venerdì 26 febbraio 2021

In paziente attesa (di Anna Arietti)

 



Un raggio di sole passa attraverso il vetro, sfiora le sedie della sala d'attesa e raggiunge il corridoio. Seguo la luce come fossero le briciole di pane di Pollicino, a segnare il sentiero, e raggiungo la finestra da cui proviene. È una stanza calda, stretta e con l'aria irrespirabile.

Sfilo la mascherina e guardo fuori verso il terrazzo e oltre ancora, verso il bosco. Vedo lo spirito della primavera nei primi germogli verdi. Voltandomi, mi accorgo della presenza di una donna dai capelli argento; immediatamente rimetto il telo a coprire la bocca e il naso e mi scuso per la leggerezza: è stato un gesto istintivo. Gli occhi di lei si fanno piccoli, chiaramente sorride. "Non si preoccupi", mi dice da dietro la sua mascherina. "Lasci pure. Manteniamo la distanza, quella non serve". Ora anch'io stringo lo sguardo, le faccio un cenno con la mano in segno di consenso, ma comunque non la tolgo.

Scorre in lei l'esperienza, ma anche qualcosa di più: l'accettazione, l'appartenere al presente. Serenità che trasmette ricongiungendo le mani in grembo, in paziente attesa.

Anna Arietti

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