lunedì 21 marzo 2016

Il Biellese all'alba  (foto di Anna Arietti)
Abbiamo colori dell'alba
speciali
ma forse qualcuno
ancora non lo sa
e si ostina a cercarli
in paesi lontani
e poi diventa cieco
quando torna qui in città.
Ma quell'urlo dorato
di splendore discreto
è certo che qualcuno
prima o poi 
lo guarderà.

Enea Grosso


(Mariangela Gualtieri.2)

Interrogazione alla primavera
con pericolosa rima finale
Pioggia di glicine bianco a primavera.

 Ma se prima non c'erano
i fiori, cinquanta milioni di anni fa.
Quale cuore mancante
così traboccante di mancanza

quale giocondissima mente 
è esplosa al suo centro
in colorati frammenti di sé
di se stessa pensante.

Quale cuore che mente
ha schizzato fuori
la legge della fioritura
i colori e le forme
e la sfumatura così delicata
dei petali nel punto d'innesto
alla corolla.

Quale cuore, carico di
una gioia che noi solo intuiamo
quale acrobatica mente
ha gettato la prima manciata nel fango
a fare petalo,
pistillo e corolla e urlo d'amore
del colorato fiore?

(Mariangela Gualtieri, "Bestia di Gioia", Giulio Einaudi Editore)

*****************************
Masserano, primavera 2014

 I fiori del giardino di casa - e  il glicine bianco in particolare -  sono molto grati a questa poesia di Mariangela Gualtieri per aver  offerto loro  l'occasione di debuttare in rete. 
Sono riconoscenti  anche a mia mamma, perché è grazie a lei se esistono.

Primavera 2014 

sabato 19 marzo 2016

(Il cielo di Aladfar)



http://i44.tinypic.com/sku6v7.jpg
Foto dal sito:lachiomadiberenice.forumfree.it-astrologia araba



Chissà che cosa pensano
nel cielo di Aladfar
al vederci penare
quando fuori c'è il sole
su cose che di sole
non ne porteranno mai?
Sulle carte pesanti
come quindici elefanti
pur se piene di nulla,
una sorta di culla
dell'inutilità
- rivestita d'argento
e parole importanti
create per sopprimere
la creatività
e privarci del tempo
per fermarci a pensare
a cosa avrebbe senso
sotto al cielo di Aladfar.


Enea Grosso 


***************

Aladfar mi è comparsa una sera di almeno un anno fa mentre frugavo - affascinata - tra stelle, pianeti e costellazioni della Mappa Stellare dell'Ipad, e da allora il suo nome ha continuato a girarmi in testa. D'altronde come si può  dimenticare un nome così bello?  Poi ci metto dei lunghi quarti d'ora per ricordare in quale tasca segreta della borsa io abbia  messo le chiavi dell'auto, ma si vede che per la mia  mente  è più importante Aladfar e c'è poco da discutere. 

Ringrazio chi mette a disposizione  in rete bellissime immagini di stelle, pianeti e galassie: sono stupende!

 



(Mariangela Gualtieri)





Che forza insolente hanno i fiori.
Pompano il colore per tutta
la camera. Ridono così forte
nel morire. Tornano sempre.

Ah! fiori! chi non vi sa
è perduto in un grigio disordine
crollato nel lato d'ombra della specie.
Voi, lezione somma
per sfumatura e dono.

(Mariangela Gualtieri, "Bestia di Gioia", Giulio Einaudi Editore)

****************************************************


Le poesie di Mariangela Gualtieri trasmettono gioia, come i fiori! Persino quelli finti hanno il potere di illuminare una stanza
e con loro  il disordine non è mai "grigio" - grazie alla loro presenza, nel mio studio ad esempio  c'è una perenne confusione colorata ( e suona molto meglio di "disordine").  Sarà un caso che questo libro (comprato nel 2012) sia scivolato fuori da uno scaffale a pochi giorni dalla primavera? Sono contenta che sia tornato allo scoperto. Mi mancava. 



 

venerdì 18 marzo 2016

Lo sapevo

Prendo la metropolitana a Milano, ma è sabato; è diverso. 


Corrono tutti appresso alla giornata, 
come sempre, anche se è pomeriggio. Sono silenziosi. Forse pensano al tempo che non hanno, al lavoro lasciato incompleto, perso o appena ritrovato, all'amore che c'è, che non c'è, o che è complicato, o forse a se stessi.

Hanno certamente pensieri veloci, come le immagini che vedo scorrere fuori dal finestrino del treno in corsa; a tratti più chiari... illuminati dalle luci delle stazioni. Già, le stazione, quei marciapiedi stracolmi di persone in attesa. E, mentre pensano, altri esseri umani si stipano all'inverosimile nel vagone. Sembra un giorno identico ad altri. Del resto la metro la prendono sempre. 

Ma è sabato, lo sanno? Forse no, l'hanno scordato o preferiscono non pensarci. Tanto è uguale. 

Ma che fanno? Beh, gli occhi mica possono tenerli chiusi. Guardano, ma sembra che nessuno veda nessuno. Eppure sento costantemente occhi addosso. 

Forse non pensano a quello che vedono. O, forse come me, immaginano la storia dell'anima che gli sta di fronte: cosa indossa? calza scarpe eleganti? No, sportive. Ascolta musica con l'auricolare. Porta anelli? La borsa è una ventiquattrore? Forse ritorna dal supermercato.

Aspetto la mia fermata.

Di tanto in tanto bisbigliano all'amico, al collega, se hanno la fortuna di averlo accanto. Se è a due metri di distanza vige la regola non scritta del silenzio, pena forse la perdita di quella poca intimità. Non sorridono. Nemmeno quando sale la cantante lirica che dà saggio della propria voce. Neanche quando un trio suona la fisarmonica. Niente. Sono impassibili. Quasi noiosi e sicuramente annoiati da quel tanto di tutto che Milano offre a chi se lo può permettere. Immobili, appena mossi per inerzia dal movimento del treno. 

Ma sono proprio veri così? 

Le porte si aprono. Strano, nessuno scende. Sale una falena che deve aver confuso la notte con il giorno. L'oscurità della metro mette in imbarazzo anche gli insetti. Lei non ha difficoltà a muoversi. Vola alto. E' eccitata, passa veloce fra una testa e l'altra, sfiora i capelli. Desta l'attenzione.

Ehi, cosa succede? 

Adesso tutti guardano per davvero. E' finito l'incantesimo. Qualcuno, al suo passaggio, la sfiora con una mano e tutti condividono un sorriso.

Lo sapevo. Salire in metro a Milano di sabato è diverso, ora anche per loro.

Anna

giovedì 17 marzo 2016

La luna e le Perle di Miele - (Vallemosso, Valdilana, Maniscalco&Rainero)

(Testo e immagini di Enea Grosso)

Tra l'inverno e la primavera del 2014  l'architetto  Paola Romano ed Emanuela Maniscalco mi chiesero di suggerire loro delle frasi per decorare le pareti bianche della nuova sala da tè della pasticceria Maniscalco&Rainero di Campore (frazione di Vallemosso); così ne mandai loro alcune, non proprio a caso ma quasi, perché non avevo le idee chiare riguardo al progetto, e probabilmente nemmeno loro... finchè (presto) a Paola non venne l'idea di ricoprire i muri con una  favola in cui c'entrasse la luna, dato che "Moon" era - ed è - il nome del lampadario da lei scelto per la saletta. Ed eccola qua.

(P.S.: durante l'estate 2016 - a qualche mese dalla pubblicazione di questo post -  la fiaba è comparsa sulle pareti bianche della Saletta della Luna! Andate a leggerla coccolandovi con tè e pasticcini a Vallemosso). 

La Luna e le Perle di Miele



La Saletta della Luna (Campore di Vallemosso)

La Luna era triste.
Un tempo, quando piangeva commossa e partecipe dei dolori umani, le sue lacrime si mischiavano nel buio  a quelle degli uomini carezzando i loro occhi, e ciò bastava  a ripulirne gli animi. All’alba ci pensava poi il Sole ad asciugare i residui di sconforto, se per caso ce n’erano ancora. Ma tutto ciò apparteneva ad un’epoca d’oro, quando gli esseri umani avevano ancora la Luna nel cuore e credevano nella magia del Cielo e della Terra.
Ormai era tale la cortina di pensieri grigi e senza speranza che le lacrime di luna non riuscivano più nemmeno ad oltrepassarla. E, se ci riuscivano, cadevano in un vuoto indifferente e nessuno si accorgeva di loro.
La Luna era triste, sì,  ma non si dava per vinta. E sentì che quella forse era la notte che in cuor suo aveva immaginato tante volte.
Ecco che d’un tratto un piccolissimo bagliore attirò la sua attenzione. Lo scorse a fatica attraverso le nuvole nere e pesanti, e per veder meglio s’inchinò un poco attraverso una  fessura. 
Il suo sguardo solcò il buio e  le chiome degli alberi attirato da qualcosa che brillava per terra nel bosco ai margini di un villaggio. Erano lacrime…
Lì seduta sui gradini della mulattiera che ancor oggi collega Campore a Ferrere c’era la piccola Lela in singhiozzi.
“Cosa ti è successo, ragazzina?” le sussurrò piano per non spaventarla. Non erano più i tempi in cui la gente parlava con la Luna… Invece la giovane non si spaventò, anzi. Quella voce  e la luce bianca la coccolavano come un abbraccio soffice. 



“ Re Gildo ha ordinato agli Alti Pasticceri Gianni e Salvatore di creare un dolce speciale per il compleanno della Regina Olimpia. Dev’essere un pasticcino piccolo ma resistente,  morbido ma non fragile, in modo che  non  si sbricioli nelle bisacce dei commercianti di sete e spezie che da qui ripartono carichi di tessuti di lane pregiate. Il pasticcino viaggerà con loro verso paesi lontani e là dovrà portare il profumo dei nostri boschi e l’aroma delle nostre acacie e dei nostri castani. Per questo tutti – dagli inservienti ai mastri pasticceri - da settimane recano sempre con sé un vasetto di miele, per provare senza sosta mille combinazioni con tanti ingredienti diversi fino a trovare  la formula magica che soddisfi il Re… Il Capo Pasticcere è disperato e quasi impazzito! Se entro la mezzanotte di domani non sarà trovata la ricetta giusta, sarà bandito dal Regno della Lana, e tutti noi con lui, senza lavoro e senza dimora. Ero disperata! Ma il tuo abbraccio mi ha dato una calma che  non mi spiego, direi quasi… una gioia ! Grazie, Luna, grazie! Non importa come andranno le cose. Questa è una notte di bellezza, che meraviglia questi fiocchi …ma…piangi! Sono le tue lacrime! Piccola Luna, non piangere. Tieni, assaggia questo miele, a me non servirà, io sono l’ultima arrivata nella pasticceria reale, so a malapena distinguere lo zucchero dalla farina!”. 
E rise serena aprendo il vasetto e porgendolo alla Luna, le cui lacrime continuavano a scendere e a  tuffarsi in quell’oro e  mischiandosi ad esso, come in una danza che sembrava non voler finire mai… E infatti non finì e continua ancora oggi. 
Fu da quella miscela d’oro e di luna che nacquero le Perle di Miele.
Si dice che chi ha la fortuna di riceverle in regalo sia poi capace di sentire la voce della Luna, e forse è davvero così… per chi crede nella magia e nella bellezza del mondo.






*******************


Gli "alti pasticceri" Gianni e Salvatore altri non sono che i fondatori della pasticceria, rispettivamente lo zio e il papà di Manuela. 
Ho chiamato la Regina "Olimpia" pensando ad Olimpia Sella, cugina dell'entomologo Eugenio Sella e  scopritrice nell'estate del 1854 del famoso coleottero (endemico delle Alpi Biellesi) che porta il suo nome: Carabus Olympiae, detto anche "scarabeo d'oro". 
Del "Re Gildo" ho già scritto nel post di ieri a proposito dell'Oasi Zegna ...e non mi risulta che abbia mai fatto impazzire la vallata per un capriccio !

Se vi capiterà di passare da Vallemosso, vi propongo la passeggiata ad anello (lungo la strada asfaltata, ma tranquilla) da Campore a Valle San Nicolao. Deviando al ritorno verso Frazione Ferrere,  troverete la mulattiera -  citata nella favola - un tempo utilizzata dagli operai della zona per recarsi al lavoro nelle fabbriche vicine, quando nella vallata era fiorente la produzione di tessuti pregiati e la disoccupazione era un dato pressoché sconosciuto. La pasticceria è un ottimo punto di partenza e soprattutto di arrivo.
Manuela Maniscalco mi raccontava che qualche anno fa era stata lanciata l'iniziativa di creare un pasticcino con prodotti biellesi, quali il miele di castagno e la melata; purtroppo, con lo scoglimento della Comunità Montana, anche il progetto è lentamente naufragato...come quello di decorare le pareti bianche con la favola ( almeno per ora!). Ma le "perle di miele" sono una dolce realtà; e per sapere se portino fortuna e se abbiano o meno  il potere di farvi sentire la voce della Luna...non vi resta che provarle, accompagnate da un tè o  da un buon bicchiere di vino ! 

(Testo e immagini di Enea Grosso)

https://www.baffidigatto.com/2017/03/la-saletta-della-luna.html (un post di Anna Arietti sulla Saletta della Luna di Campore)
https://www.baffidigatto.com/2017/03/cento-ne-pensava-e-mille-ne-faceva.html (un articolo di Anna Arietti su Salvatore Maniscalco, dell'omonima pasticceria).

mercoledì 16 marzo 2016

Pi greco e Wislawa Szymborska

Il Pi greco non si offenderà se questo omaggio arriva con due giorni di ritardo dalla sua festa del 14 marzo!


Risultati immagini per pi greco immagini
(foto dal web)
 Il grande pi greco

di  Wislawa Szymborska
 
Degno di meraviglia è il numero pi greco
tre virgola uno quattro uno.
Le sue cifre seguenti sono ancora tutte iniziali,
cinque nove due, perché non ha mai fine.
Non si fa abbracciare sei cinque tre cinque con lo sguardo,
otto nove con il calcolo,
sette nove con l’immaginazione,
e neppure tre due tre otto per scherzo, o per paragone
quattro sei con qualsiasi cosa
due sei quattro tre al mondo.
Il più lungo serpente terrestre dopo una dozzina di metri s’interrompe.
Così pure, anche se un po’ più tardi, fanno i serpenti delle favole.
La fila delle cifre che compongono il numero Pi greco
non si ferma al margine del foglio,
riesce a proseguire sul tavolo, nell’aria,
su per il muro, il ramo, il nido, le nuvole, diritto nel cielo,
per tutto il cielo atmosferico e stratosferico.
Oh come è corta, quasi quanto quella di un topo, la coda della cometa!
Quanto è debole il raggio di una stella, che s’incurva nello spazio!
Ed ecco invece due tre quindici trecento diciannove
il mio numero di telefono il tuo numero di camicia
l’anno mille novecento settanta tre sesto piano
numero di abitanti sessanta cinque centesimi
giro dei fianchi due dita una sciarada e una cifra,
in cui vola vola e canta, mio usignolo
e si prega di mantenere la calma,
e così il cielo e la terra passeranno,
ma il Pi greco no, quello no,
lui sempre col suo bravo ancora cinque,
un non qualsiasi otto,
un non ultimo sette,
stimolando, oh sì, stimolando la pigra eternità
a durare.
(traduzione di Alessandra Czeczott)


*******
Ringrazio il Prof. Alberto Cena per avermi trovato questa poesia!

Le perle del Nonno, l'Oasi Zegna

Le perle del Nonno



di Enea Grosso
Gerla a Mosso (Presepe Gigante Natale  2015)


   Aveva lo sguardo sereno e gli occhi chiari  – e li ha ancora (le persone non sono solo ricordi, le persone sono e basta,  per sempre). Il problema è che non si sa mai come fare.
Se dici “ha gli occhi chiari” – ed è verissimo – non va bene, oh no! Parli come un pazzo? Dai, è morto tanti anni fa…". Sei pazzo per la gente. Ma se ti ravvedi e dici “aveva” mentre parli con Dio o con qualche angelo suo amico, e magari chiedi che per favore gli diano un’occhiata – va bene che i pascoli del cielo sono sicuri, però non si sa mai – allora ecco che sbagli di nuovo: aveva? Guarda che quassù la gente mica si tinge l’iride come voi vi tingete i capelli seguendo la moda. Gli occhi sono lo specchio dell’anima. Non mutano colore come le foglie. Brillano e si spengono seguendo le sottili maree che si muovono nel profondo dello spirito.
Siccome voi non siete Dio e  (forse) nemmeno degli angeli, e non voglio che mi accusiate di pazzia, vi dirò che  aveva gli occhi chiarissimi, vispi e intelligenti. 

Gli piaceva riposare appoggiato al tavolo in cucina, seduto vicino alla stufa a legna, la testa appoggiata sulle braccia incrociate . Non so se dormisse davvero o se riposasse soltanto; o se invece esplorasse di nascosto qualche  fantastico mondo parallelo, dove i prati erano verdissimi e soprattutto in pianura (il suo prato era molto grande, ma che fatica tagliare l’erba e trasportare il fieno su quella pendenza!). Non gliel’ho mai chiesto, ma penso che non mi avrebbe svelato il segreto. Ho il sospetto che – quand’anche dormisse -  non scegliesse i sogni a caso, ma  andasse a rovistare fra quelli più colorati e fantasiosi e simili alle favole, perché di quello avrebbe avuto bisogno al suo risveglio: di una favola nuova.
Nuova fino ad un certo punto…L’importante era che la protagonista fosse una principessa. Questa era la richiesta fissa  di sua nipote:  la storia di una principessa. 
 Il nonno oramai era un esperto in materia, e riciclava a piene mani qualunque fiaba o frammento di sogno gli venisse in mente: sia che si trattasse di una pastorella,   di una contadina, o di una qualsiasi fanciulla, bastava dicesse che in realtà era una principessa. 
Non era necessario né il principe né il castello né la corona per renderla più credibile. Se il nonno aveva detto che si trattava di una principessa, allora non c’erano  dubbi. Anche lo sviluppo della storia non era poi così importante. Penso  che il nonno non sapesse esattamente  dove sarebbe andato a parare – in un bosco, in un castello incantato, tra le fauci di un drago? Chissà… -  e che non avesse nemmeno la più pallida idea di come le principesse fossero solite trascorrere le loro interminabili giornate; probabilmente erano proprio le domande insistenti della nipote a trarlo dall’impiccio: com’era? Era bella? (Domanda facile con risposta scontata!) Dove stava andando? Che abito indossava?

Chi era solito vederlo seduto accanto alla Mora all’ora della mungitura, o sotto il peso della cesta carica di fieno, non avrebbe minimamente sospettato di trovarsi di fronte ad un grande esperto di principesse. Chiunque gli avrebbe chiesto consigli sulla preparazione del formaggio, sulla temperatura della cantina di pietra, su come preparare gli impacchi di arnica per alleviare gli strappi muscolari; persino il Conte Ermenegildo si fermava volentieri a parlare con lui, per il puro piacere di una conversazione serena. Ma  nessuno, davvero nessuno – neanche la nonna -  gli avrebbe mai chiesto di parlare di principesse e di farsi spiegare come scegliere i sogni. Questa sua capacità segreta forse derivava da un dettaglio legato al suo giorno di nascita: il 29 di Febbraio.  Per ben tre anni di seguito, nella notte tra il 28 febbraio e il primo di marzo, penso che per qualche ora gli fossero concessi poteri speciali, e che davvero il mondo dei sogni per lui non avesse segreti. 



Il Monte Terlo, lungo il sentiero da Camandona al Bocchetto Sessera

Nonostante la sua media statura, probabilmente avrebbe avuto l’aspetto di un venerabile saggio, con i capelli d’un magico bianco argentato…se la nonna – persona pratica e  sbrigativa. – non gli avesse regolarmente tosato il capo quasi a zero. Ma  lui di questo era contento. Penso che il suo motto fosse “quello che fa la nonna è sempre ben fatto”, che era anche una splendida dichiarazione d’amore.
Il nonno non aveva studiato – ai suoi tempi l’istruzione era un privilegio per pochi. 
 Le uniche poesie che avesse mai ufficialmente sentito erano quelle recitate dalla nipotina a Natale e a Pasqua, semplici filastrocche imparate alle scuole elementari. Ma le poesie, anche quelle non ancora stampate, non ancora immortalate sulla carta dall’inchiostro tra sbagli e correzioni, sono già tutte scritte e fluttuano ad un passo da noi. Sono lì, a disposizione di tutti. Basta alzare quel velo leggero e invisibile che ci separa dai sussurri degli angeli, ed eccole lì, già pronte. E’ sufficiente sedersi ad ascoltare. Il nonno lo sapeva. Subito magari non capiva cosa fossero quelle parole un po’ bizzarre, apparentemente così estranee alla vita del prato, dove c’erano i fiori, sì, ma c’era anche il mucchio di letame, e l’erba da falciare in salita, e la coda della Mora infastidita dalle mosche – che lo colpiva in faccia proprio mentre lui cercava di mungerla. Ma sono certa che lui sapesse, ad un certo punto, il significato di quelle parole.

A pensarci bene, avrei dovuto accorgermene già tanto tempo fa, ma ero troppo piccola per poterlo fare.
“Ciao, nonno!...perché piangi?” gli dissi un mattino in cui lo sguardo limpido gli brillava più del solito. Il nonno si commuoveva spesso, ma apparentemente quel giorno non c’erano ragioni speciali per commuoversi. Non avevo recitato filastrocche. Non avevo annunciato  un bel voto preso a scuola. La Mora aveva prodotto la consueta quantità di latte. La nonna si stava pettinando gli splendidi capelli ondulati. Era un mattino assolutamente ordinario. “Non sei contento di vedermi?”
“Certo, tesoro mio!”
“Allora non stai bene…”
“No, no, è tutto a posto”.
“E allora perché queste lacrime…”
“Ti ricordi quando ti ho detto che tutti noi abbiamo un tesoro, non solo le regine nei loro fantastici castelli?”.
“Certo. Mi hai anche detto che anch’io posso diventare una principessa se saluto educatamente le persone con un sorriso”.
“Sì, ma prima devi conoscere altri segreti. Il segreto dei sorrisi…e quello  delle lacrime buone”.
“Sono pronta ad ascoltare”.
“Devi sapere, tesoro mio, che le lacrime in realtà sono delle piccole perle che tutti noi abbiamo nell’anima. In ognuna di esse è rinchiusa l’essenza delle mille sfumature dei nostri sentimenti…Ogniqualvolta ci capita qualche cosa di bello o di brutto – in ogni caso qualcosa di inatteso – i nostri pensieri si riversano nell’anima come un fiume in piena, smuovendo tutte le pietre e le perle che dormono tranquille sul fondo. Essendo le perle fragili e così vicine le une alle altre, si spezzano facilmente e liberano l’essenza preziosa custodita in ognuna di loro sottoforma…”
“…sottoforma di lacrime!”
“Proprio così. Vedo che mi segui. Qualche volta sono le pietre o le perle più grossolane a rompersi, per esempio quando facciamo i capricci”.
“Capita a noi bambini”.
“Non solo…Sai, purtroppo anche certi adulti fanno spesso i capricci, quando incolpano il mondo di qualsiasi cosa e non sono padroni di sé… ma quello che mi premeva dirti è che le lacrime non vanno associate a cause negative, come è opinione comune. Sono come una voce silenziosa che libera i sentimenti difficili da esprimere a parole. Vedi, per esempio, com’è limpido questo mattino d’inverno? Come brilla la poca neve sui prati e come sono ben definiti i colori delle montagne? E senti com’è frizzante e leggera l’aria…”
Chiusi gli occhi per sentirla meglio sulle guance e sul naso.
“E’ una carezza che ti fa sentire vivo, e per quanto fredda non è affatto sgradevole, anzi! Ti fa venir voglia di chiudere gli occhi al sole e poi di una buona cioccolata calda, densa…una coccola, non è vero?”
Annuii convinta. Era rasserenante stare ad ascoltare la sua voce.
“Ed è bello poter condividere tutto questo con te…Da un pensiero ne scaturisce un altro, e per descriverli tutti ci vorrebbero chilometri di parole e d’inchiostro, ed ancora qualche sfumatura sfuggirebbe comunque. Quando una gioia così grande ti scoppia nel cuore, ecco che le perle più fini e delicate si gonfiano fino a liberare il piccolo tesoro che contengono”.
“Hai spezzato per me le tue perle più pregiate…Grazie, nonno! E’ il regalo più speciale che io abbia mai ricevuto. Non lo dimenticherò mai”.
“Ricordati anche di non tenerle tutte per te…Regalale, e ne riceverai di nuove”.
“Non sono perle normali, sono magiche!”
“Sì, piccola mia. Non privarti mai di lacrime e sorrisi! Sono gli unici gioielli che ti manterranno bella sempre “ disse, mentre tutta le gocce  di neve sopra ai prati, il cielo e le poesie mai lette ma vissute brillavano nel chiarissimo azzurro dei suoi occhi.


*******************


 Il Conte cui faccio riferimento nel racconto è l'imprenditore illuminato Ermenegildo Zegna (1892-1966), con  il quale il nonno aveva una foto di cui andava fiero... ma che si è persa chissà dove nei meandri della soffitta! O magari se ne è andata, nascosta in qualche  mobile venduto nel corso degli anni.
Ermenegildo Zegna

 











Ho "rubato" le immagini d'epoca ad una mostra tenuta a Casa Zegna a Trivero, alle porte dell'Oasi Zegna, un'area montana ricoperta di fiori grazie all'iniziativa del Conte.
La zona più pittoresca ed alla portata di tutti è la Conca dei Rododendri, spettacolare a maggio e visibile dalla strada "Panoramica" che da Trivero s'inerpica verso le varie "bocchette" (Stavello, Margosio, Luvera), attraversa la stazione sciistica di Bielmonte, conduce al Bocchetto Sessera e ridiscende verso la Valle Cervo. La fioritura della Conca non ha nulla da invidiare a quella del Parco della Burcina a Biella. L'area  è dotata di un'area attrezzata per picnic oltre che di un sentiero per disabili.
A me piace raggiungerla partendo dal Santuario della Brughiera e percorrendo il sentiero attraverso il bosco fino ai margini del Villaggio Residenziale; da lì si può proseguire lungo la strada asfaltata (che porta proprio ai piedi della Conca) o salire ancora lungo il sentiero che sale deciso e conduce verso l'area picnic (secondo me è l'alternativa migliore!). Ho scoperto questa via per aver partecipato ad una tappa del Cammino di San Carlo, iniziativa di un esperto di terra Biellese: Franco Grosso. I suoi libri sono un'ottima fonte per saperne di più sul territorio biellese e scoprirne i numerosi itinerari.
Sentiero dalla Brughiera alla Conca
Conca dei Rododendri - Oasi Zegna






I miei scatti non sono certo quelli del fotografo Mattias Klum...ma spero che vi abbiano fatto percepire  almeno in parte la poesia di questo valle fiorita!

Testo e fotografie di Enea Grosso

lunedì 14 marzo 2016

Roberta Dapunt

La metà insegnami,
della bellezza che tu vedi ogni giorno
e saranno le primule e saranno le begonie soltanto
a ricordarmi come ti ho vista uma* ogni giorno.

*madre in ladino


("La terra pià del paradiso", Roberta Dapunt, Giulio Einaudi Editore)

***********

Allo scaffale di poesia della Libreria Robin bastano pochi minuti per fare incontri interessanti.

(2 translations:"Tutto sembra perso", "Sono poche le stelle").

Tramonto al Goldrop Camp (Ladakh)
 Everything seems lost
your heart worn out
your soul a shroud                                                               
abandoned at the borders of the world
Then suddenly the sky
comes back.

(Enea Grosso, traduzione di una poesia pubblicata il  9 febbraio 2016)


Fiori alle Pozze delle Fate (Val d'Aosta)
There are not many stars
so deaf and far away
which cannot hear the sound                                                              
of dancing grass today.                         

(Enea Grosso, seconda traduzione di un post del 20 febbraio)