venerdì 6 agosto 2021

Pinetta Rosa, una donna temeraria


di Anna Arietti

Negli anni Sessanta, Pinetta Rosa, 89 anni, gestiva il bar "Arci Centro" di via Matteotti, con il marito Aldo Gruppo, mancato sette anni fa.

"È una storia lunga la mia - dice -. Sono originaria di Este, in provincia di Padova, paese in cui avevo sei fratelli da accudire. Ero stufa, questa è la verità. Prima sono stata a Robbio Lomellina, poi negli anni Cinquanta sono arrivata a Cossato con mia mamma Maria. Ho lavorato in fabbrica a Lessona; ci andavo con il trenino. Avevo anche fatto un corso per diventare pettinatrice. Nel 1953 ho sposato Aldo e abbiamo aperto il bar, che dava meno sicurezza, ma era di proprietà. Erano gli anni Sessanta, o forse già Settanta. La clientela era composta soprattutto da pensionati che venivano a giocare a carte, o a bocce nei due campi".

Pinetta, o Pina, come si fa chiamare, ripete di non avere più memoria, di aver perso tanti ricordi, e di non vederci neppure più bene; intanto vive da sola con sette gatti, di questo è certa, dice che li ha contati sua figlia Donatella, e va a trovarla la nipote Maddalena. Bada anche alle galline sistemate in un pollaio, in un prato grande.

"Del bar è lontano il pensiero - aggiunge -. Mi ricordo che chiedevano un sciop di vino, un bicchiere, che costava circa cinquanta lire, o il quartino. Il bicchiere di bianco era il frizzantino. Il caffè costava, se ricordo bene, settanta lire. E poi nel pomeriggio arrivavano i nonni con i nipotini, compravano il gelato e si sedevano sulle panche a guardare gli uomini che giocavano a bocce. Io parlavo volentieri; ero amica di tutti".

A frugare nella memoria affiora anche il ricordo di un vagabondo che le aveva rubato l'incasso della giornata. "Non ricordo quando mi avesse preso, ma era tanto. Era un danno per noi. Era venuto il maresciallo, nuovo del posto".

"Il bar era disposto su due livelli. Al piano superiore c'erano due salette dedicate ai giocatori di carte che giocavano a scopa, a briscola e a tressette. Erano sempre uomini e per capirsi fra di loro, si facevano dei gesti con le mani, con la bocca. Erano tattiche di gioco. A volte giocava pure mio marito, ed era bravo. Da noi si facevano anche le riunioni dei condomini. Abbiamo chiuso il bar negli anni Novanta. Ho perso la memoria, ma ogni tanto incontro persone, che all'epoca erano bambini che frequentavano il locale, e sono loro che si ricordano di me".

Negli anni Cinquanta Pina era, se vogliamo, anche una temeraria, guidava già la moto, una Mondial, ed era andata con il marito, seduto alle sue spalle, fino a Padova. Non soltanto. Ama ballare e chiede a noi, se sappiamo quando riapriranno le discoteche: "Ai miei tempi andavo alla Peschiera, a Carpignano e a Santhià, e poi andavo a Torino a vedere le gare di ballo. All'età di 60 anni ho fatto un corso di karate - e mentre lo dice si alza in piedi e con slancio solleva una gamba in aria, a mimarne le mosse -".

Una vita, quella di Pina, vissuta appieno. E il segreto? Certamente quel sorriso sulle labbra che non perde mai.

Anna Arietti

Fotografia messa a disposizione da Maddalena Rosa, che ringrazio per la collaborazione.

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella" - 14 luglio 2021

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