domenica 25 luglio 2021

"Lavorando con i capelli incontri tante teste e tante idee"


di Anna Arietti

Per quarantun anni Lorella Bertomoro ha fatto sì che le persone, donne e uomini, si sentissero bene con loro stessi, prendendosi cura dei loro capelli, con acconciature all'ultima moda, impegnata fra corsi di aggiornamento, richieste insolite e battute divertenti.

"Ho iniziato come apprendista da una parrucchiera in via Dante Alighieri a Cossato, dove ho poi proseguito l'attività in proprio. In precedenza avevo fatto esperienza da lavorante da un barbiere, per tre anni, a Lessona. Quando ho avviato il salone avevo 21 anni, oggi ne ho 62. È un mestiere che mi è sempre piaciuto. Nel tempo ho seguito diversi corsi; nel campo della moda è importante aggiornarsi, anche se il mio era un negozietto di periferia".

"Alla fine degli anni Ottanta si portavano ciuffi altissimi, ciuffoni alzati con il phon, cotonati sotto. Ad un certo punto, in tanti si erano uniformati e anche il mio salone era diventato unisex. Ricordo quando gli uomini iniziavano ad essere vanitosi, desiderando tagli che in precedenza erano femminili. C'era un ragazzo che voleva il caschetto, ma con quel suo facciotto tondo, secondo me, non stava bene. Si usavano anche le permanenti ricce, scelte anche dagli uomini".

Lavorando con i capelli, s'incontrano tante persone, tante teste, e ne possono succedere di tutti i colori, non soltanto in termini di tinta: "Una volta una donna disse che da me non sentiva pettegolezzi, il che mi fece piacere, anche se non era proprio così, semplicemente pensavo fosse meglio evitarli quando il negozio era affollato. Non tutti amano sentire stupidaggini". Nonostante l'attenzione però, qualcosa di imbarazzante accadde: "Purtroppo sì, e me ne vergogno ancora. Ero impegnata coi capelli di una zia, quando le chiesi notizie del proprietario di un negozio e lei iniziò a parlarmene male. Nel salone era presente una signora che non conoscevo, ma dall'espressione del suo viso compresi che si trattava della persona di cui stavamo parlando. Mi scusai a lungo con quella donna e lei continuò a venire nel mio negozio".

Comunque i soggetti più interessanti rimangono gli uomini. È con loro che si creano le situazioni più divertenti. "Mi ricordo quelli che portavano il parrucchino: erano fenomenali. C'era un uomo che ne possedeva uno soltanto e a forza di farmelo lavare, cadeva a pezzi, eppure quello voleva, nonostante fosse ormai di un colore diverso dalla tinta dei suoi capelli. Un altro invece ne possedeva diversi e devo dire che li portava bene; non si notava alcuna differenza. A quei tempi non si usava radere la testa a zero, come si fa oggi. C'erano poi gli uomini che facevano il riporto di capelli da una parte all'altra della testa, che se arrivava un po' di vento, volavano via, creando scene imbarazzanti. Sono cose ingenue che si raccontano; fanno sorridere. In un'altra occasione arrivò un tizio dall'ironia sottile; mentre gli lavavo i capelli, disse che ero l'unica donna che era riuscita a dargli una lavata di testa".

Lorella è in pensione dal 2016. "In quegli anni, l'attività si poteva ancora vendere, con la clientela. Funzionava come una specie di liquidazione. Oggi non è più così. Nella mia esperienza, ho anche compreso che è meglio saper vendere il prodotto, che essere bravi nel mestiere. Ho ricordo di colleghi famosi, che a guardare i loro lavori, mi davano da pensare, eppure il mercato è così. Ora non mi riguarda più; essere in pensione è bello. Mi diletto a produrre oggetti in ceramica. Una passione che ho da sempre, a cui soltanto adesso, con più tempo libero, posso dedicarmi".

Anna Arietti
(testo e immagine)

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella" - 30 giugno 2021

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