Dopo ciò che è accaduto durante il periodo pandemico, tralasciando totalmente chi era pro e chi contro determinate scelte, cos'è veramente rimasto dell'umanità?
Corpi, carne priva di spirito.
Siamo veramente in pochi ad aver mantenuto l'anima, quei 21 grammi (teoria di Duncan McDougall) che sembrerebbero essere il peso dell'anima che abbandona il corpo al momento della morte.
Dalla pandemia tutto è cambiato, l'essere umano ha svelato la bestia che ha dentro di sé, non l'ha più gestita, governata, messa a tacere.
Da entrambe le fazioni, se così le vogliamo chiamare.
Homo homini lupus.
È una ferocia atavica, ancestrale, dai tempi in cui l'uomo doveva sopravvivere uccidendo bestie per cibarsi e esseri umani per mantenere il controllo territoriale.
Oggi generalmente non uccidiamo in senso fisico, ma psicologicamente, morte ancor più lenta e sadica, che distrugge dentro. Ti spezza, ti comprime, ti toglie il respiro.
Lo facciamo per invidia, gelosia, per mantenere il proprio status sociale, per ottenere di più sul lavoro, per poter soddisfare le esigenze carnali.
Ed ecco che la cattiveria e l'apatia prendono il sopravvento.
Nessuna scelta è fatta tenendo in considerazione l'etica, la morale, i sentimenti.
Un'era epocale, dove l'ignoranza la fa da padrona, dove il confronto costruttivo e pacato è bandito.
Pian piano torniamo bestie, soggiogate dall'ira, da schemi mentali rigidi, da lavori sempre più opprimenti, da presunti amori eterni, da tradimenti, dalla frustrazione sfogata sui social, sui giornali, per strada, al bar sotto casa.
Ed ecco che le bestie si abbuffano al banchetto, lacerando brandelli di carne, accaparrandosi quella più polposa, con la bocca sporca di unto, lasciando morire di fame chi non arriva in tempo per assaporarla.
È un'eterna gara al più forte, a quello che non deve chiedere aiuto a nessuno. Il debole perisce nella totale indifferenza della società in cui vive. Aver bisogno di aiuto è una colpa, una vergogna.
Il vincitore è osannato dalla folla, è preso come esempio da seguire, noncurante dei cadaveri che ha lasciato dietro di sé.
Tutto è tremendamente veloce.
Azzanna, gusta, riparte.
Mi aspettavo un mondo diverso, memore di ciò che è accaduto in un passato più o meno recente.
Mi sbagliavo, si dimentica e si ricomincia ripercorrendo gli stessi errori, ma con maggior crudeltà, perché l'anima si è indurita inesorabilmente.
Sono i moderni vampiri che non mordono il collo, ma puntano direttamente al cuore.
Trasmettono il morbo con il loro esempio di vita, privo di scrupoli, ma sempre vincente.
Il loro trono è vacillante, effimero, momentaneo, ma la loro forza vince sui deboli che hanno, come unica colpa, quella di essere rimasti umani.
Ti vogliono vampiro per coprire e normalizzare le loro nefandezze, perché il mondo va così, perché solo in questo modo vinci su tutti.
Unica via di salvezza, la parola.
La parola di conforto, di vicinanza, d'amore, di salvezza dall'aridità.
Siamo ancora in tempo per non essere vampirizzati?
Ai posteri l'ardua sentenza.
Alessandra Turra
(testo e immagine di copertina)
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