giovedì 1 ottobre 2020

Ritorna il vino di Ternengo


Fervono i preparativi per la quarta vendemmia che assicura a Ternengo, in provincia di Biella, il ritorno alla tradizione vitivinicola, dopo decenni di silenzio. Il progetto è di Matteo Colongo Tallia, 41 anni, che della passione vorrebbe farne una professione.

"Il mio è l'unico vigneto rimasto produttivo, anche se per lungo tempo adibito all'autoconsumo. È una soddisfazione saperlo il primo di una ripresa. Anticamente tutte le colline del paese erano vitate". 

Il racconto inizia tra i filari, accanto alle piante più vecchie messe a dimora dai bisnonni Silvio ed Erminia: "Originari di Bioglio e di Mottalciata, dove già curavano le vigne; si erano conosciuti in risaia. Arrivarono a Ternengo come mezzadri - spiega -. Alla fine della Seconda guerra mondiale iniziarono a coltivare in proprio, vendendo soltanto il raccolto migliore. Nonna Ebe si ricordava la gerla sulle spalle colma di letame per concimare. Ogni quattro piante, una gerla. Anche la mia infanzia si lega alla vigna. Dopo la scuola, seguivo nonno Peru, Piero, nell'orto, nel bosco e tra i filari. Mi ha tramandato la passione e il sapere. Lui però non cimava, non selezionava i frutti e teneva le piante con la testa e i grappoli alti, mentre oggi insegnano a tenerli bassi. Penso si debbano fondere le nozioni di un tempo con quelle odierne, conservandone i segreti, seguendo corsi di potatura e di degustazione. La mia esperienza dice che l'uva troppo bassa viene mangiata dagli animali. Io la tengo a metà. La miccia che fa partire il progetto però, si accende con i suggerimenti di Giacomo Marchiori, esperto di viticoltura".

La produzione inizia nel 2016 con vitigni Barbera e Freisa: varietà che si possono mescolare nell'uvaggio. Nella vinificazione segue accorgimenti moderni, follature e rimontaggi che favoriscono la macerazione. "Imbottiglio con un'etichetta nata per partecipare a una degustazione, che porta il nome del luogo, Canei, e del nonno Piero, soprannominato Perulin, ma conto di arrivare a un vino specifico, che si differenzi dalla produzione biellese a base di Nebbiolo. Vorrei un vino di nicchia che desti la curiosità di estimatori ed esperti".

Accompagna una giornata calda, non proprio settembrina, che ricorda i cambiamenti del clima, caldo di giorno e fresco di notte, sbalzi termici che fanno salire gli zuccheri negli acini e di conseguenza la gradazione alcolica nel vino, e Matteo incalza: "Sempre su terreni che furono già vitati, sto avviando un nuovo impianto: un vitigno antico, autoctono del Piemonte, la Slarina o Cellerina, a bacca nera, che si presta a essere vendemmiata a maturazione inoltrata, non soffre l'umidità ed è resistente alle malattie. Spero quindi di limitare i trattamenti. Inoltre si presta a essere lavorata con gli altri miei vitigni".

Il periodo più impegnativo va da fine aprile ad agosto. "Sono i mesi dell'ansia, dei temporali, delle malattie insidiose per la vite, e bisogna tenere a bada l'erba, le pareti fogliari e gli animali che divorano tutto nonostante la recinzione. In inverno invece preparo le forbici, le ungo, e nelle vacanze di Natale poto. È il momento più meditativo, rilassante. Mi siedo davanti alla pianta, la osservo, la ascolto e definisco le gemme da conservare con il sistema Guyot; è la programmazione che porterà a fruttificare. Sono al fresco, da solo, in silenzio. Cerco di potare con giudizio, permettendo alla pianta di cicatrizzare senza soffrire, soprattutto nelle piante vecchie che sono come le gambe delle persone anziane, guariscono a fatica".

Proprio perché il vino si produce in vigna, bisogna averne cura. "Non servono magheggi in cantina. Quello del vignaiolo è uno stile di vita. La vigna sente la famiglia che se ne occupa. Accadde che per altri affanni, ci fu un anno in cui non la curai; ebbene, fu lei a pensare a me, regalandomi dei grappoli bellissimi. Mi sollevò il morale e potei ugualmente vendemmiare".

In cantina, Matteo prepara le ceste e le cassette, impegnando ferie e domeniche. Intanto l'ultimo campionamento sugli acini conferma il giusto indice di maturazione: è tempo di raccolta, ma il meteo promette pioggia. Nello sguardo di Matteo si scorge apprensione per i grappoli.

Il giorno della vendemmia si sente il sostegno della famiglia: di papà Giorgio, il supervisore, di mamma Paola, che un po' gongola e racconta che da piccolo Matteo per Natale chiedeva la cassetta degli attrezzi, già una promessa, e delle sorelle Giorgia e Serena.

"La diffusione delle bottiglie sul territorio conta sul passaparola e su un ristorante. È tanto orgoglio e soddisfazione. Qualcuno capisce cosa può uscire da qui: è il progetto che riporta la tradizione vignaiola a Ternengo".

Servono ancora molte nuove vigne e tante bottiglie per farne una professione. Ora l'uva è in cantina, al sicuro, già separata dal raspo, verrà lasciata riposare per due settimane. E la storia continua. È soltanto all'inizio.

Anna Arietti
(testo e immagini)















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Grazie a La Nuova Provincia di Biella e a Sabina Pastorello per aver pubblicato l'articolo nelle pagine de "La Gerla dal Bieléis" - sabato 3 ottobre 2020.

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