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venerdì 2 dicembre 2016
La lezione della grìula
mercoledì 23 novembre 2016
Le poesie, quando bussano
Il monte Rovella diventa dolce
Intorno ai vassoi di dolcetti si crea sempre una bella atmosfera. Ed è accaduto anche questa volta alla presentazione del pasticcino tipico di Valle Mosso, la Ruella, una sorta di tortina monoporzione che a gustarla fa immaginare il sole, anche se piove. Al termine della conferenza stampa indetta dall’amministrazione comunale oggi, martedì, si è creato un cerchio, non magico, ma un po’ speciale sì, dove spontaneamente alcuni dei presenti hanno raccontato le loro esperienze in fatto d'amore per il territorio. Tutti la sapevano lunga a riguardo. E’ stato rincuorante ascoltare desideri e aspirazioni, sempre in un contesto gastronomico di alto livello fra parole d’effetto come miele, castagne, nocciole, burro, uova, farine e confetture. Tutti prodotti del territorio biellese che meritano attenzione. La “Ruella” da oggi non è più soltanto il monte Rovella, la montagnola boscosa di 889 metri che si trova lungo lo spartiacque fra i torrenti Strona e Quargnasca, celebre già nelle vicende storiche, ma è anche la specialità che finalmente vede la luce dopo anni di gestazione progettuale, se ne parlava già nel 2013. Il prodotto è stato presentato con il distintivo Deco, la denominazione comunale d’origine, un marchio di qualità che consente ai Comuni di disciplinare in materia di valorizzazione delle attività agroalimentari tradizionali, ed è realizzato dalla Pasticceria Maniscalco e Rainero di frazione Campore. Sulla confezione, quale logo della Deco, è stato scelto il disegno che si trova sulla facciata del Centro culturale di Valle Mosso, una montagna stilizzata che trasforma i colori dei tessuti in momenti di cultura. Al dolce è stato abbinato un racconto evocativo, per legarlo ancora di più al territorio. La storia è stata scritta da Massimiliano Chiti. “L’idea mi è venuta pensando a come si poteva vivere al tempo della Resistenza - spiega -. Ho così immaginato la storia della staffetta Ursula, che in parte viene riportata sull’etichetta della confezione”. Alla presentazione della “Ruella” hanno partecipato Cristina Sasso, sindaco di Valle Mosso, Eusebio Fantini, assessore alla Cultura, Alì Bernecoli per la Pro loco di Crocemosso, Fabio e Massimo per la Pasticceria Maniscalco & Rainero, Roberto Costella, segretario di Slow Food Biella, Massimiliano Chiti, autore del racconto, e Mina Novello, scrittrice di innumerevoli testi di cucina locale. I golosi potranno precipitarsi domenica 4 dicembre al mercatino di Natale, che si svolgerà per le vie di Valle Mosso, dove la “Ruella” verrà presentata anche alla popolazione.
Anna Arietti
(testo e immagini) |
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venerdì 18 novembre 2016
All'alba, tra le cose
mercoledì 16 novembre 2016
La pioggia nell'aria
La pioggia nell'aria
regala alla terra
tappeti di giada.
(Testo di Enea Grosso, immagini di Anna Arietti)
regala alla terra
tappeti di giada.
(Testo di Enea Grosso, immagini di Anna Arietti)
lunedì 14 novembre 2016
La bellezza del vivere insieme
Non è come si pensa. La Bassa Biellese non è soltanto “zanzare d’estate e nebbia d’inverno”, come dicono certi che stanno più su. Il secondo fine settimana di novembre si festeggia il patrono, San Martino, nel minuscolo comune di Gifflenga: centoquaranta residenti e un gran dispiego di energia per celebrare la bellezza del vivere insieme.
domenica 30 ottobre 2016
Antiche notti dell'anima regni di fango e milioni di farfalle.
"C'è in Dio, qualcuno sostiene, una profonda, accecante oscurità"
(Henry Vaugham, poeta del XVII secolo citato dal Dott. Eben Alexander in "Milioni di farfalle", Ed. Oscar Absolute))
| "Milioni di farfalle", Eben Alexander, Oscar Absolute. Traduzione di Maria Carla Dallavalle. |
In "Milioni di farfalle", il neurochirurgo statunitense Eben Alexander narra la sua esperienza di pre-morte in un'altra dimensione.
I suoi primi passi nell'aldilà si muovono in quello che lui chiama il Regno della Prospettiva del Verme: un ambiente viscido e fangoso, scuro e senza uscita, popolato da filamenti simili a radici o vasi sanguigni che lui può agevolmente osservare intrappolato com'è in quel terreno umido e sporco come fosse un verme affondato nella terra.
Dapprima nulla lo turba, come se quella fosse una condizione naturale.
Ma ad un tratto inizia a percepire quel luogo come estraneo, ne avverte l'insopportabile odore di vomito e sangue, di feci e di morte, e vorrebbe andarsene. Ma dove? Non appena si pone quella domanda, ecco emergere qualcosa di nuovo in quella repellente oscurità senza uscita.
"...mentre mi ponevo quella domanda, dall'oscurità sovrastante emerse qualcosa di nuovo: non era né freddo né morto, né buio, ma l'esatto opposto di tutte queste cose. Se anche ci provassi per il resto della mia vita, non sarei mai in grado di rendere giustizia all'entità che si stava avvicinando...non sarei in grado, neppure lontanamente, di descrivere quanto fosse bella. Ma ci proverò".
Da quell'istante ha inizio il suo viaggio nei "regni superiori", in volo con la sua guida celeste su enormi ali tra milioni di bellissime farfalle, fino ad accedere ad una sorta di "utero cosmico" in cui percepisce Dio come "un buio fitto straripante di luce".
Durante il suo viaggio, suo malgrado dovrà fare più volte ritorno al Regno della Prospettiva del Verme; ma di volta in volta si sentirà sempre di più come un visitatore in grado di osservare con distacco quel fango mostruoso, senza più sentirlo come parte di sé, senza esserne nuovamente intrappolato. Lo percepirà per quello che é: uno dei tanti piani dell'esistenza necessari all'evoluzione e alla crescita. E riuscirà sempre più agevolmente a risalire alle porte del cielo, avendo appreso che "conoscere e pensare a una cosa è tutto ciò che serve per avvicinarsi ad essa".
"...dopo essere tornato nel regno inferiore, mi ci volle parecchio tempo per scoprire che effettivamente avevo un margine di controllo sul mio percorso, che non ero più intrappolato, (...) Ad un certo punto, immerso nelle profondità oscure, mi trovai a desiderare che tornasse la Melodia Avvolgente. Dopo un iniziale sforzo per ricordare le note, la musica meravigliosa e la vorticante Sfera di luce da cui sprigionava sbocciarono nella mia consapevolezza. Penetrarono ancora una volta nella melma gelatinosa, e io cominciai a salire".
Nelle notti dell'anima e nei regni oscuri, quanti demoni gorgogliano nel fango.
Forse nel loro rozzo linguaggio primitivo ci stanno solo urlando a squarciagola che è tutta un'illusione, che non ci sono prigioni, di guardare un po' più su, d'immaginare uno sprazzo di bellezza.
Forse sono anche loro creature di luce in cammino insieme a noi.
Ci sono sere buie che preludono a notti ancora più oscure e ad albe che sono un'incognita - potrebbero essere pigre e opache o forse premurose dispensatrici del coraggio che stavamo cercando, di energie inaspettate, di inattese aperture al futuro.
Ci sono notti che stridono fortemente - quasi sogghignando - con tutti i fantastici milioni di minuti in cui si è viussuti ricevendo e donando luce, o almeno cercando di farlo.
Ci sono notti come questa, in cui non solo non si vorrebbe essere mai nati, ma si vorrebbe morire all'istante, sparire dalla faccia della terra senza poi in qualche modo rinascere nel regno dello spirito. Volatilizzarsi. Senza traccia sulla terra.
Senza traccia nel cielo.
Senza traccia del ricordo di nessuno.
Senza traccia nella memoria di Dio.
Essere il mulla.
Sciogliersi insieme alle proprie lacrime, come la neve che scivola a valle con i ruscelli e si mescola alle loro acque limpide e nessuno se ne accorge.
Liquefarsi alla carezza delle lacrime come una statua di sale insieme a tutto ciò che si è, a tutto ciò che gli altri pensano che tu sia, assieme ai volti delle persone per sempre vive nel proprio cuore, insieme alle decisioni prese e da prendere che ti schiacciano l'anima.
Disintegrarsi sotto al peso insostenibile della propria debolezza, e con essa morire per sempre.
Tutto questo è rinchiuso in una sera che sembra non offrire altri confini se non quelli delimitati da altissime muraglie a cui nemmeno il cielo può sfuggire.
Non più confini di paesi nuovi.
Non più persone care da conoscere.
Non più amici nuovi a cui donarsi.
Non più dolori contro cui lottare.
Non più momenti - sebbene infantili - di ribellione.
Il Nulla è il vestito da sera dell'anima, in una notte come questa, e manette e catene e lucchetti senza più chiave sono i suoi gioielli. Una notte che speravo di non incontrare mai, in cui a ben poco serve il mio mondo fatto di fiori e di fili d'argento...
(Enea Grosso,da "Fili d'amore", Ed. Fonopoli, 2001)
Tutto sembra perso
il cuore consumato
l'anima un lenzuolo abbandonato
ai confini del mondo
Poi all'improvviso
torna il cielo.
(Enea Grosso)
(Reiner M. Rilke)
Un ringraziamento al fotografo Fausto Majocchi per aver messo a disposizione le immagini del suo arichivio.
mercoledì 12 ottobre 2016
L'inverno
martedì 11 ottobre 2016
Quando la vita si fa dolce
venerdì 7 ottobre 2016
Nessuno può mai scrivere
giovedì 6 ottobre 2016
Una foglia di vite
| vitigno Barbera |
| vitigno Freisa |
E tu rimani perplessa. C’è tutto, o quasi, perché quel sentore floreale proprio non ti arriva. Lo immagini soltanto.
“Ammira la parete fogliare del Nebbiolo. E’ troppo bella da vedere con quel suo portamento eretto - aggiungono, come se ti stessero accompagnando per mano -. L’uva è eccezionale, di un rosso fantastico, darà un vino elegante”. Ti sorprendi coinvolta in un mondo di cui non capisci un granché.
Poi ti spiegano i passaggi della vinificazione, arricchendoli di note storiche e di aneddoti di cultura popolare. Non finirebbero mai di includere nel discorso quel qualcosa in più, perché i primi ad essersi smarriti nel ritratto sono loro.
Improvvisamente ti appare davanti una strada nuova, mai notata prima. Come avviene in natura, nell'evoluzione della specie, ti rinnovi. Ti entusiasmi per la finezza di un dettaglio. Una foglia di vite.
mercoledì 5 ottobre 2016
In grembo all'universo
| Cone Nebula (2500 anni luce dalla Terra), foto del libro "Expanding Universe", Ed. Taschen |
In grembo all'universo
c'è il volto del silenzio
e sorride.
(Enea Grosso)
| NGC 1999 (1500 anni luce dalla Terra), foto del libro "Expanding Universe", Ed. Taschen |
lunedì 3 ottobre 2016
Le cascate di gioia
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