giovedì 19 febbraio 2026

Occasione di confronto fra Don e Imam

È una domenica pomeriggio senza segni particolari, di febbraio.

A Vallemosso – di competenza amministrativa di Valdilana - il don, don Mario, della parrocchia di Sant’Eusebio, organizza un incontro che mi attrae. In sostanza promuove il “Dialogo fra Cristiani e Mussulmani su Quaresima e Ramadan”, visto che, come scrive ancora sulla locandina, la provvidenziale coincidenza dell’inizio di entrambi ricorre il 18 febbraio 2026. È l’idea che arriva sulla scia della visita di Papa Leone XIV alla Moschea Blu (Moschea Sultan Ahmed) a Istanbul, avvenuta in Turchia, il 29 novembre 2025.

Partecipo priva di aspettative, che è il presupposto migliore. Incontro sul sagrato della chiesa Rachid, artista che conosco da lunga data, con cui m’intrattengo. Arrivano gli amici, Lucia e Luca, e a seguire un gruppetto di donne occidentali, che non sarebbe di alcuna importanza evidenziarlo, ma che in questo caso va precisato per segnalare la partecipazione di donne di differente fede religiosa. Sbuca poi il Don da un cancelletto laterale, che conduce all’oratorio, luogo in cui si svolgerà l’incontro, e ci spiega come si svilupperà il pomeriggio. C’invita a seguire le disposizioni concordate: gli uomini, in sala, devono sedere davanti, le donne tutte dietro, nelle ultime file, e così sarà.

Relatore per la presentazione della Quaresima è appunto don Mario Foglia Parrucin, mentre referente per la presentazione del Ramadan è l’Imam, il dottor Hamid Zariate.

“È un incontro per conoscersi, non per puntare sul diverso, ma su ciò che ci unisce e i punti sono tanti – dice don Mario, prendendo il microfono -. In questo momento storico abbiamo bisogno di camminare e di riconoscerci figli di uno stesso Dio. E poi abbiamo un padre comune nella fede che è Abramo. Altro punto in comune sono i fratelli e le sorelle ebrei”.

“Intanto dobbiamo dire che i mussulmani non fanno il Ramadan – chiarisce l’imam Hamid quando è il suo turno -. Il mussulmano digiuna durante il Ramadan, che è il nome del mese, il nono del calendario lunare, dell’astensione, del digiuno dal bere, dal mangiare e dall’avere rapporti sessuali con la propria moglie o con il proprio marito. Dire: fare Ramadan è come dire fare dicembre, non vuol dire nulla. È il mese dell’astensione da tutto ciò che Dio considera illecito, da qualunque peccato. Bisogna elevare lo spirito”.

Apprezzo molto l’aver compreso come nell’Islam non ci sia un intermediario fra la persona e Dio. L’imam è soltanto una guida. Entrambi gli accompagnatori spirituali approfondiscono poi il senso del digiuno nel suo valore simbolico, che accomuna le due fedi. Si susseguono interventi da parte dei partecipanti. Capisco che c’è molto da comprendere. Il prossimo appuntamento si terrà in moschea, o nei pressi, come avvenuto oggi, il 15 febbraio, accanto alla chiesa. 

Segue un piccolo rinfresco. Gli uomini s’intrattengono in sala, con un banchetto di leccornìe, osservato con interesse dalle donne, le quali invece proseguono la loro conoscenza al piano terreno. Ci viene servito un tè caldo con tartine alla composta di fichi, molto buoni. Tutte siedono intorno a un tavolone, ancora divise, cristiane e musulmane, ma questo distinguo mi sta stretto. Mi alzo e inizio a stringere mani alle “altre”. Quasi tutte portano un velo discreto, che nasconde i capelli. Sono sorridenti, parlano volentieri. Finalmente quel senso di “noi e voi” svanisce. L’atmosfera si anima, ci si parla tutte. Ci si avvicina. Avrei parecchie domande da porre, ma cerco di contenermi. Mi confronto con una ragazza di 16 anni che frequenta la scuola superiore e non porta il velo. È lì con la sorella maggiore. Entrambe parlano un buon italiano. La loro mamma invece non conosce la lingua e mi fa un sorriso. Incontro poi Bahiscia, che potrebbe essere scritto Bahija o Bahijah, e Fatiha. Le ricordo con piacere per la loro grande cordialità. Spero di rivederle ancora.

Don Mario mette molto del proprio nell’avvicinare tutte le persone al senso di comunità. Nelle chiese da lui rette, nello spazio prossimo alla postazione del parroco, ha disposto dei tavolini colorati con piccole sedie per i bimbi, in cui i genitori possono lasciare i figli durante la celebrazione della santa messa. E i banchi sono disposti in modo obliquo, non più orientati verso l’altare, in modo che i partecipanti all’eucarestia possano vedersi. Il parroco celebra sempre da una posizione centrale, ma più vicina alla gente, dinnanzi a un semplice leggio. È la seconda volta che incontro don Mario e noto che porta di nuovo una berrettina in lana, che gli sta giusta giusta. Dev’esserci affezionato. 

Intanto oggi imparo a dire “Asal aykum”, il suono percepito è all’incirca questo, che è il modo più comune per salutarsi. Mi spiegano che significa “pace a te”, di cui trovo la trascrizione As-salāmu ʿalaykum (ٱلسَّلَامُ عَلَيْكُمْ).

Siamo tutti esseri umani fragili e meravigliosi, con pari diritti e doveri, e penso che sia soltanto normale vivere nel reciproco rispetto. Pace a te.


Anna Arietti
(Testo e Immagini)


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