martedì 20 luglio 2021

"Qualcosa che m'insegni ad amare di più"


di Anna Arietti

Valentina Quaglia, 24 anni, laureata lo scorso marzo in Servizio sociale, a luglio partirà per il Perù e ci rimarrà per sei mesi. Si metterà al servizio dell'altro nell'ambito dell'Operazione Mato Grosso: un'esperienza di cui ci anticipa le sue emozioni.

"Partecipo da sempre alle attività e ai centri estivi organizzati dalla parrocchia di Gesù Nostra Speranza. È un ambiente educativo che mi ha aiutato a comprendere il senso della vita, seguendo il Vangelo. È vero che parlare di Gesù fa molto chiesa, ma si impara a viverlo anche nella quotidianità, nel relazionarci con noi stessi e con gli altri ragazzi. È un'esperienza che nel tempo rende felici: si comprende che è più significativo e soddisfacente ricevere che dare. Sono stata fortunata ad aver incontrato il luogo giusto. Subito magari non comprendi il senso del percorso, poi vivendolo, apprezzi. Anche durante il confinamento, è stato importante mantenere il contatto con i ragazzi. Ha dato più senso alla vita. Cerchiamo con don Alberto Boschetto, con gli altri giovani, che chiamiamo compagni di viaggio, e con gli organizzatori, motivi per spendere al meglio la vita. Sogniamo insieme".

Valentina partirà il 24 luglio e ritornerà fra dicembre e febbraio, dipenderà dalla situazione sanitaria. Trascorrerà sei mesi al servizio di chi ne avrà più bisogno. "Non so ancora cosa mi aspetti. Indicativamente potrei occuparmi della vita in parrocchia, di accoglienza, di distribuzione viveri, oppure potrei prendermi cura dei poveri o degli anziani. Potrebbe anche accadere di lavorare nel Taller, una scuola in cui seguiamo i ragazzi nei laboratori e facciamo assistenza agli insegnanti. Un'amica è stata in un puericultorio, una casa di accoglienza per bambini con situazioni particolari in famiglia. Potrei ritrovarmi in un paese sperduto sulle Ande, oppure in città. Parto serenamente perché conosco tutti. Siamo come una grande famiglia. Fra di noi ci sono relazioni intense, siamo sempre in contatto. Sappiamo in tempo reale tutto quello che accade e ci aiutiamo".

Nel raccontarsi, Valentina trasmette un grande senso di serenità, di pace. "È un periodo in cui mi sento bene. Anche la famiglia mi ha sempre supportata. Sono ovviamente preoccupati, come è normale che siano i genitori, però accettano la mia decisione perché vedono che sono felice. Sentiremo a vicenda la mancanza, ma frequentando l'oratorio da una decina di anni, capiscono quanto sia importante per me. Intanto studio. Mi preparo ad affrontare l'esame di stato che mi permetterà di iscrivermi all'albo. La mia scelta universitaria è chiaramente legata al percorso di vita".

In questi mesi, Valentina si è dedicata anche alla raccolta di denaro da destinare alla missione. Partiranno in due. L'altra ragazza si chiama Michela e ora si trova a Faenza, dai suoi famigliari.

"Noi alla Speranza siamo un oratorio, non propriamente una Omg Mato Grosso, ma viviamo come in una grande famiglia. Il mio desiderio era di fare qualcosa che mi aiutasse a crescere, anche nella fede, e ad amare di più, prima di entrare nel mondo del lavoro. Quando c'è stata l'opportunità di partire, ho accettato. Raccontare della vita in oratorio, a volte crea fraintendimento, ci scambiano per degli invasati, chiusi nel nostro mondo, invece penso che si debba andare a fondo e capirne il senso. Anch'io da ragazzina ero perplessa, poi le cose sono cambiate. L'importante è trovare il proprio percorso. La missione è soltanto una delle tante possibilità. Di tutto questo ringrazio la grande famiglia dell'oratorio e don Alberto Boschetto, che dà sempre la possibilità di sperimentare, senza mai tarpare le ali".

Anna Arietti
(testo e immagine)

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella" - 10 luglio 2021

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