lunedì 12 dicembre 2016

A Masserano in un giorno di neve - Fotogallery, Via della Croce d'inverno

La chiesa della Salus Infirmorum di Masserano vista dalla frazione Rongio.
La Via della Croce - lungo la forra del Rio Bisingana tra Masserano e Curino (Biella) -  è una passeggiata adatta a tutte le stagioni. Fu pensata e realizzata da Don Luigi Longhi (1939-2007) con la collaborazione di 20 giovani artisti.
Ecco alcune delle stazioni  avvolte in un mantello bianco.

La porta d'accesso alla Via: "L'ultima cena di Gesù" di Mirta Carroli.



"Gesù lava i piedi agli apostoli", di Adriano Campisi.


"Gesù nell'orto degli ulivi" di Luisa Valentini.
E' un delizioso angolo ideale per un attimo di raccoglimento accanto al torrente. In fotografia  però rende poco: bisogna proprio venire a Masserano per vederlo!
Vi si accede scendendo pochi scalini ( sempre umidi e scivolosi di muschio!) che nelle intenzioni dell'artista rappresentano la discesa agli inferi, mentre i rami scuri sono il tormento interiore, i dubbi riguardo a Dio, la prigione, da cui ci si libera levando lo sguardo in alto verso lo  spiraglio di cielo tra i rami. La discesa verso il torrente simboleggia la consapevolezza e l'accettazione raggiunte, mentre l'acqua che scorre rappresenta  l'Amen finale.


"Gesù arrestato", di Paola Malato.
La figura alta ed eretta è Gesù - colui che accetta con calma consapevolezza quanto gli accade; mentre è sbilanciato - nel corpo e nell'anima -  chi porge il bacio traditore.



 "Gesù davanti a Pilato", di Giovanni Crippa, che così descrive la sua scultura: " Pilato è l'immagine del potere che rappresento con un parallelepipedo in ceramica nera...La stele che rappresenta Gesù è materia grezza, tormentata, segnata e reca l'impronta di un corpo umano intero, impresso nell'argilla fresca".

                                        

 "Gesù  carico della croce" di Teresa Bonaventura.



 "Gesù incontra le donne" di Patrizia Giambi, che scrive: " La strada è (...) il percorso della redenzione, ma anche l'occasione di perdizione, è il luogo in cui si consuma la vita. (...) Le mie donne non sono complete, sono soltanto annunciate, sono pelle ancora ridondante di sangue".


 "Gesù cade ancora" di Pina Inferrera:" Gli ideali di pace, fratellanza, tolleranza tanto predicati vengono cancellati dalla forza distruttiva dell'uomo sull'uomo".

"Gesù spogliato delle sue vesti" di Ornella Rovera.


Oltre la recinzione in ferro scorre il torrente Bisingana. Anni fa tra le pietre spiccava il volto di Gesù, cancellato dall'acqua e dal tempo, come voluto da Marco Porta, autore della stazione "Gesù asciugato dalla Veronica": "...sulla roccia non resterà nulla se non l'eventuale indicazione del numero della stazione e della sua intitolazione; un'assenza come quella della Veronica dei Vangeli".



"Gesù inchiodato alla croce" di Sergio Floriani: "Non ha senso soffrire, non è umano! Solo se si scopre l'insegnamento di Cristo "Per crucem ad lucem", la propria croce diventa leggera, strumento di purificazione, prospettiva d'amore".



"Gesù muore sulla croce" di Salvatore Fiori:" Sull'impalcatura sono inseriti alcuni elementi che ricordano l'urlo lanciato in cielo dal figlio di Dio e le forze del cosmo che si riversano sulla Terra.
Entrambi sono posti tra le figure simboleggianti il Sole e la Luna".


                                   
 
 Si può accedere alla Via della Croce anche da questo ponticello lungo la strada da Brusnengo a Curino.  A sinistra in basso in entrambe le foto si scorge l'anfiteatro, utlizzato per messe all'aperto e qualche volta per  concerti estivi.

Dopo aver superato il ponte, scendendo lungo la scivolosa scalinata a sinistra si accede all'anfiteatro;  girando a destra si percorre la Via Crucis al contrario; proseguendo dritti ci si ritrova alla coloratissima e gioiosa  chiesetta decorata all'interno e all'esterno dal pittore di icone Giuseppe Papetti;




Questa Natività (familiare a chi abbia visitato il Cremlino!), non ricalca il consueto quadretto familiare dei nostri presepi. 
Maria volta le spalle a Gesù Bambino  -  nella mangiatoia - sepolcro vegliato dal bue e l'asino -  ed è rivolta alle donne in basso. 
Giuseppe è appartato e pensieroso. 
Nella parte superiore spicca invece la triplice adorazione dei pastori, degli angeli e dei Magi. 
Lungo la parete in alto sfilano le sante in abito bianco come nella visione dell'Apocalisse - pronte ad intercedere per l'umanità presso Dio. 
Tutti i dipinti della Cappella della Trasfigurazione sono stati stesi direttamente sulle pareti senza disegni preparatori o sinopie.




Questa piccola cappella segnala il breve sentiero nel bosco che sale direttamente a Rongio Superiore. Percorrendolo ci si trova  alle spalle della chiesa di  Sant'Orso e Sant'Antonino, nota per la 'bundansia', il falò natalizio riportato in auge grazie a Don Vittorino Barale col sostegno della comunità di cui fu parroco per quasi 50 anni.

             

La scala dell'orto di Don Vittorino Barale

Il cimitero napoleonico.



Il Rio Bisingana.


Testo e immagini di Enea Grosso

Fonti:  "La Cappella della Trasfigurazione" di Giuseppe Papetti, 2005; "Via della Croce", (pieghevole illustrato a volte a disposizione all'interno della cappella); "Due passi per Rongio" di Sergio Marucchi. Docbi 2010.
Altre informazioni su Rongio e la Via della Croce e su Masserano (Palazzo dei Principi) si trovano in questo blog alla voce 'territorio' e 'racconto'.

sabato 10 dicembre 2016

Sono milioni le foglie che brillano


In questo mondo che sanguina amore
sono milioni le foglie 
che brillano
d'una bellezza più grande
del male. 

Enea Grosso 



E il paese vive


Quando sfiori accidentalmente un pupazzo e chiedi scusa, convinta sia una persona, significa che il presepe è davvero a grandezza naturale.

giovedì 8 dicembre 2016

E' ora di giocare nella neve - Oratorio di San Bernardo, Oasi Zegna.




E' ora di giocare 
nella neve
e di tornare a casa
con le mani felici.
(Testo e immagini di Enea Grosso)

It's high time to play 
in the snow
and to go back home
with joyful hands.




Il Biellese visto dall'Oratorio di San Bernardo, Oasi Zegna (Biella). La nevicata è del Natale 2008.

Brandelli di sole



Chiudo la mia porta
agli artigli di parole
che sottendono il Nulla
Navigo il silenzio
nella culla
intrecciata
con brandelli di sole.

Enea Grosso






Sole di fine autunno al sentiero del Limbo verso l'anticima del Monte Mucrone a Oropa (Biella).





mercoledì 7 dicembre 2016

Sono più miti le mattine


"Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.
L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello".

di Emily Dickinson, L’estate è finita.




















Gli occhi del gatto

Giotto
"L'uomo vuol essere pesce e uccello,
il serpente vorrebbe avere le ali,
il cane è un leone spaesato,
l'ingegnere vuol essere poeta,
la mosca studia la rondine,
il poeta cerca di imitare la mosca,
ma il gatto
vuole esser solo gatto
dai baffi alla coda,
dal fiuto al topo vivo,
dalla notte fino ai suoi occhi d'oro".

da "Ode al gatto" di Pablo Neruda

lunedì 5 dicembre 2016

ATTESA - racconto





“ATTESA”
di Enea Grosso


 La stava aspettando da anni, e finalmente eccola lì, come una luce all’inizio di un bel sogno.

 Da quando, in un giorno arido, seduto ai margini di un torrente, aveva incontrato uno strano personaggio.

 “Animo, amico mio”, gli aveva detto sorridendo,  dopo aver incrociato per qualche istante il suo sguardo, impenetrabile solo a chi non conosce il colore della tristezza. “Il tuo occhio è limpido, e l’attesa che vive con te, vedrai, non sarà la cattiva compagna che temi.  E’ un bastone luminoso a cui appoggiarti per un tratto di strada, e poi ti lascerà libero”.

Parlò di molte cose ancora, e sussurrò parole che forse erano preghiere,  chissà, tanto quel linguaggio gli era estraneo.

 Eppure, pur non capendo le sue parole, se non confusamente, non gli dispiaceva starsene lì, quasi ipnotizzato dalla presenza dello sconosciuto.  In certi momenti della sua vita aveva quasi dimenticato l’episodio, un   evento troppo piccolo per non rischiare di essere schiacciato dalle durezze del quotidiano.

 Dallo scorrere del tempo.

Dalle intemperie del cielo e dell’animo.

 Dal sarcasmo alimentato dalle false illusioni e dalle delusioni cocenti.

 Cosa gli aveva lasciato, in fondo, quell’incontro? Nulla di concreto.

Anzi, proprio nulla in assoluto…O forse doveva ammettere a se stesso che non era così?



Quella notte, quando alzò gli occhi  e vide quella stella luminosa attraversare il cielo, quasi non gli sembrò vero. Era lì soltanto per lui, dopo aver tanto saputo aspettare.



Sentì dapprima sciogliersi qualcosa da qualche parte nel petto, e poi… la sentì spuntare, timida e piccina. Portò d’istinto una mano verso la guancia, ma si fermò.

“Oh no”, disse.  E,  sorridendo nel buio, lasciò che la sua prima lacrima gli arrivasse fino alle labbra.  Voleva sentirne il sapore, dato che non poteva vederla, ma solo immaginarla.

“E’ più delicata di una perla”, pensò. “Fosse la perla più preziosa della corona del re potrei tenerla in mano e guardarla, ma nessun re ha le mani tanto delicate da tenere in mano una lacrima”.

E d’improvviso si ricordò frammenti del discorso del suo compagno di sosta di tanto tempo prima.

 Gli aveva parlato della venuta di un re dai forzieri ricolmi di perle per tutto il mondo,  ma perle speciali, delicate, preziosissime ed invisibili ai più. “Ma  il tuo occhio è buono”, gli aveva detto.  “E la tua attesa si muove sotto ad un mantello prezioso”.

Si gettò a terra in ginocchio, e,  al colmo della gioia,  lasciò che le lacrime scendessero libere

E finalmente anche lui si sentì libero, leggero e felice per l’attesa di una lacrima caduta da una stella.



 Al seguente link potete ascoltare "Attesa" letto dall'attrice Annalisa Usai:
 https://www.youtube.com/watch?v=Bljb64azDKs





                                                                                                                           

Baffidigatto

"Baffidigatto" in versione libro

Quest'anno la slitta di  Babbo Natale è carica di Baffidigatto!

I nostri ringraziamenti  vanno a tutti coloro che hanno avuto e avranno la cortesia di leggere le nostre pagine  cartacee e virtuali e a tutti i paesaggi, i cieli, i fiori e i prati che hanno gentilmente concesso la loro bellezza per accompagnare le nostre parole.
Anna e Enea 


Che il Natale dia bello
bianco d'oro e d'argento
e l'inverno scintilli
d'invisibile gioia.

Enea




venerdì 2 dicembre 2016

La lezione della grìula


Di solito si lascia il proprio paese per superare un disagio o per fame. Il fenomeno, più che mai di attualità e spesso controverso, si fa curioso se valutato con distacco, quello che restituisce lucidità e dignità. Vale per l’uomo, quanto nel mondo dei volatili. Anzi, talvolta sono loro a darci lezioni. In un contesto di reale amore per la vita salta all’occhio l’istinto di un uccello che nel Biellese viene a svernare, contrariamente ai tanti che arrivano solo per nidificare in estate, la cesena, Turdus pilaris, o “grìula" in piemontese.