venerdì 7 maggio 2021

"Realizzo un sogno, aiuto le persone e loro aiutano me"



di Anna Arietti

Se lavorare divertendoci è un'ambizione di tutti, Denise De Cata, 29 anni, cossatese, ha raggiunto l'obiettivo. Operativa nel settore socio-sanitario, lavora in una comunità con persone che hanno disabilità intellettive e fisiche, lievi e gravi.

"Sono impegnata esattamente dove volevo - racconta -. Non so come spiegarlo: le persone trasmettono emozioni: sono tante teste e tante pance. Noi siamo casa a tutti gli effetti e poi, a parte il lavoro quotidiano di assistenza, se devo insegnare qualcosa lo faccio. Siamo un'equipe composta da educatori e oss ed è impensabile che una oss non abbia anche una certa valenza educativa. Alcuni ragazzi non hanno più i parenti. Siamo diventati noi la famiglia e anche loro sono parte del nostro cuore. E poi sentono se siamo in forma; vuol dire che abbiamo instaurato un legame. Una mattina ero stanca e loro l'hanno notato, io intanto avevo già incontrato il panettiere, il giornalaio... ma nessuno se ne era accorto. E poi capita la giornata in cui ridiamo di gusto. Sono cose che fanno la differenza".

A parte la stanchezza di fine giornata, a Denise non sembra di lavorare. "Nell'ultimo anno è stato faticoso spiegare ai ragazzi che non potevano vedere i parenti in un determinato momento, o che non potevamo fare le solite attività. Poi, ho notato che sopportavano, avevano grande forza di volontà più di altre persone più libere. Questo ripaga della fatica fisica e soprattutto mentale. È come aiutare un amico a fare qualcosa che non riesce. Non è un sostituirmi, è cooperare. Ad esempio, io sono bassa di statura e avevo bisogno di prendere una cosa da uno scaffale. Ho chiesto a un ragazzo alto di aiutarmi, dicendo che io ero puffo. La cosa è diventata oggetto di risata. È stato un aiuto reciproco, privo di differenze. Per me è bellissimo e poi il buon rapporto con i colleghi aiuta".

Fin da bambina Denise sognava di fare l'avvocato, poi il percorso è cambiato: "Ho lasciato giurisprudenza, e se prima i miei genitori e gli amici dicevano che ero fuori di testa, adesso si ravvedono. Sentono il mio entusiasmo e spero di non perderlo: è fondamentale, lavoro con una marcia in più. Bisogna forse essere portati, ma se riesci bene, c'è anche il momento per stare con loro, magari collaborando in alcune faccende domestiche, come stendere. È un rinnovarci continuo per me e per loro. Volevo svegliarmi la mattina, anche quando avrei preferito essere in spiaggia, e ritrovarmi a pensare che andare al lavoro non sarebbe poi stata un'opzione brutta, ed è così".

Anna Arietti

Immagine di copertina messa a disposizione da Denise De Cata

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella" - 21/04/2021

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