giovedì 1 settembre 2016

Le taccole, maestre di vita

TACCOLA
 (fotografia gentilmente concessa da Franco Lorenzini)

Se vogliamo sapere dove si mangia bene, chiediamolo alle taccole. Sembra un'esagerazione, ma un giorno potrebbe accadere davvero. Le creature, infatti, fanno scelte di vita molto simili alle nostre. Sono uccelli, se non fosse chiaro, e sono più saggi di quanto si possa immaginare, peccato che di loro si sappia poco. Forse si ignora pure che ne esiste una colonia sul campanile della chiesa di Santa Maria Assunta a Cossato, tanto sono educati. Discreti un po' meno, perché sono pennuti che vociferano volentieri.

“Sono uccelli organizzati in società evolute e si rivelano efficaci nella lotta biologica all'invasione dei piccioni - ma c'è di più, come spiega l'ornitologo biellese Lucio Bordignon -. Sanno scegliere ambienti sani in cui vivere e su questo loro punto di forza hanno molto da insegnarci”.

La taccola appartiene alla famiglia dei corvidi, tanto per delinearne l'aspetto. La sua espansione in terra biellese è recente, si rifà agli ultimi quindici vent'anni, mentre nelle zone di mare dell'area mediterranea è una presenza consolidata nel tempo.

“Sanno trasmettersi dati sulle zone che visitano e sanno essere solidali fra loro nel caso di attacco da parte di un rapace - prosegue -. Per molti aspetti la nostra società è simile a quella della taccola. Si confrontano sui luoghi dove trovano cibo buono e ambiente sano, dove potranno tornare, come del resto facciamo anche noi. Prediligono la vita nei campi, nei frutteti; ecco perché la colonia di Crocemosso, dove si è verificato un abbandono dell'attività agro-pastorale, si è estinta, mentre quelle di Cossato e di Cavaglià, o di Candelo e Biella, trovando ambienti spaziosi, si sono rafforzate. La taccola è onnivora, si ciba nelle stoppie di mais o di grano, di insetti o di piccoli animaletti”.

E' molto bella da vedere, elegante, con quei suoi occhietti gialli, mette allegria ed è avvicinabile dall'uomo. Non per nulla è stato uno degli uccelli più studiati dall'etologo Konrad Lorenz, che le aveva riconosciuto grande abilità di apprendimento.

“E' un corvide rupicolo, nidifica in buchi vicini fra loro, sulle scogliere di mare; ha poi notato un animale strano, l'uomo, che gli procura alloggi gratis, cavità nei muri antichi, sui campanili, in alto, dove non arrivano predatori terrestri e la cosa gli è piaciuta molto. Del resto la taccola compete con i piccioni domestici nell'uso dei buchi, ma è più forte e quindi è utilizzata in alcune città nella lotta biologica alla loro invasione. La taccola impegna i buchi più in alto, frequentati anche da altre specie utili all'uomo, mentre il piccione occupa quelli in basso”.

Si comprende quindi la valenza di operare un intervento di contrasto con metodi naturali, per mano di un esperto che conosca la biodiversità e che vada a colpire soltanto le specie invadenti, sterilizzandole o, ad esempio, andando ad ostruire i buchi bassi.

“La taccola è agreste, arrivata per immigrazione naturale; merita la nostra tutela. Contribuisce alla biodiversità della città e ci rallegra con il canto. Non sporca e non porta malattie, come invece fa il piccione. Non reca disagi alla popolazione. Come per il rondone alpino e per il rondone comune, che aiutano a contrastare la diffusione di zanzare e di moscerini, non servono azioni di contenimento. Sono tutti uccelli benevoli. Per la taccola dobbiamo avere ammirazione - conclude Lucio Bordignon -. Se ci innamoriamo di questo suo modo di affrontare la vita selvatica, impariamo ad apprezzare e a rispettare tutta la natura che ci circonda”.


Anna Arietti
articolo pubblicato su BiellaCronaca.it il 31 agosto 2016
http://www.biellacronaca.it/pages/le-taccole-maestre-di-vita-8733.html
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il campanile della chiesa di Santa Maria Assunta a Cossato (Biella)

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