giovedì 12 agosto 2021

"La nostra rivincita è nella fiducia"



di Anna Arietti

Per entrare bisogna attendere il proprio turno, non più di tre alla volta, come recita la norma, e il numero è già raggiunto, talmente il negozio di alimentari del quartiere Masseria è piccolo.

Il primo sguardo che incrociamo, dietro al banco e con la mascherina fin sul naso, è di Maria Rosa Bussolino, 55 anni. "Non voglio mettermi in mostra", dice subito, ma il presentimento è che sarà un incontro di quelli che scaldano il cuore, perché per lei il negozio è "un luogo buono".

"Mi piace il contatto con le persone, confrontarmi con loro. Inteso in senso ampio, entrare in negozio è un po' come andare dallo psicologo - spiega -. Si ascoltano cose, situazioni personali, e tu dall'altra parte cerchi di rispondere al meglio, secondo il tuo sentire. Poi il problema rimane, ma intanto cerchi di sollevare il morale. E loro, i clienti, si fidano. Sanno che non andrai a raccontare in giro, che non farai la comare. Spesso s'instaura un'amicizia, che talvolta continua anche fuori dall'orario di lavoro. Anche per me stessa, stare al banco è un'opportunità di confronto. Si parla di argomenti diversi. Si viene a conoscenza di cose utili, di cui non sapevi nulla. Poi si fa la spesa, si cerca il prodotto che chiaramente ci deve essere. Nella grande distribuzione non ti danno tanta attenzione e, a mio giudizio, questa manca parecchio".

Maria Rosa ha una lunga esperienza nel settore; in precedenza ha gestito un negozio in un paese, ma a Cossato è diverso: "In un piccolo centro ci si conosce tutti, è un po' come vivere in una grande famiglia. In un negozio di periferia forse è un po' diverso. La maggior parte della gente si rivede, si affeziona, ci si parla con affetto e fiducia reciproca, ma ci sono anche tante persone che passano una volta, per un panino o per curiosità. Qualcuno lo dice apertamente: "Meno male che ci siete", e a noi fa piacere. E poi abbiamo dovuto prendere una decisione: chiudere o darsi una mano. E allora eccomi ad aiutare mia figlia, che è in attesa del secondo bimbo. Comunque a prescindere dalla situazione famigliare, mi piace stare a contatto con la gente e probabilmente si sente, qualcuno dice che sono portata per questo lavoro e sono felice. Poi certo, non a tutti si può piacere".

Cosa significa gestire un negozio di quartiere? "Vuol dire esserci per tante persone anziane che magari non hanno figli che possono portarle a fare la spesa. Significa garantire beni primari, anche se magari la spesa grande la fanno altrove. Da noi le persone sanno di trovare il pacchetto di zucchero scordato, prodotti freschi anche all'ultimo minuto. Significa garantire la comodità, senza dover sempre uscire con la macchina. Almeno, io la vedo così. Cerchiamo di accontentare tutti, ma la perfezione non esiste. Speriamo sempre di fare bene".

Anna Arietti
(testo e immagine)

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella" - 24 luglio 2021

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