, che gestisce con
passione un gruppo sui social dedicato al paese di Masserano. Ancora ricordo le
tante persone presenti, con un unico ringraziamento collettivo per non
escludere nessuno.
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