mercoledì 16 marzo 2016

Le perle del Nonno, l'Oasi Zegna

Le perle del Nonno



di Enea Grosso
Gerla a Mosso (Presepe Gigante Natale  2015)


   Aveva lo sguardo sereno e gli occhi chiari  – e li ha ancora (le persone non sono solo ricordi, le persone sono e basta,  per sempre). Il problema è che non si sa mai come fare.
Se dici “ha gli occhi chiari” – ed è verissimo – non va bene, oh no! Parli come un pazzo? Dai, è morto tanti anni fa…". Sei pazzo per la gente. Ma se ti ravvedi e dici “aveva” mentre parli con Dio o con qualche angelo suo amico, e magari chiedi che per favore gli diano un’occhiata – va bene che i pascoli del cielo sono sicuri, però non si sa mai – allora ecco che sbagli di nuovo: aveva? Guarda che quassù la gente mica si tinge l’iride come voi vi tingete i capelli seguendo la moda. Gli occhi sono lo specchio dell’anima. Non mutano colore come le foglie. Brillano e si spengono seguendo le sottili maree che si muovono nel profondo dello spirito.
Siccome voi non siete Dio e  (forse) nemmeno degli angeli, e non voglio che mi accusiate di pazzia, vi dirò che  aveva gli occhi chiarissimi, vispi e intelligenti. 

Gli piaceva riposare appoggiato al tavolo in cucina, seduto vicino alla stufa a legna, la testa appoggiata sulle braccia incrociate . Non so se dormisse davvero o se riposasse soltanto; o se invece esplorasse di nascosto qualche  fantastico mondo parallelo, dove i prati erano verdissimi e soprattutto in pianura (il suo prato era molto grande, ma che fatica tagliare l’erba e trasportare il fieno su quella pendenza!). Non gliel’ho mai chiesto, ma penso che non mi avrebbe svelato il segreto. Ho il sospetto che – quand’anche dormisse -  non scegliesse i sogni a caso, ma  andasse a rovistare fra quelli più colorati e fantasiosi e simili alle favole, perché di quello avrebbe avuto bisogno al suo risveglio: di una favola nuova.
Nuova fino ad un certo punto…L’importante era che la protagonista fosse una principessa. Questa era la richiesta fissa  di sua nipote:  la storia di una principessa. 
 Il nonno oramai era un esperto in materia, e riciclava a piene mani qualunque fiaba o frammento di sogno gli venisse in mente: sia che si trattasse di una pastorella,   di una contadina, o di una qualsiasi fanciulla, bastava dicesse che in realtà era una principessa. 
Non era necessario né il principe né il castello né la corona per renderla più credibile. Se il nonno aveva detto che si trattava di una principessa, allora non c’erano  dubbi. Anche lo sviluppo della storia non era poi così importante. Penso  che il nonno non sapesse esattamente  dove sarebbe andato a parare – in un bosco, in un castello incantato, tra le fauci di un drago? Chissà… -  e che non avesse nemmeno la più pallida idea di come le principesse fossero solite trascorrere le loro interminabili giornate; probabilmente erano proprio le domande insistenti della nipote a trarlo dall’impiccio: com’era? Era bella? (Domanda facile con risposta scontata!) Dove stava andando? Che abito indossava?

Chi era solito vederlo seduto accanto alla Mora all’ora della mungitura, o sotto il peso della cesta carica di fieno, non avrebbe minimamente sospettato di trovarsi di fronte ad un grande esperto di principesse. Chiunque gli avrebbe chiesto consigli sulla preparazione del formaggio, sulla temperatura della cantina di pietra, su come preparare gli impacchi di arnica per alleviare gli strappi muscolari; persino il Conte Ermenegildo si fermava volentieri a parlare con lui, per il puro piacere di una conversazione serena. Ma  nessuno, davvero nessuno – neanche la nonna -  gli avrebbe mai chiesto di parlare di principesse e di farsi spiegare come scegliere i sogni. Questa sua capacità segreta forse derivava da un dettaglio legato al suo giorno di nascita: il 29 di Febbraio.  Per ben tre anni di seguito, nella notte tra il 28 febbraio e il primo di marzo, penso che per qualche ora gli fossero concessi poteri speciali, e che davvero il mondo dei sogni per lui non avesse segreti. 



Il Monte Terlo, lungo il sentiero da Camandona al Bocchetto Sessera

Nonostante la sua media statura, probabilmente avrebbe avuto l’aspetto di un venerabile saggio, con i capelli d’un magico bianco argentato…se la nonna – persona pratica e  sbrigativa. – non gli avesse regolarmente tosato il capo quasi a zero. Ma  lui di questo era contento. Penso che il suo motto fosse “quello che fa la nonna è sempre ben fatto”, che era anche una splendida dichiarazione d’amore.
Il nonno non aveva studiato – ai suoi tempi l’istruzione era un privilegio per pochi. 
 Le uniche poesie che avesse mai ufficialmente sentito erano quelle recitate dalla nipotina a Natale e a Pasqua, semplici filastrocche imparate alle scuole elementari. Ma le poesie, anche quelle non ancora stampate, non ancora immortalate sulla carta dall’inchiostro tra sbagli e correzioni, sono già tutte scritte e fluttuano ad un passo da noi. Sono lì, a disposizione di tutti. Basta alzare quel velo leggero e invisibile che ci separa dai sussurri degli angeli, ed eccole lì, già pronte. E’ sufficiente sedersi ad ascoltare. Il nonno lo sapeva. Subito magari non capiva cosa fossero quelle parole un po’ bizzarre, apparentemente così estranee alla vita del prato, dove c’erano i fiori, sì, ma c’era anche il mucchio di letame, e l’erba da falciare in salita, e la coda della Mora infastidita dalle mosche – che lo colpiva in faccia proprio mentre lui cercava di mungerla. Ma sono certa che lui sapesse, ad un certo punto, il significato di quelle parole.

A pensarci bene, avrei dovuto accorgermene già tanto tempo fa, ma ero troppo piccola per poterlo fare.
“Ciao, nonno!...perché piangi?” gli dissi un mattino in cui lo sguardo limpido gli brillava più del solito. Il nonno si commuoveva spesso, ma apparentemente quel giorno non c’erano ragioni speciali per commuoversi. Non avevo recitato filastrocche. Non avevo annunciato  un bel voto preso a scuola. La Mora aveva prodotto la consueta quantità di latte. La nonna si stava pettinando gli splendidi capelli ondulati. Era un mattino assolutamente ordinario. “Non sei contento di vedermi?”
“Certo, tesoro mio!”
“Allora non stai bene…”
“No, no, è tutto a posto”.
“E allora perché queste lacrime…”
“Ti ricordi quando ti ho detto che tutti noi abbiamo un tesoro, non solo le regine nei loro fantastici castelli?”.
“Certo. Mi hai anche detto che anch’io posso diventare una principessa se saluto educatamente le persone con un sorriso”.
“Sì, ma prima devi conoscere altri segreti. Il segreto dei sorrisi…e quello  delle lacrime buone”.
“Sono pronta ad ascoltare”.
“Devi sapere, tesoro mio, che le lacrime in realtà sono delle piccole perle che tutti noi abbiamo nell’anima. In ognuna di esse è rinchiusa l’essenza delle mille sfumature dei nostri sentimenti…Ogniqualvolta ci capita qualche cosa di bello o di brutto – in ogni caso qualcosa di inatteso – i nostri pensieri si riversano nell’anima come un fiume in piena, smuovendo tutte le pietre e le perle che dormono tranquille sul fondo. Essendo le perle fragili e così vicine le une alle altre, si spezzano facilmente e liberano l’essenza preziosa custodita in ognuna di loro sottoforma…”
“…sottoforma di lacrime!”
“Proprio così. Vedo che mi segui. Qualche volta sono le pietre o le perle più grossolane a rompersi, per esempio quando facciamo i capricci”.
“Capita a noi bambini”.
“Non solo…Sai, purtroppo anche certi adulti fanno spesso i capricci, quando incolpano il mondo di qualsiasi cosa e non sono padroni di sé… ma quello che mi premeva dirti è che le lacrime non vanno associate a cause negative, come è opinione comune. Sono come una voce silenziosa che libera i sentimenti difficili da esprimere a parole. Vedi, per esempio, com’è limpido questo mattino d’inverno? Come brilla la poca neve sui prati e come sono ben definiti i colori delle montagne? E senti com’è frizzante e leggera l’aria…”
Chiusi gli occhi per sentirla meglio sulle guance e sul naso.
“E’ una carezza che ti fa sentire vivo, e per quanto fredda non è affatto sgradevole, anzi! Ti fa venir voglia di chiudere gli occhi al sole e poi di una buona cioccolata calda, densa…una coccola, non è vero?”
Annuii convinta. Era rasserenante stare ad ascoltare la sua voce.
“Ed è bello poter condividere tutto questo con te…Da un pensiero ne scaturisce un altro, e per descriverli tutti ci vorrebbero chilometri di parole e d’inchiostro, ed ancora qualche sfumatura sfuggirebbe comunque. Quando una gioia così grande ti scoppia nel cuore, ecco che le perle più fini e delicate si gonfiano fino a liberare il piccolo tesoro che contengono”.
“Hai spezzato per me le tue perle più pregiate…Grazie, nonno! E’ il regalo più speciale che io abbia mai ricevuto. Non lo dimenticherò mai”.
“Ricordati anche di non tenerle tutte per te…Regalale, e ne riceverai di nuove”.
“Non sono perle normali, sono magiche!”
“Sì, piccola mia. Non privarti mai di lacrime e sorrisi! Sono gli unici gioielli che ti manterranno bella sempre “ disse, mentre tutta le gocce  di neve sopra ai prati, il cielo e le poesie mai lette ma vissute brillavano nel chiarissimo azzurro dei suoi occhi.


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 Il Conte cui faccio riferimento nel racconto è l'imprenditore illuminato Ermenegildo Zegna (1892-1966), con  il quale il nonno aveva una foto di cui andava fiero... ma che si è persa chissà dove nei meandri della soffitta! O magari se ne è andata, nascosta in qualche  mobile venduto nel corso degli anni.
Ermenegildo Zegna

 











Ho "rubato" le immagini d'epoca ad una mostra tenuta a Casa Zegna a Trivero, alle porte dell'Oasi Zegna, un'area montana ricoperta di fiori grazie all'iniziativa del Conte.
La zona più pittoresca ed alla portata di tutti è la Conca dei Rododendri, spettacolare a maggio e visibile dalla strada "Panoramica" che da Trivero s'inerpica verso le varie "bocchette" (Stavello, Margosio, Luvera), attraversa la stazione sciistica di Bielmonte, conduce al Bocchetto Sessera e ridiscende verso la Valle Cervo. La fioritura della Conca non ha nulla da invidiare a quella del Parco della Burcina a Biella. L'area  è dotata di un'area attrezzata per picnic oltre che di un sentiero per disabili.
A me piace raggiungerla partendo dal Santuario della Brughiera e percorrendo il sentiero attraverso il bosco fino ai margini del Villaggio Residenziale; da lì si può proseguire lungo la strada asfaltata (che porta proprio ai piedi della Conca) o salire ancora lungo il sentiero che sale deciso e conduce verso l'area picnic (secondo me è l'alternativa migliore!). Ho scoperto questa via per aver partecipato ad una tappa del Cammino di San Carlo, iniziativa di un esperto di terra Biellese: Franco Grosso. I suoi libri sono un'ottima fonte per saperne di più sul territorio biellese e scoprirne i numerosi itinerari.
Sentiero dalla Brughiera alla Conca
Conca dei Rododendri - Oasi Zegna






I miei scatti non sono certo quelli del fotografo Mattias Klum...ma spero che vi abbiano fatto percepire  almeno in parte la poesia di questo valle fiorita!

Testo e fotografie di Enea Grosso

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