lunedì 9 agosto 2021

Dalle competizioni all'autoscuola, una vita audace


di Anna Arietti

Il tratto che distingue Luigi Galazzo, 87 anni, è certamente la passione per i motori, ma in città è conosciuto soprattutto per la sua storica autoscuola di via Gian Carlo Pajetta, in cui tantissimi ragazzi, fra gli anni Sessanta e Novanta, hanno conseguito la patente.

"Sono sempre stato attratto dai motori e dalla velocità, ma quando avevo 12, 15 anni, era difficile trovare un occupazione in quel settore; allora, mio papà Silvio aveva pensato di impegnarmi in falegnameria, per imparare il mestiere, che, devo dire, mi piaceva pure quello - racconta -. Il destino poi è stato diverso. La mia prima motocicletta è arrivata a 18 anni, una Moto Morini, poi una Gilera, questione è che pochi giorni dopo il secondo acquisto, ho avuto un incidente assurdo. Sono caduto superando un auto a Vigliano: viaggiavo a trenta chilometri orari; ero praticamente fermo. Subito pareva essere nulla di serio, invece in ospedale riscontrarono una frattura scomposta alla gamba. Fra riabilitazione e una brutta infezione, con la quale rischiai quasi di perderla, rimasi in ospedale un anno. L'incidente, non potendo più svolgere lavori pesanti, aveva compromesso il lavoro come falegname".

Intanto, in quegli anni all'autoscuola di Armando De Stefani cercavano un istruttore: "Ricordo che era l'unica in città e anch'io avevo fatto la patente da lui, così mi ero candidato ed ero stato preso. Mi piaceva e mi permetteva di lavorare anche da seduto. È in questo modo che ho iniziato. Era il 1960. Nel 1963 ho poi rilevato l'attività, a cui ho aggiunto l'officina autorizzata Autobianchi, Citroën e Lancia. In seguito ho aperto anche un'autoscuola a Masserano e una a Vallemosso".

A questo punto, la moglie Maria Vera, che collabora nel ricordare gli eventi, interviene sorridendo: "Comunque, il monello correva anche in macchina, facendo preoccupare non poco la sua mamma, Maria Guelpa, dalla cui famiglia ha ereditato la passione per i motori. Erano gli anni Sessanta, Settanta. Nel 1977, quando ci siamo sposati, non correva già più, per fortuna".

Sul tavolo, dinanzi a noi, spicca un grande album fotografico con la copertina rossa. Nel mostrarcelo, gli occhi di Luigi scintillano. Raccontare le sue corse è ancora tanta roba: "Rischiando anche il massimo, è sempre andato tutto bene - dice -. A Quell'età poi, non si ha paura". Le immagini in bianco e nero rivelano il talento: le partecipazioni al "Rally Milano Sanremo" con l'Alfa Romeo Giulia nel 1964, al "Gran Premio del Mugello" con l'Alfa Romeo Spider Duetto nel 1969, alla "Quattro ore Jolly club" di Monza con l'Alfa Romeo 2006 nel 1968, e molte altre. "Una delle auto con cui più mi sono divertito è stata la Duetto; aveva un bel motore. Di solito le macchine sportive elaborate le preparava Nazareno Fren di Biella. Eravamo un bel gruppo di piloti appassionati e poi, una volta, l'amicizia era una cosa sacra".

Cosa significa poter dedicare la vita a qualcosa che si ama?

"A me ha dato tanta soddisfazione. Era un lavoro che mi piaceva e mi permetteva di incontrare persone, tanti giovani, anche se a quei tempi arrivavano pure gli adulti per prendere la patente del trattore. Il settore era vasto. E mi piaceva accompagnare gli allievi a fare l'esame a Biella. A volte li portavo con l'autobus dell'autoscuola. Ancora oggi capita di incontrarli e di solito sono loro che mi ricordano i fatti di trenta o quarant'anni fa. Mi fa piacere. Ho chiuso l'attività nel 1998 per raggiunti limiti di età. Non potevo più rilasciare le patenti superiori alla A e alla B, come le C, D ed E, per autocarro, autobus e autotreni e poi il documento "cap", necessario per guidare i bus di linea e gli scuolabus".

Anna Arietti
(testo e immagini)

L'articolo è stato scritto per il giornale "La Nuova Provincia di Biella" - 21 luglio 2021







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