domenica 1 ottobre 2017

Non c’è giorno e non c’è notte


Determini il trascorrere del tempo dai suoni. Dai passi che si avvicinano alla porta e proseguono fino a esaurirsi in uno spazio indefinito.


A volte il movimento si fa ovattato, ricorda il passaggio di un autobus. Qui sono le ruote dei letti che corrono su pavimenti gommati di ospedale.

In certe ore i passi si fanno aguzzi, secchi. Sono tacchi che procedono spediti alla ricerca di una persona cara. Perché sono visite veloci. Diversi da quelli che stanno al di qua della porta, dove invece si trascinano o non sono passi. Sono fruscii di lenzuola. Sono attesa e speranza. 

Non c’è giorno e non c’è notte. La luce della finestra confonde. 

Se ascolti distingui anche la presenza di un distributore di bibite. Una forma di silenzio che si spezza ancora con l’aprirsi e chiudersi di porte, che a volte cigolano o sbattono, o comunque distinguono gli istanti, ricordandoti che ci sei.

testo e immagine di Anna Arietti
Riproduzione riservata

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