domenica 14 agosto 2016

Magnano, il Ricetto e la chiesetta di San Secondo (fotogallery)







































La tecnica del chiacchierino a navetta.
"Il chiacchierino è un tipo di merletto costruito con una serie di anelli, nodi e catene. Pizzo da decorazione adatto a bordure. Serve a rifinire centrini, tende e colletti. Caratteristici di questa tecnica sono gli occhielli di filo ricoperti a "punto festone" e i "pippiolini", piccole sporgenze che formano elementi decorativi. In alcuni paesi prende il nome della navettina: in oriente mekouk, in Germania schiffchenarbeit o più comunemente "occhi", mentre in Inghilterra è "tatting" che significa, similmente all'italiano, parlare sottovoce fittamente". Fonte Wikipedia




masso erratico
comunità monastica di Bose
San Secondo



Fotografie 
di

Anna Arietti


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venerdì 12 agosto 2016

Il Grande fiume


“Il fiume è molto cambiato. E' troppo inquinato; nessuno se ne prende più cura - commentano gli uomini che si incontrano sulla sponda del Po, in un caldo pomeriggio d'estate -. In alcuni punti del fondale c'è tanta sabbia. Lo hanno sfruttato male, senza rispetto, e certi ancora lo fanno. Le regole dovrebbero essere uguali per tutti, ma non è così”. Si avvicina una piccola barca a motore con una persona a bordo. Tutti si voltano a guardare. “Ecco. La vede quella – me la indicano con il dito -. Si dovrebbe pescare con una canna e invece guardi quante ne ha”. In effetti sono tante, cinque, forse anche sei. “Il pesce gatto nostrano è ormai sparito - proseguono aggiungendo ognuno un pensiero -. Ogni tanto si pesca quello americano. Ci sono poi cefali e siluri. Un altro problema sono i pescatori di frodo, che escono di notte”.  



L'acqua scorre placida, ma sconsigliano di entrarci, almeno in quel tratto, nella zona di Ficarolo, in piena pianura Padana, ma anche a Boretto, sempre sulla riva destra, dove ha sede il porto turistico fluviale più importante della regione, la situazione non cambia e le opinioni che raccolgo sono le stesse. Incontro un uomo sulla settantina che si occupa di un piccolo club nautico, un attracco privato. “Siamo parecchi soci, ma tanti arrivano soltanto per le vacanze estive, o neppure più per quelle - mi spiega -”.


Le cicale cantano con insistenza, il sole picchia forte, l'aria è appiccicosa e lui gronda di sudore, ma pare non soffrirne. Deve amare davvero molto il Grande fiume. 

“Purtroppo non è navigabile, almeno non qui; ci sono troppi punti dove l'acqua è profonda appena un metro. Questo tratto – aggiunge, compiendo un mezzo giro su se stesso per indicare l'area - lo conosco bene e saprei portarla, ma altrove no. Assolutamente no. Serve l'attrezzatura che scandaglia”. 







Me ne sto andando quando incontro ancora una donna, che mi parla del Po come avrei voluto sentire fin dall'inizio. Mi racconta di tre musei dell'acqua, in cui è documentata la storia del Novecento borettese; dell'argine maestro che separa il piccolo porto dal centro storico del paese e della rigogliosa vegetazione presente nella golena, lo spazio che si trova fra la sponda e il letto di magra del fiume, ovvero il terreno che viene sommerso durante le piene.

“E' un peccato che se ne debba già andare – dice prima di salutarmi -. Fra qualche ora il Po si farà bello. Nell'acqua si rifletteranno i colori del tramonto. Ogni volta che posso vengo a guardarlo e mi rilasso”.