lunedì 17 maggio 2021

"Non posso cambiare il mondo, ma potrò rendere migliore la vita di qualcuno"

di Anna Arietti

La crisi è una benedizione che porta progressi e la creatività nasce dall'angoscia, diceva uno scienziato famoso. A Cossato incontriamo Giulia Giacomone che di anni ne ha 19 e in merito alla situazione sociale che stiamo vivendo ha molto da dire.

 

"Può essere l'occasione per mettere fuori la testa - spiega -. È la volta che possiamo di nuovo imparare a confrontarci, unirci, come era una volta. Non dico che fosse meglio, ma c'era più spirito di comunità. È guardare al futuro buttando un occhio al passato. Oggi ognuno vive per se stesso ed è brutto; da soli non si va da nessuna parte. Fra le priorità migliorerei la scuola. Stiamo dimenticando quanto è importante, e soprattutto dovremmo portarla nella società, per preparare alla vita. Le nozioni a memoria servono a poco". 

Giulia frequenta il primo anno di Scienze dell'Educazione all'Università degli Studi di Milano-Bicocca. 

"È stato duro, ma poi mi sono messa il cuore in pace. Vedo i lati positivi: le lezioni sono registrate ed evito gli spostamenti. Sono andata in presenza per la prima volta la scorsa settimana". 

Quando chiediamo la motivazione della scelta di studio, Giulia socchiude gli occhi: "Sono cose che sento dentro. Non possiamo cambiare il mondo, ma possiamo farne una cosa migliore. Potrò rendere migliore, o meno peggio, la vita di qualcuno. Conoscere come funzionano certi sistemi della società porta brutte e amare consapevolezze, a volte è scoraggiante. Bisogna essere alternativi, conoscere come funziona il meccanismo per aggirarlo, per fare quello che sentiamo essere buono". 

Giulia immaginava di lavorare in comunità con i tossicodipendenti, in carcere, poi qualcosa di diverso è scattato: "Nella mia testolina ho compreso che se riesco ad aiutare i ragazzi a rischio, posso evitare che finiscano in comunità. Questo è il mio piano, ma ho tante possibilità nel mondo delle fragilità che mi toccano nel cuore". 

"Attualmente ognuno guarda nel proprio orticello, mentre dalla situazione sanitaria che stiamo vivendo si esce se ci aiuteremo l'un l'altro. Nel Biellese abbiamo qualche problema di fondo, esprimiamo tanti giudizi nei confronti di chiunque, che non porta bene. Nessuno si fida più di nessuno. È la nostra insicurezza che finisce sugli altri. Diamo vita a un effetto domino senza fine. Basterebbe parlarsi di più, non servono azioni mega galattiche. Fuori dal nostro territorio la testa cambia. In Albania, ad esempio, hanno principi, valori, che qui si sono persi, come l'aiutarsi, consapevoli di essere tutti in difficoltà, e non hanno molti pregiudizi. Ci si aiutano per quello che possono. Il covid crea una base comune, aiuta a capirsi, ma si deve voler cambiare, o saremo punto e a capo. Io ho il pregio, o il difetto, di avere tanta speranza, ma senza questa finiremo con il raccogliere le persone con il cucchiaino. A volte non vogliamo farci coinvolgere nelle cose brutte, per non stare male, ma dobbiamo ricordarci che viviamo nel benessere perché qualcuno ha combattuto prima di noi. Non dobbiamo fermarci o rimarremo a lamentarci davanti a un caffè. Non bisogna mollare".

Anna Arietti

(testo e immagine)

L'articolo è stato scritto per "La Nuova Provincia di Biella", 05/05/2021

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