lunedì 13 maggio 2024

"Pino scaccia, un inviato con l'anima"


La biografia "Pino Scaccia, un inviato con l'anima, da Selesport al TG1 Rai" di Anna Raviglione nasce in un contesto certamente diverso da come la professoressa l'aveva pensato. O meglio, da come lei e il giornalista Pino Scaccia, prematuramente scomparso, l'avevano immaginato.

"Parlarne mi crea un'emozione immensa - spiega la scrittrice -. Lo scherzo terribile del destino trasforma tutto, dal modo di presentarlo fino all'aspetto della copertina e, mio malgrado, l'ho dovuto portare a compimento. Non eravamo giunti neppure a un terzo dell'opera. Aderente alla volontà di Pino rimane l'ossatura, quelle che erano le intenzioni iniziali. Le sue volontà".

Il libro, edito da Tralerighe libri, è "il pupo", come si dice in romano, un figliolo. "Ricordo che a riguardo ci scherzavamo. Lui diceva che sarebbe diventato, appunto, un bel pupo, slegato dagli altri argomenti della collana. Sarà un testo più vivace, diretto. Vivo, diceva. Ripeteva come un mantra che non voleva essere il protagonista; al centro dovevano esserci i fatti. Invece, come ho ribadito nella postfazione, con quanto è accaduto, "ci deve stare", per dirlo ancora alla romana. Non ho potuto scindere il giornalista dall'uomo. Il libro si è trasformato in una biografia anomala. Particolare. Pino ci accompagna in un volo rocambolesco alla scoperta di cieli straordinari, della sua professione di inviato".

La commozione affiora nella voce di Anna Raviglione, anche se ascoltata via telefono, e lo dice: "Neanche quando scrissi il primo libro ero così emozionata. Non avendo mai pubblicato libri ero spaventata, ma questa volta sento che tutto si è ingigantito. Questo libro è certamente un dono reciproco che ci siamo fatti. Personalmente, credo nell'esistenza di una vita oltre e sono quasi sicura, detto con umiltà, che lui ne sia felice. Ho portato a compimento una sua volontà, le sue intenzioni di parlare di quel passato che ha visto da protagonista negli anni più significativi della sua carriera, con tutti i maggiori eventi vissuti in presa diretta. In questo viaggio, strutturato come una sorta di dialogo, Pino ci prende per mano e ci porta alla scoperta del suo percorso. L'ambientazione si svolge anche nel Biellese, in cui lui spesso veniva, in quanto scrivevamo insieme, oppure a Roma, la sua città di origine, quando a spostarmi ero io. L'unica impostazione cronologica riguarda il canovaccio, l'elenco degli argomenti relativi agli eventi di cui porta testimonianza come inviato. Quindi, dalla prima guerra del golfo alla Libia di Gheddafi e alla rivolta in Libia, dove si è svolto il suo ultimo reportage, da lui voluto fortemente. Da quando gli era stato affidato l'incarico di direttore del TV7, negli ultimi tre anni, si era ritrovato chiuso negli studi, lui che era abituato al volo libero. Ci teneva a fare un ultimo servizio, uno speciale, in cui visse in prima persona un attacco aereo. Tutto filmato, documentato, in cui lo si vede che scappa in mezzo alla sabbia e arrivano i MiG di Gheddafi contro i ribelli. Il video, in sostanza, conclude la sua carriera. Si parla di una decina di anni fa".

Un mestiere, quello del giornalista, che ai più finisce per mancare come l'aria, e Pino Scaccia lo diceva. "Era abituato a una vita da zingaro, appena scoppiava un evento, il giorno stesso lui partiva, come quando venne lo tsunami in Sri Lanka. Aveva, come diceva, quel vezzo e quando ormai era "smagnetizzato" dalla Rai, altra parola che utilizzava, era una sofferenza. Avrebbe avuto 75 anni ora, ma, invertendo i numeri, ne dimostrava 57 per l'entusiasmo e per i tanti progetti per il futuro. Ancora mentre era in ospedale, negli ultimi giorni, era assolutamente convinto che sarebbe tornato Biella. Con la tragedia della scomparsa, spero di essere riuscita a far emergere la sua anima. In Russia andò a intervistare le babuske, le nonnine, che avevano conosciuto i soldati italiani dell'Armir. Una di queste donne gli regalò una fetta di torta, una fetta del suo amore. Pino, con poche parole, sapeva regalare un'emozione. Aveva quel qualcosa in più che non è scontato che un giornalista abbia. Si rammaricava di come le nuove generazioni, soprattutto certi cronisti d'assalto, si stiano dimenticando il tatto, la discrezione, la religiosità della notizia. Quando una madre perde un figlio - diceva - non puoi chiederle come si sente. Pino aveva una sensibilità straordinaria che spero di aver fatto emergere".

La biografia si conclude con le testimonianze di alcuni colleghi di Pino Scaccia, i "compagni di volo", come Francesco Giorgino, Gianni Riotta, Tiziana Ferrario, Bruno Liconti e Marco Clementi.

Anna Arietti

Le immagini sono messe a disposizione di Baffidigatto da Anna Raviglione

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella".


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