domenica 29 maggio 2016

Alla scoperta della Valle Cervo, la strada per Oriomosso


La strada è asfaltata, quindi si può percorrere a piedi, o in auto, ma siccome è strettina, mentre la quiete è tanta, è comunque consigliabile parcheggiare al più presto.
Lasciato il centro abitato di Sagliano Micca, si percorre la strada provinciale; in breve si entra nel territorio di Quittengo, frazione Bogna, un pugno di case; ad annunciarlo è la segnaletica stradale.

Dopo qualche centinaio di metri, si incontra sulla destra una strada in salita, asfaltata (foto1), per Rialmosso (km 0). Non ci si può sbagliare; sulla sinistra c'è uno scalpellino.


(foto1) la strada in salita sulla destra


Dopo aver affrontato due tornanti (foto 2), si arriva a Rialmosso (km 0.9), frazione di Quittengo. Sulla destra c'è un piccolo parcheggio, molto pratico; comunque, poco oltre, è ancora possibile sostare lungo la strada. Di fronte si vede la chiesetta (foto 3).

 (foto2)


(foto3)


Rialmosso è il paese natale di Luigi Boffa Tarlatta, detto “Il Tintoretto della Valle Cervo”.

(cappelletta a lato del parcheggio)


Il panorama c'è. 

Proseguendo sulla via principale, in salita, si passa sotto ad una cappelletta votiva (foto4) e si raggiunge Tomati (km 1,4) (foto5); uno dei tantissimi borghi che merita la visita. Nella frazione è presente una grossa macina in pietra, la pista, utilizzata anticamente nella lavorazione della canapa (foto6).

 (foto4)
 (foto5)

 (foto6)

Rio Malesse

Lasciata Tomati, inizia un tratto pianeggiante e ombreggiato (foto7). Superata la roccia attrezzata a palestra (foto8), si arriva alla “Pila bassa” (km 2,4) (foto9), uno dei tanti punti panoramici con panca e tavolo. Poco oltre, sempre seguendo la via asfaltata, al chilometro 2.6, si gode di nuovo di una vista spettacolare sulla Valle.

 (foto7)

 (foto8)

 (foto9)







seguire per Oriomosso


Superato il tornante, si arriva ad un bivio a ics; si segue sempre per Oriomosso, Monte Pila (foto10).


(foto10)

Volendo si può fare una piccola deviazione per Roreto, la strada in discesa, tutta a sinistra (foto11).



(foto11)

Nella spettacolare Villa Piatti soggiornarono Camillo Benso conte di Cavour ed Edmondo De Amicis. Vi prego voler prendere nota che la strada per Roreto è senza uscita. C'è anche un cartello che lo indica, ciò nonostante, a suo tempo, mi inoltrai (non a piedi, purtroppo!). In quell'occasione potei invertire il senso di marcia soltanto grazie alla cortesia di un residente che, aprendo la serranda della sua autorimessa, mi permise di fare manovra; altrimenti, molto probabilmente, sarei ancora là, intenta a non peggiorare la situazione.

Sempre tenendo per Oriomosso, dopo alcuni tornanti, si raggiunge il cimitero monumentale (foto12) (km 4.3). Da questo punto il panorama è incantevole (foto13).

(foto12)

(foto13)

In basso a destra spicca Villa Piatti di Roreto, di fronte (al centro della vallata) si vede l'abitato di Campiglia Cervo, in alto a sinistra è evidente il Santuario di San Giovanni d'Andorno. Se il cielo è azzurro merita fare ancora uno sforzo per raggiungere la cima del monte Pila (997 m.s.l.) (dieci minuti a piedi) che si trova sulla sinistra del cimitero. Il percorso è segnalato (foto14) ed inizia a lato del parcheggio all'ingresso del paese.

 (foto14)

 (castagno secolare all'ingresso di Oriomosso)


Oriomosso è un piccolo gioiello; assolutamente da visitare.

Per fare ritorno, seguire la direzione per “Balma/Biella” (foto14), quindi sulla provinciale si svolta a sinistra per Biella, oppure si gira a destra e si procede per Campiglia (foto15 e foto15bis) lungo un itinerario altrettanto interessante che porta alla scoperta di Rosazza e Piedicavallo, dove la strada finisce, ma questo è un altro viaggio.

(foto14)



(foto15)

 (foto15bis)


Visitando le borgate, a meno che non capitiate in un giorno di festa, non incontrerete nessuno. Qualche residente però c'è e molto probabilmente vi sta scrutando da dietro le tende di casa, convinto, credo, di non essere visto.



Per completezza di informazione, lo dico, nonostante la nomea di “orsi”, i valit, i valligiani, che ho conosciuto, sono stati tutti squisiti.

Anna Arietti
(testo e immagini)






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