domenica 30 maggio 2021

"Porto la montagna nel cuore"


di Anna Arietti

Nel gruppo degli alpini di Cossato-Quregna incontriamo Ferruccio Tal, classe 1932, originario di Asiago e residente a Cossato. Oggi è uno dei "veci", degli anziani che ancora hanno fatto il servizio militare, esattamente per quindici mesi a Feltre, quando aveva 22 anni, fra il 1954 e il 1955.

Un'esperienza che ha avvalorato la sua vita e lo ha avvicinato ancora di più alla montagna. "Fin da quando ero bambino sono sempre stato legato allo spirito alpino; già mio papà Ernesto, classe 1892, era stato alpino nell'esercito, ma con lui andavo anche spesso a fare legna nei boschi. Vivevamo tanto a contatto con la natura, in montagna". Stile di vita che mal si coniugava con lo stare in spazi chiusi, e con l'arruolamento per il servizio militare, Ferruccio si rende conto che la vita di caserma non lo "comodava". 

"Avevo fatto un corso di roccia e poi uno di sci, che era una mia grande passione. Il primo paio di sci me l'aveva fatto papà a cinque anni con legno di faggio. Una volta non c'erano le piste battute; si saliva con le proprie forze - il nipote Rodrigo, presente all'intervista, aggiunge che quando si parla di sci e di montagna, al nonno cambia anche lo sguardo -". 

Dopo un primo momento di impaccio, i ricordi riprendono a fluire nella mente: "Avrei potuto anche partecipare alle olimpiadi di Cortina, era forse il 1956, ma purtroppo non ero iscritto alla Fisi e l'opportunità sfumò. Completato il servizio militare, sono stato in Svizzera per lavorare e poi sono venuto in Piemonte, a Cossato, in cui ho incontrato il gruppo degli alpini Cossato-Quaregna con il quale mi trovo bene. Con loro avevo dato una mano come volontario durante l'alluvione che aveva colpito l'Alessandrino, poteva essere il 1994. Sono sempre rimasto vicino, ad aiutare quando si organizzano le castagnate e la grigliata estiva".

Un bel capitolo da raccontare, aggiunge al discorso il nipote, sarebbero anche le adunate, a cui ha partecipato negli anni: "Mio nonno Ferruccio ha saputo trasmettere a tutta la famiglia i valori alpini - dice Rodrigo, trasmettendo con gli occhi tutto l'affetto che prova per il cappello appartenuto al bisnonno Ernesto, a cui sono appuntati la piuma e i diversi riconoscimenti -".

La seconda salita sulla Marmolada, sempre durante il servizio militare, è avvenuta con il corso di roccia: "C'era poca neve - riprende a raccontare Ferruccio -, con i ramponi si toccava la roccia, mentre con le scarpe si scivolava, non si faceva strada e intanto al rifugio si preoccupavano perché non ci vedevano arrivare. A quei tempi dovevi stare all'occhio. Non impiegavano tanto a metterti nella camera di sicurezza, in punizione".

Al campo invernale invece, Ferruccio faceva l'esploratore del percorso che avrebbero compiuto il giorno seguente."Quella volta avevo fatto un po' il furbo e non avevo messo la pelle di foca sotto gli sci, ma la sciolina, e poi non riuscivo a salire. Il capitano se n'era accorto e mi aveva dato cinque giorni di rigore, ossia dormire su un tavolone duro. Punizione che avevo poi scampato, riportando a valle tutta l'attrezzatura. Io ero chiamato anche 'il mulo', perché portavo pure gli zaini e i fucili degli altri. Sì, da alpino porto la montagna negli occhi e nel cuore, sempre".

Anna Arietti

Immagine messa a disposizione da Ferruccio Tal

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella" - 22 maggio 2021

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