lunedì 2 marzo 2026

La festa dei talenti

 

I bambini a gruppi si materializzavano davanti a me e chiedevano: “Sei tu la giornalista? A noi interessa. Ci spieghi?”. Certo. Ero lì apposta. Era la “Festa dei talenti” a cui sono stata invitata e non pensavo proprio di imbattermi in un’esperienza così.

L’iniziativa si è svolta nell’oratorio di San Pietro di Candelo nella giornata di oggi. Il salone era suddiviso in zone di colori diversi, nel tentativo di raggruppare le attività per aree d’interesse. A un primo colpo d’occhio era un guazzabuglio di elementi e di bambini. A ben osservare si poteva invece constatare che dietro ad ogni tavolo, c’erano i professionisti intenti a spiegare il proprio mestiere in modo basico, ma essenziale, per comprendere l’attività che i piccoli potranno svolgere da grandi.

Ho visto gli alunni delle classi quinte delle primarie e delle classi prime delle scuole secondarie dell’Istituto comprensivo “Cesare Pavese” di Candelo – Sandigliano, coordinati dall’Associazione dei genitori Gasp, applicarsi, seguendo le istruzioni di un falegname, di un giardiniere, di un muratore, di un operatore forestale e di un tecnico di computer. Li ho visti seguire laboratori di pittura, yoga, lavori a maglia, uncinetto, cucito e cucina, in cui, soprattutto in quest’ultimo, si sono presentati a bizzeffe! Addirittura alcuni hanno lavorato su telai in miniatura e hanno eseguito osservazioni al microscopio. Nel salone erano presenti anche i ragazzi che studiano infermieristica che, dotati di braccia finte, hanno mostrato con dispositivi sanitari reali come avviene un prelievo o come si applica un cerotto, facendo provare ai bambini. Accanto al mio tavolo c’era il fotografo, con le sue macchine e altre fantasiose trovate per spiegare il mestiere, che di fatto racconta storie attraverso le immagini, come gli ho sentito dire.

Erano i ragazzini a scegliere l’attività per la quale si sentivano portati e non il contrario, e l’ho apprezzato. E poi c’ero anch’io, appunto. Le prime ad arrivare da me sono state tre bambine, sguardo vispissimo e molto serie. Hanno preferito sapere prima come si svolge il lavoro in redazione e soltanto dopo tentare una vera intervista. Ho mostrato loro il giornale con cui collaboro, partendo dall’idea di una pagina bianca, che non ha destato pensiero, perché loro non sanno quanto terrore possa incutere in chiusura. Mi hanno posto alcune domande e poi abbiamo avvicinato una volontaria per l’intervista. Era la catechista. Ci ha raccontato come accompagna i bambini nel percorso, seguendo l’esempio ricevuto in famiglia, menzionando gli “ultimi” accolti in casa come fratelli. Ho domandato alle bimbe se sapevano chi fossero gli “ultimi”, perché se una parola non la si conosce è meglio approfondire. Chi male intende, peggio scrive. A seguire sono arrivati dei maschietti, più spavaldi, mattacchioni. Mi ha sorpreso uno in particolare, che si è avvicinato a me con garbo, da solo. Abbiamo ripercorso le indicazioni date in precedenza e questa volta abbiamo intervistato l’elettricista, che con una passione infinita ha spiegato, con parole limpide e un disegno semplice, i fondamenti di come l’energia elettrica si genera e si trasmette. Mi sono incantata pure io ad ascoltarlo. Il bimbo era attento davvero, ripeteva alcuni dei passaggi esposti.

Che dire? È l’esperienza che non mi aspettavo. Sono piacevolmente sorpresa da questa giornata e la sto raccontando a tutti.

Anna Arietti
Immagine con visi oscurati dal gruppo "Talenti"


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