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venerdì 30 agosto 2024

A Piaro, in Valle Cervo, un caffè con la Regina di Saba #innamoratidelbiellese #luoghichesonopoesia #vallecervo


Testo e immagini di Enea Grosso
 

Mi sono  fermata  a Piaro  per sbaglio, scendendo a valle dopo un concerto mattutino a Bielmonte;  ma il luogo non si è per questo offeso e, anzi,  mi ha accolta molto bene!

Scendendo dall'auto mi  accorgo subito  di non essere a Forgnengo (dove volevo tornare in cerca d'informazioni sull'antico Gioco dell'Orso), bensì in un minuscolo angolo di Biellese per me nuovo (anche se visto tante volte percorrendo la Panoramica Zegna) ... 


Seguo dapprima la freccia turistica   "Campiglia Cervo - Strà di Er". 
M'incammino lungo la bella mulattiera  scendendo oltre la  chiesa (ben visibile anche dal parcheggio) e l'arco in pietra, fino a percorrere un tratto di discesa nel bosco. 


Dopo cinque minuti sono  felice del mio errore e ho già voglia di tornare per esplorare con calma il luogo, che  mi sembra l'ideale per una passeggiata di mezza stagione, o d'inverno (l'afa di oggi invita a sentieri più ad alta quota). 


Torno quindi sui miei passi e  risalgo alla strada d'asfalto per esplorare velocemente "Piaro Alta"  dall'altra parte della strada.

Passeggiate da Piaro 

Tra le case si sente qualche voce ma non si vede anima viva. Cammino quasi in punta di piedi, come se stessi violando un suolo privato. 



Ad un tratto un signore sbucato dal nulla mi saluta e m'invita a  visitare in anteprima una mostra sul caffè appena allestita. 


La vecchia scuola di Piaro (la prima sede era un'altra, forse solo una stanza)






Sulla soglia mi riceve l'ideatore della mostra, il Signor Piergiovanni Ramasco Vittor (di  Sagliano) che mi sorprende per la spiegazione accurata sulla storia della bevanda, dalle origini alla lavorazione, dalle speculazioni in borsa alle leggende ((scoprirò poi il giorno dopo a casa che si tratta dell'ex-console del Guatemala).

 
Io che ne  amo solo il profumo (non mi piace il caffè, se non nel "tiramisu", nello yogurt, o sotto forma di bevanda spumosa con abbondante zucchero di canna, ma mai e poi mai berrei la classica tazzina, e detesto anche il cappuccino), sono grata per questa visita guidata a sorpresa, e cerco di memorizzare il maggior numero possibile di dettagli...



La parola "caffè" deriva dall'arabo antico "qahwa" (vino eccitante)
Secondo sudi recenti la pianta (Coffea Arabica) sarebbe originaria dello Yemen; o forse lì sarebbe stata portata dagli abissini nel VI secolo d.C.


Nel trattato "De Saluberrima potione" (1671) il frate maronita Antonio Fausto Maironi racconta come nacque la bevanda.   
Nello Yemen, un pastore  che accudiva le capre  dei monaci notò  che gli animali si agitavano  dopo aver mangiato le bacche di un particolare cespuglio; allora ne raccolse un po' per portarle ai monaci, che, considerandole opera del demonio, le gettarono nel fuoco ... da cui si levò  un piacevole  ed  intenso  aroma!  I monaci cercarono allora di recuperare le bacche e le buttarono in  acqua, che divenne  profumata  e scura. Il monaco che per primo  bevve notò che non solo la  bevanda era  buona, ma che rinvigoriva il corpo e lo spirito e lo aiutava a restare sveglio durante le orazioni notturne....



Tra tutte le cose esposte spicca un grande pannello  a colori vivaci: è la narrazione a fumetti - con didascalie in caratteri amarici - della visita della Regina di Saba a Salomone, recando per lui vari  doni, tra i quali anche del prezioso caffè. 
Questo quadro vale per me vale da solo la sosta a Piaro.





Quando la narrazione finisce, la visita continua al piano di sopra col Signor Giorgio Piccino (di Ravenna con moglie piarese), colui che mi aveva avvistata e invitata ad entrare.


Con grande sorpresa mi ritrovo nella scuola della frazione, con i banchi di legno intatti così come furono  lasciati  ai tempi dei bisnonni.  Bellissimi i quaderni scritti da alunni abituati ad esercitarsi nella calligrafia: pagine fitte di esercizi - specialmente in francese - scritti con tratti precisi e impeccabili. 
La mia guida mi spiega che la prima scuola si trovava in un altro edificio, ma non si sa più quale fosse. 
... 














Ritorno alla sala del caffè per le ultime foto e  ringrazio miei ospiti per la gentile accoglienza. 




(...non c'è stato verso di convincere questa foto a sistemarsi orizzontalmente !)
 
La sera dopo (o forse due, no ricordo più) sono già  di ritorno a Piaro con un'amica che pur essendo di Biella non conosce il posto... C'incamminiamo lungo la mulattiera  con passo guardingo, come per non disturbare, essendo "forestiere".  .E  infatti, nel buio, senza volerlo finiamo nel cortile di una casa, credendo d'essere sul sentiero che attraversa l'abitato. 
Si affaccia alla finestra il Signor Dario dalla barba bianca, amico delle volpi che passano ad orari fissi a mangiare il pane. 
"Eh, i giovani non vogliono più abitare qui, siamo rimasti in pochi", ci dice. 
"Tra quindici giorni i turisti se ne saranno andati, le case saranno vuote". 
Ci racconta degli inverni con la neve alta, di com'era la vita una volta e di come adesso non sia più così. 
Eppure, nonostante il vero di queste parole, io non percepisco Piaro come un luogo finito, sento una vita che ostinata scorre tra le pietre antiche. 






mercoledì 31 gennaio 2024

Le Regole sono cambiate #poesia # "The rules have changed" #stradeparallele #spaziocultura #innamoratidelbiellese #shamshahassani

 



"Le regole sono cambiate"

Mi muovo per le strade
con ali di rapace
sposto con le mani
la notte
scavo il mio nido
fra le rocce
e ne faccio dimora 
dei sogni
e di quinta 
in quinta 
sale 
il mio canto 
sulle scale del tempo.
(Testo e immagini di Enea Grosso, 28.01.2024)


La prima bozza di questa poesia è nata dopo una camminata sulla neve in un  tardo pomeriggio di domenica, scendendo dall'oratorio di San Bernardo nell'Oasi Zegna; e si  è conclusa percorrendo un altro sentiero biellese - tra il Santuario della Brughiera e il Bocchetto Luvera - due domeniche dopo, nel sole di gennaio.
Scendendo in auto dopo la prima passeggiata - appena in tempo prima dell'imbrunire - erano apparsi ben chiari i dettagli del rapace e del nido fra le rocce / dimora dei sogni: all'inizio mi muovevo "per le strade come un angelo con zampe di rapace", poi diventate ali. Nei giorni successivi le parole hanno continuato a martellarmi in testa in cerca di ordine e di musicalità, ma il risultato non mi convinceva. In più sentivo che la il quadro non era finito: mancava la pennellata finale.

Ho imparato nel tempo che è inutile cercare di risolvere una poesia seguendo le vie della mente: le parole piovono da altri mondi. A volte arrivano chiare e precise come una freccia  al bersaglio del cuore, e tutto è compreso all'istante; altre volte invece arrivano immagini che hanno bisogno di essere tradotte in linguaggio umano attraversando  momenti apparentemente non connessi tra loro.
In questo caso le parole mancanti si sono aperte una via grazie a tre passaggi: 
- la visita alla mostra dell'artista afghana Shamsha Hassani a Biella
- un commento via Whatsapp ad una delle immagini (ringrazio Renato Acquadro per aver notato il "giro delle quinte" della tastiera circolare sul pozzo, la prima fotografia  in questa pagina)
- la camminata solitaria dal Santuario della Brughiera verso la Panoramica Zegna.
L'ultimo piccolo ritocco è avvenuto a casa. 



Due parole sulla traduzione, che ha richiesto  particolare attenzione  per via delle quinte e delle scale e del gioco di parole che ne derivava: in italiano sono parole indifferentemente usate sia nel linguaggio  musicale che in quello "ordinario", ma in altre lingue non è così e si usano termini diversi



"The rules have changed."

I move through the streets
with wings of raptor
I push with my hands
the night away
I dig my nest
among the rocks
And I make it 
the dwelling of dreams
And from fifth to fifth 
goes up my song 
on the scales of time.
(Text and images by Enea Grosso)


The first draft of this poem was born after a walk in the snow on a late Sunday afternoon, coming down from the San Bernardo Oratory in the Zegna Oasis; and it was completed while walking another Biellese trail - between the Brughiera Sanctuary and Bocchetto Luvera - two Sundays later, in the January sunshine.
Coming down by car after the first walk - just in time before dusk - the details of the raptor and the nest among the rocks/dwelling of dreams had become very clear: at first I was moving "through the streets like an angel with raptor's claws," later to become wings. Over the next few days the words kept pounding in my head in search of order and musicality, but the result did not convince me. What's more, I felt that the painting was not finished: the final brushstroke was missing.

I have learned over time that it is useless to try to resolve a poem by following the ways of the mind: words rain down from other worlds. Sometimes they arrive as clear and precise as an arrow to the heart's target, and everything is instantly understood; other times, however, images arrive which need to be translated into human language by crossing seemingly unconnected moments.
In this case, the missing words opened a way through three steps: 
- a visit to the exhibition of Afghan artist Shamsha Hassani in Biella
- a comment via Whatsapp to one of the images (I thank Renato Acquadro for noticing the "turn of the fifths" of the circular keyboard on the well, the first photograph on this page)
- the solitary walk from the Brughiera Sanctuary to the road called Panoramica Zegna.
The last little touch-up took place at home.

Two words about the translation, which required special attention because of the fifths and scales and the resulting word play: in Italian these are words indifferently used in both musical and "ordinary" language, but in other languages this is not the case and different terms are used.


"Las reglas han cambiado"

Me muevo por las calles
con alas de rapaces
muevo con las manos
la noche
Cavo mi nido
entre las rocas
y lo hago hogar 
de los sueños
y de quinto en quinto 
sube mi canción 
por las escalas del tiempo.
(Texto e imágenes de Enea Grosso)


"Die Regeln haben sich geändert"

Ich gehe durch die Straßen
mit den Flügeln 
eines Raubvogels
Ich schiebe die Nacht 
mit meinen Händen weg
Ich grabe mein Nest
zwischen den Felsen
und mache es 
zum Heim  der Träume
und von Quinte zu Quinte
erhebt sich mein Lied 
auf den Noten der Zeit.    
(Text und Bilder von Enea Grosso)















domenica 5 novembre 2023

Passeggiate d' Autunno nel Biellese: dalla chiesa del falò di Rongio alla diga di Masserano attraverso il Parco dell'Arcobaleno #lagodellepiane #sentierinelbosco #masserano #lagodellepiane

 

La diga di Masserano (Biella)

Testo e immagini di Enea Grosso


Parcheggiamo davanti  alla chiesa nota per il falò natalizio di Frazione Rongio di Masserano e poi saliamo a piedi  fino al pozzo quasi alla fine della strada. Scendendo alla destra del pozzo si vede il cartello azzurro di un piccolo parcheggio. Da lì l'asfalto termina e ci si addentra nel bosco.

Il pozzo



Dopo pochi minuti si arriva ad un bivio: a sinistra si giungerebbe all'Abete e al lavatoio di Frazione Cacciano, mentre la passeggiata di oggi ci conduce a destra.


Al bivio scendiamo a destra




Alla cappella della Madonna seguiamo il sentiero  a sinistra fino a raggiungere la strada asfaltata. Svoltiamo di nuovo  a sinistra...

...proseguendo poi dritti fino al Parco dell'Arcobaleno.



Giriamo ancora una volta a sinistra passando a lato del cancello, camminando lungo la strada sterrata lungo il prato con le tre piramidi di legno.



Lasciata la strada che procede oltre il cancello chiuso della diga, imbocchiamo un piccolo sentiero. Dopo una breve salita, eccoci giunti all'area picnic e alla diga di Masserano, nota anche come Lago delle Piane di Casapinta





Da qui si può camminare ancora a lungo o verso Curino - percorrendo  un lungo anello sulle Terre Rosse - o verso Casapinta. 





















Tornando sui nostri passi - oltre le piramidi e più o meno a metà del tratto in asfalto - se scegliamo di svoltare a destra all'unica deviazione lungo il cammino, giungeremo a Frazione Cacciano, in cui si trova l'Abete Gigante ben nascosto in mezzo ai bambù.  Dal lavatoio a pochi passi dall'abete parte un sentiero che sale fino a Frazione Rongio. 




Volendo invece percorrere il percorso a ritroso, basta fare attenzione ad imboccare nuovamente il sentiero che dalla cappella ci riporterà al punto di partenza, nel cuore del piccolo borgo (andando dritti sbucheremmo sulla strada che collega Brusnengo a Curino). 

Frazione Rongio di Masserano




 Rongio ... di Pasqua!

Bocciolo di Novembre 



Baffidigatto ha dedicato molti post a questa zona e ai suoi dintorni: li potete trovare scorrendo dal computer i link alla voce "territorio".