domenica 18 gennaio 2026

Don Angelo Livorno di Alessio Passiatore e Luca Iezzi


Don Angelo Livorno “piccolo e grande parroco” (1867-1950)

Ringrazio vivamente Luca Iezzi per avere ripreso il lavoro storico su Angelo Livorno, iniziato dal nostro Alessio, averlo completato e offerto alla Parrocchia. Il testo lo pubblicheremo a brani diviso in 5 capitoletti. Recuperare la storia di persone che hanno dato tanto al nostro territorio è un atto di riconoscenza dovuto e ci aiuta comprendere molto del nostro presente ed apprezzare la nostra storia. Ci aiuta ad avere responsabilità nel collaborare perché la vita sociale continui a migliorare per le generazioni future.

Questo scritto sulla vita di Don Angelo Livorno, per 57 anni parroco di San Silvestro e di cui quest’anno ricorre il 75° anniversario della morte, nasce da una ricerca che il caro seminarista Alessio Passiatore, prematuramente scomparso lo scorso anno, aveva intrapreso rintracciando diversi articoli che lo citavano nei giornali dell’epoca. La ricerca era finalizzata ad una serata che intendeva organizzare per illustrare la figura di questo sacerdote poliedrico e illuminato. Alessio, con l’intuito e le competenze di storico che lo distinguevano, ne aveva subito compreso l’importanza durante il suo servizio a Mottalciata. La scaletta della serata era già stata definita, incluso un momento finale con testimonianze e ricordi, ma Dio volle chiamarlo a sé prima che riuscisse a fissare la data della conferenza. Raccogliendo quanto già rintracciato da Alessio e con il contributo di un ulteriore documento successivamente individuato nell’archivio parrocchiale, proviamo a tracciare alcuni aspetti di questa importante figura di sacerdote.

Nato a Miagliano il 19 luglio del 1867 da Lorenzo, il giornale Biella Cattolica (poi divenuto Il Biellese) ne riferisce tutto il cammino religioso a partire dal febbraio 1891 in cui viene ammesso alla tonsura ed ai quattro ordini minori dell’ostiariato, lettorato, esorcistato e accolitato. Diviene diacono nel dicembre dello stesso anno e poco dopo, il 31 gennaio 1892, viene ordinato sacerdote.

Inizialmente inviato a Mottalciata come viceparroco a San Vincenzo, già nel novembre 1892 viene eletto a parroco di San Silvestro di cui prenderà possesso il 1° gennaio 1893. Così veniva riportato sulla Tribuna biellese l’8 gennaio 1893: “Domenica, 1° del corrente mese, tutto il nostro ridente paese era in festa: il Reverendo don Angelo Livorno prendeva possesso della parrocchia di S. Silvestro. Il nuovo parroco può proprio dire di aver preso quel possesso sotto i più fausti auspizi. Infatti mai accoglienza ad un pastore fu più cordiale, affettuosa, piena di gentile deferenza; la più viva e spontanea allegrezza animò in quel giorno tutti”.

Fin dai primi anni, Don Livorno inaugura iniziative utili ed interessanti destinate a portare benefici ai suoi parrocchiani. Biella Cattolica del 25 gennaio 1896 ci informa che “Lo zelante parroco di S. Silvestro, D. Livorno Angelo sta per fondare un Circolo Cattolico con annessa biblioteca circolante di libri istruttivi ameni. Già 16 fra i 180 suoi parrocchiani hanno dato il nome a questo circolo”. Ed è sempre Biella Cattolica che il 12 dicembre dello stesso anno ci informa che, nell’ambito di Azione Cattolica, “a San Silvestro il Comitato parrocchiale, sorto da poco, ha stabilito di fondare un’Unione Agricola cattolica destinata ad allargarsi anche nelle vicine parrocchie, al quale fine è convocata un’adunanza interparrocchiale pel giorno 31 corrente”. È in queste poche righe che troviamo per la prima volta il riferimento ad uno degli interessi pratici privilegiati da Don Livorno, quello dell’agricoltura, sempre inteso nell’ottica di migliorare le condizioni di vita dei suoi parrocchiani.

Non mancano momenti difficili e pericolosi: La Tribuna biellese del 25 luglio 1901 riferisce della caduta di un fulmine sul fienile della cascina di Don Livorno: era divampato un fuoco furioso che aveva preso proporzioni allarmanti. Grazie a Dio, molti erano accorsi, riuscendo a limitare l’azione del fuoco che stava per dilagare anche nei fienili vicini. I danni risultavano comunque notevolissimi: quasi tutto il fieno era stato distrutto insieme agli attrezzi rurali e alle suppellettili di casa, oltre a quattro mucche nella stalla sottostante che erano morte soffocate dal fumo, facendo subire a Don Livorno un danno economico di ben seimila lire, una cifra molto rilevante per l’epoca.                          Luca


Da "La Bigotta" - dic. 2025 n.12



Don Angelo Livorno piccolo e grande parroco (parte seconda)

Continuiamo la pubblicazione della ricerca storica su don Angelo Livorno iniziata da Alessio Passiatore e completata dal nostro Luca Iezzi.  

 

L’anno successivo, il 27 febbraio è L’Eco dell’Industria che dà notizia di un brusco risveglio notturno di Don Livorno: “poco prima dell’alba del giorno 24, il parroco fu svegliato da uno strano rumore all’uscio della sua prebenda. Balzato rapidamente dal letto ed affacciatosi alla finestra, constatò che tre mariuoli stavano lavorando attorno alla porta, all’evidente scopo di aprirla, e ad alta voce si pose ad urlare ai ladri. I tre naturalmente, si squagliarono di botto, come nebbia al sole, né di essi si è trovata finora traccia alcuna”.

E’ da Il Biellese che apprendiamo il livello di competenza raggiunto da Don Livorno sui metodi colturali, oltre che di notorietà nel circondario: il 28 novembre 1903 veniva riferito della conferenza “adatta e ben riuscita” sulla coltivazione del grano che aveva tenuto nel teatro di Cossato su incarico della Lega Democratica Cattolica, annunciando per il giorno successivo un’altra sua conferenza, stavolta sulla coltivazione della vite. L’invito a partecipare chiarisce l’impostazione della conferenza, ricca di consigli utili e indicazioni pratiche, ma anche l’intento di elevare le condizioni miserevoli dei contadini: “Gli agricoltori, che intendono di migliorare veramente il loro stato, accorrano volenterosi ed approfittino dell’occasione”.

Da Il Biellese di pochi giorni dopo, il 2 dicembre, apprendiamo che Don Livorno non si limitava solo a tener conferenze, ma si era spinto a realizzare un opuscolo che aveva dato alle stampe col titolo “Norme pratiche sulla coltivazione intensiva del frumento”. Con queste parole lo recensiva il giornale: “Se vi è un campo in cui i dotti debbano discendere dalle nubi e parlare un linguaggio semplice e popolare è certo quello dell’istruzione agraria da far penetrare nella mente dei contadini. Ora il benemerito Prevosto di Motta S. Silvestro ha scritto precisamente con tale intendimento il suddetto opuscolo. Chiunque lo legga, anche se estraneo alla coltura dei campi, comprende l’idea dell’autore ed il metodo da lui insegnato. Abbiamo proprio bisogno di simili pubblicazioncelle, fatte per essere diffuse a larga mano con poca spesa fra i lavoratori del campo. Lo raccomandiamo perciò di cuore ai Signori parroci ed alle Associazioni cattoliche”.

All’inizio del 1904 Don Livorno, insieme agli altri sacerdoti di Mottalciata, sporge querela nei confronti del maestro del paese, Giorgio Martin Seren. La vicenda, di cui si occuparono diversi giornali biellesi a più riprese per quasi due anni, era iniziata con una lettera aperta pubblicata su Il Biellese in cui Don Antonino Bersano, parroco di Mottalciata Santa Maria, chiedeva al maestro di smentire il fatto che “in pubblici ritrovi si atteggiasse a libero pensatore e tenesse discorsi contrari alla religione cattolica ed al clero”, essendo il Martin Seren incaricato dell’istruzione religiosa nelle classi 4° e 5° elementare. Alla successiva risposta pubblica del maestro era seguita una replica di Don Bersano e un’ulteriore risposta del maestro sul Corriere Biellese con toni e affermazioni che avevano portato i quattro sacerdoti di Mottalciata, compreso Don Livorno, a sporgere querela per diffamazione e ingiuria. Dopo che il Pubblico Ministero era arrivato a chiedere 10 mesi di reclusione e 1500 lire di multa per il maestro e per il direttore responsabile del Corriere Biellese, il Tribunale nella sentenza riconobbe solo il reato di ingiuria e condannò gli imputati ad una multa di 400 lire ciascuno, confermata anche in appello.

Il 16 marzo del 1917 è il Corriere Biellese che riferisce la decisione della Giunta comunale di Cossato di chiedere al Prefetto di Novara, per motivi di salute pubblica, di respingere la richiesta di Don Livorno e del Sig. Carlo Viazzo di essere autorizzati a coltivare a risaia una nuova porzione di terreno a Mottalciata. Le preoccupazioni sanitarie, dovute soprattutto alla diffusione della malaria, erano notevoli all’epoca, e la normativa prevedeva che ogni nuova coltivazione di terreni a risaia potesse essere soggetta ad autorizzazioni o restrizioni, con l’opportunità di esprimere un parere anche da parte dei comuni limitrofi. Agli inizi del ‘900 infatti, una discreta porzione di Mottalciata rientrava tra quelle che i regi decreti avevano definito come zona malarica.                                                     Luca I.


da "La Bigotta" , gen 2026




Don Angelo Livorno: piccolo e grande parroco! (parte terza)

Continuiamo la pubblicazione della ricerca storica su don Angelo Livorno iniziata da Alessio Passiatore e completata dal nostro Luca Iezzi.  

Nel frattempo (don Angelo) coltiva anche la passione per la fotografia, mettendo a disposizione i suoi scatti per la produzione di cartoline illustrate, ad esempio quelle stampate dalla Libreria Rinaldo Allara di Biella. In alcune pubblicazioni del DOCBI (Centro Studi Biellesi) sono indicati gli anni ’10 e gli anni ’20 come periodo della sua attività di fotografo, e sono riprodotte diverse cartoline provenienti da suoi negativi, come quelle raffiguranti San Vincenzo di Mottalciata oppure la chiesa parrocchiale di Massazza o quella di Vallanzengo. È interessante rilevare che sulla Guida di Biella e del Biellese del 1926 ad opera del Cav. Ariotti, tra tutte le figure di professionisti e artigiani di Mottalciata compare, nella categoria dei fotografi, esclusivamente il nome di Don Livorno.

Veniamo ora a quello che è stato certamente, al di là dell’instancabile opera pastorale, il suo merito più grande: l’acqua in grande quantità scoperta grazie a pozzi artesiani fatti trivellare nei terreni del suo beneficio parrocchiale. L’idea gli era venuta nel 1919 osservando un pozzo artesiano fatto scavare a Cascina Donna ma aveva dovuto attendere diversi anni prima di poter mettere in pratica quell’intuizione anche a San Silvestro. Il 30 giugno 1925 compare su Il Biellese una notizia dal titolo: “Un pozzo artesiano fenomenale”. È lo stesso Don Livorno che descrive il pozzo artesiano completato la settimana precedente in Regione Molinetto a San Silvestro, il cui scavo lui stesso aveva consigliato: “Quest’ultimo, recentissimo, della scorsa settimana, è riuscito con tale abbondanza di acqua, che diventa oggetto di visite continue, destando in tutti la più alta meraviglia. E con ragione, poiché, mentre gli altri pozzi sopra accennati danno dai 4 agli 8 litri al secondo, questo nel Molinetto, fatto costruire dal Sig. Viazzo Carlo, dà un getto forzato di ben 25 litri al secondo e capace quindi, a quanto calcola il proprietario, di irrigare forse cento giornate di risaia o di prato”. Lo scavo era stato condotto da un meccanico idraulico che era anche rabdomante, come scrive lo stesso Don Livorno: “Il Sig. Bertone, ha pure, oltre alla perizia tecnica, la preziosa facoltà di precisare il luogo più adatto per ottenere l’acqua sicura e abbondante, essendo anche rabdomante e capace quindi sempre di stabilirne, fino ad un limite abbastanza approssimativo, tanto la profondità quanto l’abbondanza medesima”.

Appena un anno dopo, Don Livorno ottiene uno straordinario risultato con i primi due pozzi con portate d’acqua a livelli record aperti nei terreni del suo beneficio parrocchiale. Il Biellese ne dà notizia il 6 agosto 1926 pubblicando un’intervista a Don Livorno con il titolo: “Una sorgente di ricchezza. I pozzi artesiani di Mottalciata”. Nell’intervista Don Livorno fornisce tutti i dettagli e ringrazia Dio per un dono così grande: “Da sette anni accarezzavo questo sogno che ora ho finalmente potuto tradurre in realtà. All’incirca 7 anni fa avevo avuto occasione di notare alla Cascina Donna in quel di Villanova biellese, un pozzo artesiano che gettava 4 litri di acqua al secondo e che costituiva una comodità straordinaria per i contadini di quella tenuta del Comm. Guazzone. Pensavo allora alla nostra condizione di San Silvestro, dove la mancanza di acqua era tanto sentita da tutta la popolazione. Ma gli anni passavano senza che nessuno qui osasse prendere la costosa iniziativa. L’anno scorso i miei parrocchiani signori Monaco Ernesto e Viazzo Carlo, ascoltando un mio consiglio, provvedevano alla trivellazione di due pozzi artesiani che diedero entrambi un risultato convincente, e quello del sig. Viazzo è stato lo stupore di tutti: il getto è infatti di ben 25 litri al secondo e finora non ha subito variazioni. Incoraggiato da tale successo ho finalmente tentato anch’io la prova. Credo che uno dei pozzi aperti da me quest’anno sia il primo d’Italia per portata d’acqua: alla fine dello scorso giugno in regione Orcheria dapprima feci costruire un pozzo artesiano ultimato il 12 luglio scorso, profondo 62 metri che mi dà 20 litri di acqua al secondo, poi nella regione Fraschei tentai il secondo, che non ha forse pari da noi né per l’abbondanza dell’acqua né per la forza del getto. E’ stato terminato il 28 luglio scorso ed è profondo 81,5 metri. Il getto libero di acqua è di 50 litri al secondo. Il risultato inatteso attira ogni giorno visitatori da vicino e da lontano, i quali non si stancano dal contemplarlo e dall’esprimere la loro grande meraviglia. Deo gratias! Siano rese grazie vivissime al Dator di ogni bene che ha voluto farci un tanto dono!”.                                                                                                                              Luca I.


Angelo Livorno piccolo e grande parroco! 

(parte quarta) 

Siamo alla quarta parte dello scritto su Angelo Livorno che il nostro amato Alessio aveva iniziato e che è stato completato dal nostro Luca Iezzi, ricuperandolo dal computer.

Nell’archivio parrocchiale è stata recentemente trovata la minuta della convenzione stipulata per l’anno agrario 1928-29 tra Don Angelo e diversi risicoltori per l’utilizzo delle acque dei suoi due pozzi artesiani e della fontana Detomatis che aveva ottenuto in affitto dal Marchese Solaroli di Briona. Il canone di affitto veniva stabilito in mezzo kg di risone per tavola di terreno coltivato a risaia. Essendo la giornata piemontese corrispondente a 100 tavole, si tratta di mezzo quintale di risone per giornata. La generosità di Don Livorno verso i suoi parrocchiani emerge anche da un dettaglio a prima vista insignificante: inizialmente il documento riportava “1 kg”, poi corretto con la dicitura “mezzo kg”. La convenzione stabiliva infine i dettagli della distribuzione dell’acqua che sarebbe stata fatta da un acquaiolo incaricato da Don Livorno, e sul recupero delle acque ricadenti dalle risaie.

Il 1° gennaio 1933 Don Livorno raggiunge il traguardo dei 40 anni di servizio a San Silvestro. Le righe che compaiono ne Il Biellesedel 10 gennaio dicono molto sulle difficoltà che ha affrontato e sulla perseveranza che ha avuto: “40 anni di ministero parrocchiale in una delle zone spiritualmente ardue del nostro Biellese, eppure già un tempo fiorentissime di fede. Dio guardi questi suoi figli e doni a tutti loro il grande bene e il gran conforto della fede. Quarant’anni di sacrificio, con animo sempre sereno e sempre amorevole spesi tra le poche gioie, i molti dolori e la molta indifferenza, sono un ciclo tanto nobile nella vita di un uomo che non può essere compiuto se non sotto impulso di un dovere superiore, di una missione divina”.

Nel 1934 la Stazione Sperimentale di Risicoltura bandisce un concorso a premi riservato ai risicoltori piemontesi, lombardi e veneti. Il concorso riguarda la selezione per le sementi di riso. Su Il Biellese del 20 marzo 1935 leggiamo che, su 75 iscritti, tra i premiati uno solo è del Biellese: Don Angelo Livorno, che ha partecipato con 0,30 ettari coltivati con la varietà «Roma», e 4 ettari coltivati a «Vialone», e che è stato insignito di Diploma.

Il 25 agosto 1936 scrive al Prof. Pio Benassi, direttore della Rivista di Agricoltura a cui è abbonato da molto tempo. Nella lettera pubblicata, oltre al dettaglio dei metodi che adopera per prendersi cura personalmente delle sue viti, emerge tutta la passione che lo porta a curare ogni dettaglio: “Sono ormai al termine della cura alle mie viti e finora con risultato soddisfacente, nonostante l’avversa stagione, usando un sistema, non del tutto nuovo, ma da pochissimi conosciuto e praticato, per combattere ad un tempo la peronospora e la crittogama. Ed eccolo in breve: prendo 40 kg di zolfo, 40 kg di cenere vergine (oppure già lisciviata per evitare la causticità e le conseguenti scottature) e 20 kg di polvere di Caffaro; faccio con diligenza il miscuglio e col soffietto o la solforatrice spolvero le mie viti, quando posso, a foglie, grappoli e tralci già bagnati per pioggia o rugiada per aver maggior adesione della miscela, oppure bagno io, se le viti sono asciutte, anche con acqua pura, o meglio con soluzione di polvere Caffaro al 2 per cento in acqua abbondante occorrente, se temo gravi invasioni di peronospora e solo in due o tre trattamenti liquidi. Mi dichiaro col saluto romano e cristiano dev.mo antico abbonato”.                                                                                             Luca I.

continua...

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