venerdì 8 novembre 2019

Attese


Sdraiata sul marciapiede, con il muso appoggiato sulle zampe, guardi lontano, tu. I passanti ti riconoscono. Chissà quante volte te ne stai lì accucciata ad ascoltare i raggi tiepidi del sole del mattino. Certi ti scansano all'improvviso e sorridono. Altri ti salutano chiamandoti per nome.

Nell'attesa i ruoli s'invertono. A un certo punto io mi trovo fuori, in strada, e tu sulla soglia di casa. Mi scruti, pacifica. Ti capisco. Stare sull'uscio è come ormeggiare all'interno di una baia. 

Così seduta dritta, ti vedo ancora più bella, Zara. Sei un cane dall'aspetto solido e mite. Istintivamente sento di voler fermare nella memoria la tua fierezza, i tuoi occhi nocciola. Infilo la mano nella tasca, afferro la macchina fotografica e tu, altrettanto spontaneamente, lo noti, ti desti. Raddrizzi le orecchie e fai una mossa che non scorderò: inclini la testa dal lato in cui muovo il braccio. Ti aspetti una qualunque cosa buona. E sorridi. Lo vedo come pieghi leggermente i baffi. Sorridi anche con gli occhi e mi spiace deluderti. Con parole troppo umane cerco di spiegarti che non ho nulla di abbastanza goloso. Voglio soltanto farti una fotografia e questo forse tu non lo comprendi. Ti ricomponi come per dirmi: "Scherzetto, eh?". Sei forte, Zara!

Anna Arietti
testo e fotografie


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