venerdì 15 luglio 2016

Luoghi che sono poesia: il Cuore di Voh

La Nuova Caledonia ha un cuore grande e in gran parte  ancora limpido.
Lo si scopre mano a mano che si permette ai propri battiti di armonizzarsi con quelli del posto; ed è a questo punto che si schiudono i sorrisi della gente e il viaggio mette le ali.
Allo stesso modo bisogna dare  agli occhi il tempo di abituarsi al verde e alla luce  ai piedi delle montagne affinché indovinino le curve perfette disegnate dalle mangrovie: quelle del Cuore di Voh, reso celebre dal fotografo Yann  Arthus- Bertrand.

Il cuore è appena sotto alla scritta in alto



Se si esclude di sorvolare la zona in elicottero, credo che un'escursione con il Signor Jacques  Loquet - esperto del  territorio -  sia il miglior modo per raggiungere il punto di vista ideale - e all'ora ideale  con la luce giusta del mattino -  su questa meraviglia della natura. 

Jacques Loquet

















Oltre al Cuore e al paesaggio, aggiungo alla lista delle meraviglie del luogo la calda accoglienza della famiglia del capo tribù di Tieta.
Non è vietato l'ingresso nei villaggi kanak, ma bisogna rispettare la consuetudine di chiedere il permesso al capo e di portargli un dono simbolico. 
Superato un certo qual  timore da ambo i lati, gli sguardi cambiano, le barriere cadono. Si accede allo spazio buono  del linguaggio universale con biscotti, Nutella e una tazza di tè. 
L'armonia si nutre di piccole cose. 





"L'area relax ha ridato vita al paese"


Arrivano a Callabiana da ovunque, Nuova Zelanda, Brasile, Norvegia, Israele. Anche da diverse regioni italiane. Ci sono state pure due palermitane affascinate dal tanto verde, altro che il loro azzurro mare. Ad accogliere all'area relax di proprietà comunale, inaugurata lo scorso marzo, c'è Giulia, 54 anni, che la gestisce con il fratello Alessandro e la sorella Eleonora. La piccola struttura, è stata realizzata nell'ex asilo, a suo tempo diretto dalle suore, che oggi ospita anche un bar e una locanda, operativi da più tempo.

martedì 12 luglio 2016

I sorrisi di Hyehen - Orazio Flacco (Epodi)



Hienghène
 L'Oceano che vaga intorno al mondo
ci attende. E andremo
in cerca delle terre fortunate,
delle isole ricche dove il suolo 
dà frutto sempre, senza mai ararlo,
la vigna non potata è sempre florida,
l'olivo non tradisce germinando,
il fico rugginoso adorna l'albero,
stilla il miele dai lecci calvi,balza                                                                                       
dai monti alti, sonora, un'acqua lieve:                                                  
laggiù le capre vengono                                                                           
senza richiamo per la mungitura,
il gregge è amico, le mammelle gonfie.                           
Non si ode a sera l'orso
urlare intorno all'ovile, la terra
profonda non s'inturgida di vipere.
Spesso felicemente stupiremo;
d'uno scirocco carico di acqua
che non rade di larghe piogge il campo,
del secco delle zolle che non brucia
la semenza nutrita, perchè entrambi
misurerà il Padre dei Celesti.
(Orazio Flacco, Odi e Epodi, Rizzoli, citato da Sabino Chialà in "Parole in cammino", Ed. Quiqajon, Monastero di Bose)

Hyehen, Provincia del Nord, costa orientale

Hienghéne (Hyehen), Nuova Caledonia.
All'imbrunire non avevamo ancora trovato la nostra meta, l'hotel Koulnoue, e la strada era fiancheggiata solo da bosco; ma ecco spuntare sul lato sinistro  un tetto azzurro e una radura in cima ad una breve salita.
Osare o non osare?  Osiamo. Parcheggiamo l'auto al margine del cortile d'erba.
Come saranno accolte dai padroni di casa  due sconosciute - mia mamma ed io -  arrivate   davanti allo zerbino a mezz'ora dal buio ?
La risposta è il  sorriso   bianco scintillante e radioso di  un Bob Marley caledoniano, Jimmy, seguito dalla moglie Stey, riservata e gentile.
In quell'energia gioiosa non c'è spazio alcuno per  diffidenza o fastidio;  come se trovarsi due perfette estranee in cortile fosse una benedizione dal cielo. Come se non ci fosse altro modo per dare il benvenuto se non  sorridendo dal cuore.
Se siamo entrate nella loro proprietà,  avremo avuto senz'altro un buon motivo, o meglio, un motivo buono, una buona intenzione. Perché mai non dovrebbe essere così.
Ci spiegano che il Koulnoue Village è  nelle vicinanze - completamente mimetizzato nel bosco, come la maggioranza delle costruzioni locali -  e decidono  di accompagnarci.
Non viene detto, ma sappiamo che ci rivedremo prima della nostra partenza.

Jimmy e Stey - Hyehen

A sinistra, la roccia a forma di gallina

La via lungo la costa est oltre Hienghéne, verso nord.


Un paradiso deserto



L'ultimo traghetto caledoniano a Hyehen. Altrove  ormai ci sono i  ponti.


In attesa del traghetto sul fiume
Un Caronte molto gioviale



Il sorriso della costa est  brilla di continuo nel paesaggio e sul viso delle persone. L'attitudine alla gioia sembra essere  una dote spontanea locale.
Nessuno ha problemi a farsi fotografare, se lo si domanda con garbo.
Quando, accostando l'auto, chiedo se posso scattarle una foto, una signora lungo la via non si scompone nemmeno per un attimo. Piuttosto è la domanda formulata con un certo qual  timore a stupirla. 'Vuol farmi una foto? Certo che sì! Che problema c'è?', dice con le parole e lo sguardo.
Non è il caso di spiegarle di non azzardarsi  a fare la mia  stessa richiesta - affiancandosi in  auto ad un estraneo su strada isolata  e con accento straniero - dovesse mai trovarsi nei dintorni di Biella o Milano...



Anche le signore impegnate nei preparativi per una grande festa al centro di Hienghéne  si fanno ritrarre volentieri e ci regalano tre decorazioni intrecciate con le foglie di palma.


Preparativi per una festa della comunità di Hyehen
M.lle Lucie, sorridente autostoppista


Foto e sorrisi al mercato coperto (Touho)
Mercato a Tohuo
 Lasciandoci Hienghéne alle spalle (Hyehen per i kanak) diamo un passaggio  ad  una sorridente autostoppista, Lucie, diretta al mercato di Tohuo : qui gli autobus sono rari  e le auto altrettanto!
Il tratto è abbastanza lungo. Ogni tanto compare qualcuno in mezzo alla campagna e lei puntualmente  saluta sbracciandosi: si tratta sempre di uno dei suoi parenti! Lucie appartiene alla Tribù The Mouy /tièmuhi/. Facciamo anche noi  una sosta fuori programma al mercato: è  un tripudio di frutta e verdura, colori e sorrisi.
Quando arriviamo a Poindimiè il mercato sta invece volgendo al termine. Le signore kanak siedono all'ombra con le borse cariche di spesa.
In questo paesino minuscolo c'è un  ufficio del turismo dove veniamo accolte  dall'unico impiegato, un giovane francese che con estrema cortesia ci dà un sacco di informazioni sul territorio.
Ad una parete ci sono due poster con alcune specie di uccelli endemici dell'isola.
Sentire  il canto degli   uccellini all'alba e al tramonto è qualcosa di davvero speciale in Nuova Caledonia! I cori sono incantevoli. Sono uno dei più bei ricordi di viaggio  insieme ai sorrisi della gente.
Dopo il mercato a Poindimié


Grande cortesia all'ufficio turistico di Pondimié

 Sono sicura che   il poeta Orazio avrebbe apprezzato questa 'terra fortunata' dove anche  la natura sembra non  sentire la necessità di difendersi, si possono persino abbracciare le araucarie  e le mangrovie disegnano forme perfette di cuori e petali giocando col verde delle loro chiome.


Araucarie da accarezzare  al Parco della Rivière Bleue.
Il Cuore di Voh - Grande Terre


 P.S.: per ingrandire le foto e vederle in sequenza è sufficiente cliccarci sopra.

sabato 2 luglio 2016

Come dialogare con i bambini


Arricchire i percorsi didattici, introducendo la filosofia fin dalla scuola materna magari suona folle, ma è una risorsa educativa. Il metodo stimola la capacità di ragionare, come spiega Cristina Pasteris, 24 anni, originaria di Moncrivello (Vercelli), laureanda in Scienze della formazione primaria all'Università di Torino. 

lunedì 27 giugno 2016

I racconti della Titina - Cucce e sogni





 “Bau! Bau! Huauuuu! Huauuuu!”

Doppio bau breve seguito da doppio guaito. Tutte le galline riconobbero immediatamente il segnale: allarme arancione. Volpe in vista.



“Coococcocodè…meglio dormire al sicuro”, chiocciò ad alta voce Gertrude, la capo gruppo.

“Uffa, però… con una notte d’estate così calda avrei preferito addormentarmi sotto al pergolato”, si lamentò una pollastrella ancora poco esperta della vita.

“A chi lo dici”, replicò Gegia mesta. “Mi ero già sistemata nella bicocca comoda vicino al fienile”.

“Animo! Sbrigatevi! Poche storie!” esclamò Gertrude con un tono che non ammetteva repliche.

“D’accordo che non è l’allarme rosso, ma meglio non rischiare. Dopo che la Titina si preoccupa per noi notte e giorno, che stupido sarebbe ignorare il suo avviso! Sa quello che fa. Su, seguitemi in pollaio”. 

  
“Miiiiaoooo! Mi pareva un guaito – come dire? – leggerino, ‘nevvero?, miagolò Micio Figaro con languida ironia. Fingendo di sbadigliare sbirciò la Titina con la coda dell’occhio. “Cos’è? Hai la raucedine? Hau-huau”, le disse, imitandola ridacchiando.

“Non ho la raucedine”, replicò la cagnetta con aria austera e risentita. “Cosa stai insinuando, Micio? Contati le pulci, invece di fare ironia di terz’ordine. Fatti la toeletta e pussa via. Sciò! Sciò ! Sparisci”.

“Ooooooh! Ma come siamo su-scet –ti-bi-li stasera… Codina di paglia, eh?!? M’era parso di sentire che stasera c’è il  Ballo delle Pellicce Rosse alla Gran Quercia della Baraggia…Non è certo notte da caccia alle galline, con tutto il ben di Dio da mangiare alla festa…Ma magari avrò capito male, eh”. E ridacchiò sotto i lunghi baffi.

“….Ehhhhmmmm, appunto. Con tutte le volpi invitate da boschi vicini e lontani,  non si sa mai. Meglio essere prudenti”, replicò la Titina assumendo un’espressione da persona che sa il fatto suo.

“Eh già! Meglio spingere prudentemente quelle scioccherelle nel pollaio al caldo, e liberare le cucce arieggiate e fresche per invitare i cani cittadini in vacanza. Lo so, sai, che sono arrivati proooooprio ieri, guarda caso …miao, miao , sìsssìsìsì! Mmmmiaooo…mihi hihi hi hi”. E scoppiò in una risata miagolata alquanto irrispettosa.

“Ma cosa diavolo vai insinuando…Mi ricordo ancora di quando sei finito - bagnato -  nel mucchio di cenere,  eri ridicolo! Ridicolo come adesso! Lo stupido spettacolo di un gatto stupido.

Figaro strizzò l’occhio alla Titina.

“Dai, non prendertela, non ne farò parola. Però mi lasci il posto sotto al pergolato. Il fieno mi impolvera il pelo del collo”.

“OK!" annuì la TItina con aria complice, pregustando la nanna nella cuccia estiva de-luxe della Gegia.



Pian pianino scese l’imbrunire  sulla cascina e sul cortile, sul fienile ed il pergolato.

Il Micio sedeva immobile come una morbida sfinge grigia sul tetto del pollaio, le fessure degli occhi puntate verso l’infinito. Sotto alla luce chiara della luna sembrava avvolto in una pelliccia d’argento. Era facile pensare che i canti delle migliaia di rane nelle risaie venissero intonati in suo onore.

“Certo che ha un’aria molto elegante…Che sia davvero di nobili origini, come credono quelle sempliciotte di galline adoranti? Mah…che sia vera 'sta storia degli avi importanti in Egitto?”. 
Per qualche istante la Titina si immaginò Figaro – la schiena dritta a zampe unite – seduto sulla sabbia dorata, le Piramidi d’oro  in lontananza. Ma essendo l’Egitto lontano e la nanna nella cuccia de-luxe una certa e vicina realtà, la seconda immagine ebbe la meglio nella sua mente pratica.


“Che meraviglia….YAAWN!”. Sbadigliò con soddisfazione accoccolandosi sulla paglia. “Brezza giusta, luna piena, la pancia anche, le volpi impegnate…Oh sì! Una notte di vera vacanza. Meritatissima, per tutti i lupi della Siberia! Sìsssì…”.

Un vero cane da guardia, anche in una notte di ferie ha tuttavia sempre un occhio vigile. 
Nel dormiveglia le  sembrò di sentire leggere vibrazioni sul terreno. E infatti, un secondo prima che gli occhi si spalancassero del tutto, PATAPUNFETE, qualcosa di morbido era scivolato furtivo sulla paglia accanto a lei.

“Buon, buona, Titina”, sussurrò una voce delicata, mentre una mano le accarezzava la testa e la schiena.  “Dai che ci stiamo tutte e due, spostati un po’”.

“Uffffaaaaaaa…”pensò tra sé e sé. Ma pensò anche che addormentarsi con un massaggio non sarebbe stato poi così male. E poi la piccola Lela le era simpatica. Prendeva sempre le sue parti quando c’erano discussioni, e quando le faceva il bagno usava sempre di nascosto lo shampoo profumato della mamma. Ma cosa ci faceva la Lela da sola in cortile a quell’ora? Oh, ma piccolina! La cagnetta si accorse che la bimba aveva gli occhi lucidi e che il naso continuava a colare nell’enorme fazzoletto a quadri del nonno. Si pentì di aver sbuffato e si sedette sulle zampe per farle più posto. Il nido estivo della Gegia era di lusso, sì, ma pur sempre un nido di gallina. Non una doppia con servizi e balcone.


“La mamma e il papà stanno litigando, litigano sempre” sussurrò Lela singhiozzando direttamente dentro all’orecchio sinistro del cane. “Io a casa nel lettino  non ci dormo!2 E pianse quasi stritolando il cane fra le braccia esili.  Era sconsolata.

La Titina le leccò la mano in segno di affetto. “Oh, come mi dispiace, piccola!, pensò. E anche se si sentiva soffocare, non osò svincolarsi dall’abbraccio. “Ne parlerò al Micio. Si lascerà accarezzare fin sulla coda senza discutere anche lontano dai pasti. Sembra superiore a tutto, ma lo so che batte un cuore sotto a quell’aria da felino distaccato dal mondo”.

I pensieri e le carezze furono scossi da un vociare improvviso.

“LEEEEELA! Dove sei? Rispondi!”.

Il papà e la mamma la stavano cercando.

“SSSSsssssssssssshhhh….” Fece la bimbacon l’indice sulle labbra rivolta alla cagnetta . 
“Non tradirmi!”. E lei ubbidiente si accucciò ignorando i richiami. Ma ben presto una torcia le illuminò entrambe.

“Ah, meno male…ma cosa ci fai qui con la Titina? E cosa ci fa la Titina nel nido della Gegia?”

“E’ già successo”, rispose la mamma. “Quando fa caldo ogni tanto la sfratta. Chissà perché, con tutto il posto che ha”.

“Dai, Lela, torniamo a nanna”. Ma quando il papà allungo il braccio per sollevare la bimba, questa si fece pesante come il piombo, si abbarbicò ancor di più al cane e sibilò: “NO, NO! Lasciami stare! Io dormoo qui nella cuccia”.

“Possiamo lasciar dormire la TItina sul tappeto davanti al tuo lettino per questa notte”.

Sentendo ciò l’interessata s’illuminò tutta: mai, mai le era stato concesso un simile lusso. 
“Sai l’invidia, Figaro e compagnia?”, pregustò fra sé.  Purtroppo Lela fu irremovibile. “NO! Noooooooo! Resto qui. Non mi muovo”.

I genitori si sentivano un po’ in colpa. Non volevano lasciare la bimba da sola a dormire in cortile, ma nemmeno strapparla dalla cuccia a forza. Anche perché la Titina stessa non sembrava intenzionata a farsi smuovere. Aveva uno sguardo insolito e accennava a ringhiare non appena una mano si avvicinava troppo.

La notte era piacevole e fresca. Si stava meglio nell’aia che in casa. L’ora delle zanzare era finita. 
I concerti della rane erano al culmine. Nell’angolo più comodo del fienile dormiva Figaro a forma di ciambella. Aveva fatto i capricci per dormire sotto al pergolato, e poi  alla fine aveva spifferato tutto alla Gegia e le aveva ceduto il posto - da vero gentle-cat. 
Gli piaceva fare lo splendido ogni tanto.

La mamma e il papà lo imitarono sdraiandosi tra le balle di fieno. Ora dormivano tutti vicini, nessuno dove sarebbe dovuto essere.

Tutti dormirono tranquilli in cucce diverse dal solito, posando il capo sulla polvere dei sogni delle notti passate, mescolando così i loro sogni a quelli altrui.

Ci fu chi sognò una Gegia Faraona appollaiata su di un trono dorato; chi un gatto dall’aria nobile  su di un cuscino di porpora in navigazione su di una zattera tra le risaie. Chi sognò di volpi addomesticate ed ubbidienti ad una Titina molto ma molto autorevole. 
Qualcuno sognò di deporre uova d’oro e qualcun altro di raccoglierle. Ci fu chi si vide camminare in un prato bellissimo dove nessuno poteva litigare, e a chi sembrò di nuotare in uno stagno dall’acqua di rose che rendeva il pelo dei cani soffice come le piume dei pulcini.

Certi sogni sembravano senza capo né coda, ma tutti furono felici di averli sognati e poi di raccontarli e di ascoltarli, seduti o accucciati o appollaiati sotto al pergolato al riparo dal sole di luglio.

“Non è male questo pollaio pieno di sogni nuovi”pensò la Titina sdraiandosi all’ombra tra la Gegia e il Micio sull’erba verde e così morbida e invitante che avrebbe suscitato l’invidia di un re.

(Enea Grosso)