domenica 18 luglio 2021

Don Silvano Cuffolo di Cà dl'Abà


di Anna Arietti

Don Silvano Cuffolo, classe 1944, vive l'infanzia alla borgata Abate di Cossato, alla "Cà dl'Abà". Il suo racconto è un fluire di ricordi che riportano alla sua casa, alla vita nel cortile in comune con altre famiglie.

"Mio padre, Tranquillo, era friulano ed è stato uno dei primi a migrare a Cossato. Era il 1925 e, nonostante non fosse piemontese, aveva imparato bene il dialetto cossatese, ancora quello di una volta. Sempre in quegli anni arrivarono anche altre famiglie, ricordo i Tomat e i Fiorio. In seguito, per motivi di lavoro, che si prendeva dove c'era, la famiglia si trasferì in Austria, terra in cui sono nato io. Lui faceva il "picapere", lo scalpellino. Molti muri e lavori in pietra nel Cossatese e nel Biellese sono opera sua. Siamo poi tornati a Cossato nel 1947, quando avevo 3 anni, dove ho frequentato le scuole dall'asilo fino alla terza media. Ricordo la maestra Rina Maggia, che aveva tre sorelle. La più anziana, la Lucia Hedda, era la poetessa. Il primo anno di liceo scientifico l'ho fatto a Biella. Ci andavo con il trenino. Era il 1958, dopo sono arrivati anche i pullman; intanto, nell'ottobre del 1960 entravo in seminario, per nove anni. A casa ci andavo per le vacanze. Completato il percorso sono stato per quattro anni vice parroco a Tollegno e per sei anni a Coggiola. Quando si è giovani ti fanno girare, stare con i ragazzi. Nel 1979 sono arrivato a Oropa e ci sono rimasto. Sono invecchiato qui".

Nei suoi occhi si accende un attimo di malinconia, per gli anni trascorsi, ma giusto il tempo di un batter di ciglia. Oggi don Silvano, oltre a essere un instancabile sacerdote al servizio del Santuario mariano, è direttore dell'Osservatorio meteo-sismico, nonché attivissima presenza sui social, di cui dice: "Sulla rete ci sono finito per caso, per una questione di omonimia, e poi ci sono rimasto. Tutto dipende dall'uso che se ne fa: è anche un modo per fare del bene, per diffondere dei bei messaggi. Con l'osservatorio, invece, sono diventato famoso, ma non mi spiace, perché quella delle previsioni del tempo non è una cosa poi così seria".

I ricordi ritornano ancora al paese, al tempo in cui a Cossato l'agricoltura occupava un ruolo di rilievo. "Nelle frazioni tutti avevano l'orto, il pollaio e tanti anche la vigna per fare il vino, per il consumo della famiglia. I campi erano coltivati a granoturco per fare la polenta e per le granaglie da dare alle galline. Non si comprava nulla, se non le arance e i mandarini a Natale. Il profumo dei pomodori dell'orto non regge il paragone con quelli che si comprano. Oggi si fa un gran parlare di natura e di animali, ma a quei tempi vivevamo con le galline e con i pulcini che giravano intorno alla chioccia. Tante famiglie avevano le mucche e noi andavamo tutti i giorni a prendere il latte. I trasporti si facevano con il carro con i cavalli. Anche se c'erano già i camion, non erano adatti alle vie di campagna. Ricordo le strade inghiaiate e piene di polvere, tranne quella che collegava Biella con Gattinara e con Vallemosso. Così, quando si faceva vendemmia o si raccoglievano le pannocchie, veniva il carrettiere, l'Emilio Abate, che era il papà dell'Ezio, che è diventato poi sindaco. Dopo aver messo tutto sul carro, con la lampada a petrolio che dondolava e faceva luce, la sera si tornava a casa e noi bambini finivamo sopra il mucchio, senza alcuna sicurezza. Oggi saremmo dei delinquenti. È un mondo scomparso. Certo, quella vita non permetteva di fare vacanza, neanche se avessimo potuto permettercelo". Già soltanto per il pollaio: alla sera le galline si dovevano chiudere altrimenti la faina se le portava via, per poi riaprirle al mattino, e bisognava dar da mangiare e mettere l'acqua pulita. 

"La vacanza era andare a Oropa e niente ristorante - prosegue ancora -. Si andava nei prati con la vecchia cartella che conteneva la pietanziera, che si usava anche in fabbrica. E l'acqua? Si prendeva dal pozzo che era in comune nel cortile della borgata - conclude don Silvano Cuffolo -. C'era soltanto un acquedotto piccolo che scendeva da frazione Ronco e arrivava fino in piazza Chiesa, a cui era collegata una fontanella posta sul lato sinistro del sagrato, dove oggi c'è l'oratorio".

Anna Arietti
(testo e immagine)

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