domenica 8 agosto 2021

Passeggiata fra i negozi di Cossato negli anni Cinquanta e Sessanta


di Anna Arietti

Gian Piero Cola, 85 anni, è nato in via Ranzoni, "an tal cantun dai fuin", nel Cantone delle Faine. Incontrarlo è fare un viaggio a ritroso nel tempo, quello in cui lui andava a giocare nel prato con le robinie, le piante di "gasuia", e ci passava il trenino che portava a Vallemosso e a Masserano, mentre oggi c'è il mercato coperto. È fare una passeggiata nelle vie di Cossato degli anni Cinquanta e Sessanta.

"Vicino casa passava il rio Strunëtta, per lunghi tratti interrato, in cui le donne andavano a fare il bucato, che non era il naviglio che vediamo ancora. Quello è stato fatto per bagnare i prati a valle di Cossato. La Strunëtta non esiste più. Di fronte a casa mia c'erano la villa della contessa Ranzoni e un voltone, un "vutun", ormai sparito. In piazza Piave c'era la caserma dei carabinieri e abitavano i Gallo, al Cichin (Francesco) e la Teresina, che facevano ceste. Erano i "cavagnat". La chiesetta di San Rocco, già sconsacrata, è poi diventata cinema "Grandi" e oggi è sede di un gommista. Lì vicino c'erano la ferramenta dal Broglio, che chiamavamo "Maggiorino", e il negozio del Ricardo sciubrat, alias Pezzaro, che faceva botti. In via Mazzini ricordo un negozio di commestibili, uno di scarpe di due fratelli e il barbiere Antonio Drass, mi pare".

Il racconto, concesso da Gian Piero, si fonda sui ricordi: può contenere inesattezze, ma è ugualmente utile nella ricostruzione della storia del paese.

"C'erano il negozio di elettrodomestici Spinei, l'ufficio postale, il caffè "del Maccia", lo chiamavamo così, l'oreficeria Orcurto, il negozio di scarpe Vescovo (dal Vèsco), la panetteria pasticceria Pezzaro, il negozio di ferramenta "dal Fedele", la farmacia che c'è ancora, la trattoria piola "dal Marcassa", la banca e il marmurin Ribatto, il papà di Enea".

È un susseguirsi di attività, anche complementari fra di loro, da cui si evince come la grande distribuzione non fosse ancora presente. La maggior parte dei prodotti si vendeva sfusa, confezionata perlopiù in buste di carta, e i liquidi si versavano nelle bottiglie che i clienti portavano da casa. Uno stile di vita che oggi sta ritornando attuale.

"Ricordo l'alimentari Pagnone, il parrucchiere Walter Porrino, l'Enoch che vendeva tessuti, una cooperativa, la tipografia Zanone, il negozio di vestiti del Severino Bernardi, L'Umnin, la panetteria della Dirce Tempia e la merceria e cappelleria Igrometro, il Mario Botta e Innocenti fotografi, la Marina Boggi che vendeva fiaschetti, damigiane e natte (tappi). In piazza Cavour c'era l'officina dei fratelli Grappolo e più su la macelleria Paschetto, il forno della panetteria Aldo Siletti e il calzolaio Polìa; a seguire l'edicola dell'Antonioli, che noi chiamavamo "la stampa".

"In piazza Chiesa, sulla "driccia", sulla destra, s'incontravano ancora un negozio di tessuti di Alfonso Rosso, il negozio di macchine da cucire Vigorelli del Clerico, la pasticceria Piana e l'idraulico De Martini. Sulla sinistra invece c'erano il "salamat" Furno Patriarca, l'orefice Artiglia e i Foglizzo, che vendevano scarpe. Nel negozio di scarpe di Giuseppe Tagliabue, detto "il gubin", da giovane avevo anche lavorato. E poi c'erano ancora la panetteria "d'la Valeria" e il forno del pane, che esiste ancora, all'epoca era del Bunin, e l'arrotino Viviani. Dal Giovanni Broglio, che vendeva casalinghi, anche da lui avevo fatto dei lavoretti da ragazzo".

Anna Arietti
(testo e immagini)

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella" - 17 luglio 2021



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