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domenica 12 aprile 2020

Pradeltorno in Valle Angrogna


Alla meta che propongo ci arrivo senza averne intenzione. Sono alla scoperta delle valli intorno alla città di Torino, un susseguirsi di piccoli paesi che sento vocati a un turismo tranquillo. Come si dice: lento. Su tutto incuriosisce, sino a indurmi a deviare, un nome che, mi si perdoni, suona bruttino e costringe la lingua a un'insolita danza: Angrogna. Valle Angrogna, vallata secondaria della Val Pellice, nelle Alpi Cozie, in Piemonte.

È un territorio ben preservato, timido. Vedo begli spunti per future escursioni e itinerari storici, segnalazioni di luoghi della memoria nelle vicende del culto valdese, come la presenza di un ampio prato, di Chanforan, che si dice ospitò l'assemblea che nel 1532 definì l'adesione valdese alla Riforma protestante.

In fondo alla valle, a 1.024 metri s.l.m., arroccato in alto rispetto alla strada, spicca il piccolo tempio della Chiesa evangelica valdese di Pradeltorno, un ambiente austero; più semplice di altri visitati in precedenza. Scosto la porta socchiusa, avanzo seguendo la passatoia centrale. M'inquieta la canna fumaria che sovrasta le panche in legno, che collega acrobaticamente una piccola stufa a legna a un camino sul tetto. Mi avvicino alla Bibbia aperta sul tavolo che evidenzia la centralità della Parola di Dio nella Chiesa. Sono sola; respiro un silenzio sacro e provo a immaginare il tempio animato dalla comunità: il brusio di voci, gli sguardi, le mani che si stringono le une alle altre; il piacere di riunirsi in un luogo di culto fra i monti. Vedo il momento dell'ascolto del messaggio dell'Evangelo, a pregare il Signore e a cantare le sue lodi. Un'esperienza intimamente umana. 

Fuori, il borgo sembra fermo a un'epoca antica. Le piccole case in pietra e legno concedono spazio al sentiero che le collega fra loro e ai covoni di fieno. Poco lontano dalle abitazioni si trova il cimitero comunale che reca la data di edificazione: "1890".

Anna Arietti
(testo e immagini)


























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