mercoledì 30 novembre 2016

Settant'anni di Filodrammatica


E’ di certo la faccina che se la ride di gusto con le lacrime ai lati degli occhi, l’emoticon che meglio rappresenta la Filodrammatica lessonese. Nonostante i suoi annetti, una settantina, calca le scene con la verve di chi sa rinnovarsi, come se nell’anima avesse affinato la natura del camaleonte. L’altra “faccia”, chiamata a raccontarne la storia, è di Alessio Botta, 49 anni, presidente della “compagnia” che dallo scorso settembre si è assunta l’impegno di gestire lo storico Cine teatro Italia di Lessona, dove del resto è nata.


“Il nostro percorso si lega alla storia della parrocchia di San Lorenzo, ancora al tempo in cui i ragazzi e le ragazze recitavano separati. Erano gli anni Quaranta - spiega Alessio, appoggiandosi al palco, nello spazio che tecnicamente dovrebbe ospitare l’orchestra -. Adesso il nostro gruppo, composto da venticinque persone, è chiaramente eterogeneo e di tutte le età, dal ventenne al settantenne. Il nostro presidente onorario è Elio Clerico Mosina, peraltro attore, anche se comprensibilmente, con l'età, si sta facendo vedere un po’ meno. Recitiamo tutti per passione con l’obiettivo di far divertire gli spettatori e di divertirci, passando se serve dal ruolo di attore a quello di tecnico, di assistente, di regista e di scenografo”.

La compagnia è composta, oltre ad Alessio Botta, da Bruno Colombara, Cristina Giachetti, Ivo Ferrari, Rita Bianchetto, che di solito si occupa della regia, Marina Francesca Bianchetto, Annarosa Giacchetti, Massimiliano Rossi, Simona Botta, Daniele Cappa Verzone, Marco Cappa Verzone, Carla Cerruti,Marisa Massirio, Ezio Botta, Davide Colombara, Fabrizio Rivardo, Arianna Minero Re, Caterina Canova, Matteo Giacon, Hugo Bustamante, Silvano Deusebio e da Luca Motto.

Dal 2002 la Filodrammatica lessonese si è costituita associazione culturale con la finalità di promuovere l’attività teatrale, ma anche musicale, artistica e culturale, sempre nel Cine teatro Italia, un altro pezzo di storia, ristrutturato già negli Ottanta e rinnovato ulteriormente nel 1993, con una capienza di duecento posti a sedere.

“E’ un teatro completo, con tanto di luci e di struttura americana per gestirle - prosegue - . Non ci sono effetti speciali, ma possiamo ospitare spettacoli senza dover ricorrere a servizi accessori esterni che comporterebbero altri costi. Il palco è attrezzato anche per accogliere luci dal basso, dettagli che non sempre sono presenti”.

L’opera che verrà rappresentata in primavera s’intitola “Monsù fàcia d'tòla", una commedia brillante, divisa in tre atti, in lingua piemontese che anche senza saperne nulla fa spuntare il sorriso, mentre s’immagina lo “sfigato” di turno alle prese con le asperità della vita. E così è: il protagonista è un laureato disoccupato, un tema attualissimo, che decide di andare a lavorare in banca senza farsi assumere. Dall’originale iniziativa scaturiscono situazioni divertenti e colpi di scena ad effetto. “Al nostro pubblico cerchiamo di regalare qualche ora di serenità; non proponiamo mai lavori impegnativi - aggiunge Alessio, sistemandosi la visiera della coppola che fa un po’ vintage, come tutto l’arredo che lo circonda -. Scegliamo copioni che si adattino ai nostri attori, personaggi caratteristici che si rifanno a storie di vita locale, poi li ricamiamo con le nostre particolarità. Le commedie in piemontese di solito finiscono bene, anche se esaltano le debolezze dei protagonisti”.

Probabilmente sono proprio la narrazione che guarda all’uomo della porta accanto e l'aspetto comico, che creano complicità fra il pubblico presente in platea e gli attori sul palcoscenico, determinando l’atmosfera di successo che regge nel tempo. “Il nostro gruppo in effetti non ha grandi ambizioni, anche perché non vede il ricambio generazionale che sarebbe necessario. Io ho iniziato nel 1983 e tengo duro, come tutti, nonostante i ritmi imposti dal lavoro e dalla vita, soprattutto per rendere un servizio alla comunità - conclude Alessio Botta -. Diciamo che la Filodrammatica resiste anche perché è sostenuta dal Cine teatro, si è creato un equilibrio”.

Anna Arietti
pubblicato su BiellaCronaca, fine ottobre 2016 














mercoledì 23 novembre 2016

Le poesie, quando bussano



Foto di Fausto Majocchi



Le poesie,
quando bussano alla porta,
- sottoforma di suoni
da universi lontani -
vestono di luce le parole
di cui vibra la Terra.

(Enea Grosso)

La “Ruella” da oggi non è più soltanto il monte




Intorno ai vassoi di dolcetti si crea sempre una bella atmosfera. Ed 
è accaduto anche questa volta alla presentazione del pasticcino tipico di Valle Mosso, la Ruella, una sorta di tortina monoporzione che a gustarla fa immaginare il sole, anche se piove.

domenica 20 novembre 2016

"A volte mi sento un cappellano"



Quando in un negozio si legge “ogni tre rappresentanti ne uccido uno, due sono già passati” e si vede il tizio con la ventiquattrore appena uscito che torna in fretta e furia con un dito insanguinato avvolto nel fazzoletto, il pensiero malizioso scatta, anche se si è scherzato fino a poco prima sull’ammonimento. Falange schiacciata nella portiera dell’auto a parte, dalla premessa si percepisce la saggezza di chi sa lavorare con serietà, senza togliersi il sorriso, come fa Simone Zanellato, 49 anni, gestore dell’unico negozio di alimentari di Vallanzengo.

venerdì 18 novembre 2016

All'alba, tra le cose


Alba dorata a Hienghéne (Nuova Caledonia)


 All'alba
- tra le cose che tremano -
c'è il fremito della felicità
che vorrebbe sbocciare. 

Enea Grosso


...e porta di casa biellese :)

mercoledì 16 novembre 2016

lunedì 14 novembre 2016

La bellezza del vivere insieme


Non è come si pensa. La Bassa Biellese non è soltanto “zanzare d’estate e nebbia d’inverno”, come dicono certi che stanno più su. Il secondo fine settimana di novembre si festeggia il patrono, San Martino, nel minuscolo comune di Gifflenga: centoquaranta residenti e un gran dispiego di energia per celebrare la bellezza del vivere insieme.

Percorrendo la strada che porta alle poche case, fra risaie e meleti, appare un trattore all’opera anche oggi, perché è la terra che comanda. Alla festa, dove è ancora costumanza mettere il vestito bello, si andrà dopo.

Dirimpettai sulla piazzetta sono il municipio e la Pieve di San Martino del Seicento, una taverna con il logo della rana, l’anfibio autoctono che da queste parti finisce in padella, e una fontana, unica fonte di rumore, che costituiscono il cuore del paese.

Dalla chiesa esce una donna, con i suoi parecchi “anta” anni, a rinfrescare l’acqua del vaso di fiori; oltre l’altare, dietro al presbiterio, qualcuno suona la chitarra. È Katia con i ragazzi, alle prese con le ultime prove di canto per la messa che si celebrerà a breve. Fra i banchi siede una donna, che ha voglia di parlare. “Questa non è la chiesa principale. La parrocchiale si trovava vicino al torrente Cervo, ma è stata stata spazzata via dalla piena, tanto tempo fa, con buona parte delle abitazioni. Tant’è che le case più antiche si trovano a Canton Castellazzo, non qui a Canton Chiesa - spiega, senza voler rivelare il suo nome -. Meglio di no. Qui ci conosciamo tutti e siamo pure un po’ parenti; poi mi trovano da dire”.

Di fronte alla Pieve s’incontra il sindaco, anzi, la sindaca, giovane e sorridente, che tutti chiamano per nome, Elisa. E’ un po’ agitata. Sta per iniziare la messa e non ha ancora indossato la fascia tricolore. “Ci parliamo dopo”, accenna trafelata. In chiesa ci saranno anche i sindaci di Masserano e di Castelletto Cervo. E’ la festa di tutta la comunità pastorale. A celebrare l’eucarestia sono il giovane don Marco, che scherza sempre anche quando predica, e don Alberto, con i suoi annetti, che parla a voce bassa e “noi vecchi non sentiamo niente”, commentano fuori, sul sagrato, dove in attesa c’è anche Silvana. “Noi siamo di Masserano, ma a Gifflenga ci veniamo spesso, da sempre”. Brava a preparare le frittelle di mele, leccornia tipica, la donna svela la ricetta: uova, un goccio di rum, una grattugiata di scorza di limone, poco zucchero, perché va messo anche sulle frittelle, e farina doppio zero. Ho provato ad usarne altre, per far contenta mia figlia che è fissata con quelle farine nuove, ma non vanno mica bene. Il composto deve rimanere liquido sennò le frittelle vengono spesse”.

La giornata rievoca Martino, il santo. L’aria è fresca, ma il sole scalda. La presenza di una persona che si aggira con taccuino in mano e macchina fotografica al collo incuriosisce. Nonostante il movimento portato dalla festa, negli sguardi si legge: “sa qui ci ca l’è?” questa chi è?

Oltre il salone polivalente, a far da guida sono gli aromi della cucina, si staglia un tendone bianco dalle dimensioni esagerate, montato per l’occasione. Fervono i preparativi per il pranzo. Ai tavoli c’è Umberto, indaffarato con le tovaglie, mentre fuori arrivano le Fiat Panda per il raduno, invitate ad animare la festa. “Ne attendiamo almeno cinquanta - dice Nelson -, però parli con mia moglie, ‘mi port ai brèie, ma l’è célla ca la cùmanda’, io porto i pantaloni, ma è lei che comanda”. La capa si chiama Michela: “Il nostro gruppo è di Pettinengo - spiega -. Più tardi faremo un giro fra risaie e meleti e ci sarà la gincana con i birilli e fra i ‘balòt ad fèn”.

Conclusa l’eucarestia e impartita la benedizione in piazza, scatta una voce: “Piero, tàca la mùsica!” e dallo stereo di una Panda, alla cui guida siede un ragazzo che non attende altro, schizzano a palla note troppo moderne che scatenano un fuggi fuggi di vecchietti.

Ospiti sono Andrea, referente d’eccezione del Panda club, e Linus, uno dei cantanti dei “Farinèi dla brìgna”, che esibendosi in lingua piemontese, proporrà “La mè Pànda a pèrd ij tòch”. “Farò un po’ lo stupido - commenta - visto che sono il comico del gruppo“. C’è voglia di giocare, ma non per tutti è così. Come spiegato in chiesa, il giorno prima è mancata Lea, aveva 84 anni, e in paese la sua perdita fa la differenza. Un’anziana riprende il pensiero dicendo: “Non è la solita festa”. Nel frattempo la sindaca sparisce, verrà ritrovata nella tensostruttura a bere il caffè, meno emozionata, ma sempre con la voce alta da maestra di scuola, la sua professione. “Si sente lo spirito della comunità - dice -. Vedere tutti questi giovani, arrivati alla spicciolata anche dai paesi vicini, e tante persone, ci fa vivere la bellezza del ritorno a casa, di ritrovarci con i ricordi e di condividere l’amore per il paese che ci unisce”.

La sera prima si sono svolte due competizioni gastronomiche: ottocento i partecipanti, che hanno composto la giuria popolare. Per il “Gran premio d’la panissa”, la ricetta a base di riso, fagioli e lardo, sfumati nel vino rosso, proposta anche nella versione con il salame, in cucina si sono sfidate le Pro loco Bastìa di Balocco, di Mottalciata, di Tronzano Vercellese, che ha vinto, e il Comitato festeggiamenti di Buronzo. Per il “Palio del magnifico risotto” hanno gareggiato le Pro loco di Castelletto Cervo con un piatto di risotto al gorgonzola, zucca e cioccolato amaro, di Tollegno con il risotto alla birra, di Brusnengo con il risotto al Bramaterra, gli Amici dei risotti di Cossato con il riso ai peperoni e bagna cauda, l’Associazione sportiva di Villa del Bosco con il risotto della regina e la Pro loco di San Damiano di Carisio, che ha vinto, con il risotto al gorgonzola dolce e burro alle erbe aromatiche. “La parola giusta per descrivere la serata è divertente - prosegue la sindaca -. Tutti i piatti erano buonissimi. È stato bello vedere i gruppi che cercavano di arruffianarsi i voti facendo fare ulteriori assaggi. La festa è nata, quasi per scherzo, una decina di anni fa, in un capannone troppo piccolo per contenere tutti e adesso essere qui così numerosi è di buon auspicio per fare sempre meglio, anche se comporta impegno. I volontari della nostra Pro loco hanno trottato come matti per arrivare ad oggi”. Elisa, viene da chiamarla per nome, non manca di ringraziare i gruppi intervenuti e la Protezione civile per il servizio svolto. Lasciando la festa, tutti salutano, sembra di conoscersi, e ritorna alle orecchie lo scroscio dell’acqua della fontana. La sensazione è proprio quella di allontanarsi da casa.

Anna Arietti 
pubblicato su BiellaCronaca il 10 novembre 2016
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fotografie e testo di Anna Arietti
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mercoledì 9 novembre 2016

"Le amiche mi dicono: chi te lo fa fare?"



Certe persone ti lasciano addosso un po’ della loro freschezza senza neppure sfiorarle. Sanno stupire e poi convincerti che il futuro gli appartiene. Non hanno paura di sognare, sperimentare e di credere, anche quando inciampano negli imprevisti della vita. E non è soltanto l’età anagrafica quella che dà la marcia in più, ma anche il carattere.