lunedì 24 agosto 2026

Il lusso del dubbio, Alessandra sfida gli schemi

 

È una donna esuberante, schietta, che sa farsi notare, con una straordinaria forza d’animo, Alessandra Turra, classe 1972, nella vita è impiegata commerciale e blogger con un buon seguito sui social.

Questo tuo carattere te lo sei forgiata da sola o è legato a un vissuto?

«Deriva dall’esperienza – spiega -. Sono figlia di un padre che faticava a dimostrarmi affetto e oggi ho un pensiero ruminante, penso a lungo, che non è proprio così bello, sarebbe meglio vivere nella leggerezza. Mi piace però porre dei quesiti, creare apertura mentale».

Sei originaria di Verona.

«Sì, mi sono trasferita nel Biellese nel 1995, da qualche anno sono in città, e noto tante differenze. Qui le persone sono chiuse di mentalità. Spesso lo faccio notare e loro si arrabbiano e mi dicono: “Tornatene a Verona”. E hanno ragione. Del resto cosa vuoi? sono espansiva, cerco di non indossare troppe maschere, questo però non tutti lo accettano. Per me, se c’è qualcosa da dire bisogna essere diretti, altrimenti non ci si incontra, non ci si conosce. Dobbiamo essere noi stessi. La situazione vissuta con mio padre, mi aveva portato a crearmi una comfort zone in cui stare. Anche se vivevo nell’agio, perché per sopperire alla mancanza d’affetto, c’era il denaro, diventando adulta mi sono trovata ad affrontare la vita da sola, con le mie forze. È stata l’esperienza che mi ha fatto capire che ci poniamo troppi limiti. Ho iniziato ad apprezzare la bellezza del conoscere e dell’ascoltare, mentre spesso c’è fatica ad esprimersi, a esporsi. C’è diffidenza per mancanza di coraggio o voglia di socializzare. Esistono molto le “amicizie storiche”, poi non si fa di tutte le erbe un fascio, per carità. Forse dipende dall’essersi concentrati sulla sola economia del tessile e non ci si è confrontati con altre realtà. Quando poi però entri in sintonia, e a me capita spesso, funziona. Sarà che sono chiacchierona, mi metto in mostra, non sto di certo in un angolino, zitta. Percepisco però un velo di perbenismo, la necessità di doversi trovare al posto giusto per dire la cosa giusta, a volte di facciata. A Verona, quando in compagnia arrivava una persona noiosa, francamente non la voleva nessuno. Piaceva chi era esuberante, chi stava al gioco. Qui invece sembrano gradire di più le persone discrete. E se c’era un’amica che era da sola, la si invitava alle feste, anche se non conosceva nessuno, più gente c’era, più si faceva casino. Era più facile conoscersi ed è un aspetto che non noto soltanto io. Ecco, manca la voglia di conoscere il nuovo».

Sentirlo dire fa piacere. Il tuo è un invito a darsi uno scossone.

«Ecco, sì, perché si tende a rimanere nel “solito”.

Ti piace scrivere?

«Molto, perché è terapeutico, fa far pace con noi stessi. Scrivendo emergono questioni intime, che fanno bene alla salute».

In uno dei tuoi post sui social, scrivi: “Vivo ogni giorno come se fosse ultimo. La vita va vissuta”.

«Ho sete di conoscenza, perché è stimolante. Purtroppo, vige la credenza che se la donna vuole conoscere qualcuno, chissà poi cosa pensano. Gli uomini intanto sono creature semplici, non hanno la malizia della donna. Possono muoversi con lo scopo più vecchio del mondo, ma non sono invidiosi e sono molto più solidali fra loro; fra donne è diverso. Quella più esuberante, che ruba la scena, dà fastidio, e io puntualmente lo faccio, perché caratterialmente sono così, anche se mi dico: “Stai zitta, stai zitta, non dire niente”»

Pensi che bisogna godersi la vita, essere se stessi, che poi l’indole emerge.

«Esatto. Qui, se si organizza qualcosa, subito c’è chi si lamenta. Sono arrivati gli Alpini e tanti sclera vano. Ma no! Bisogna aprirsi un pochetto, eh! oltre a un bel clima di gioia, hanno portato movimento economico. Mia nonna Giovanna, che visse fino a 101 anni, si era sempre definita figlia del mondo, come pure mia mamma. Donne con la valigia sotto il letto - conclude Alessandra Turra -. Nonna visse gli ultimi anni a Biella, in un appartamento vicino al locale Melting Pot, ed era stata fatta una petizione per far abbassare la musica e lei, l’unica, aveva detto: “Ma va che almeno se sente un po’ de vita!” Il concetto è che bisogna aprirsi al mondo e tutti ne traggono beneficio. Anche a me piace il movimento, non si fosse capito».

Anna Arietti, testo
Immagine di copertina messa a disposizione da Alessandra Turra

L'articolo è stato scritto per "La Provincia di Biella.it" edizione di sabato 5 luglio 2025


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